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  • » 25/06/2016, 10.13

    IRAQ

    Lo Stato islamico a Mosul: il lento genocidio delle donne cristiane e yazide



    Duraid Hikmat Tobiya, consigliere per le minoranze del governatorato di Ninive, conferma gli abusi e gli stupri ai danni di donne cristiane. Si tratta di “vittime individuali” e “singoli casi” rispetto agli abusi di massa sulle yazide. La decisione Onu di dichiarare il genocidio. E conferma di famiglie cristiane ostaggio dei miliziani.

     

    Baghdad (AsiaNews) - Lo Stato islamico ha commesso “violenze e abusi a sfondo sessuale” anche contro “donne cristiane”; tuttavia, a differenza di quanto avvenuto per le yazide, oggetto di stupri di massa, si tratta di “vittime individuali” e “singoli casi”. È quanto sottolinea ad AsiaNews Duraid Hikmat Tobiya, cattolico, già consigliere per le minoranze del governatorato di Ninive e membro della Hammurabi Human Rights Organization, che conferma i casi emersi nelle cronache internazionali delle scorse settimane. Per questo, aggiunge il leader cattolico, che dispone di una rete di informatori nei territori sotto il controllo dello SI, ha ancora più valore il “riconoscimento” da parte delle Nazioni Unite del “genocidio” commesso dai jihadisti contro gli yazidi (e i cristiani) perché certifica le violenze ed è “elemento di forza” per le minoranze nella loro lotta.

    Nei giorni scorsi hanno suscitato profonda eco e indignazione le parole di una donna cristiana irakena, fuggita da Mosul, roccaforte in Iraq dello Stato islamico, che ha descritto le violenze subite per mano jihadista. In una notte di prigionia, spiega nell'intervista all’emittente Usa FoxNews, la donna si è “sposata” e ha “divorziato” almeno nove volte, per fornire agli aguzzini una giustificazione religiosa degli stupri. “Mi hanno preso tutte le volte che hanno voluto” ha aggiunto, mantenendo l’anonimato per questioni di sicurezza.

    La donna, di circa 30 anni, ricorda in particolare uno dei suoi aguzzini, tale Farouk, che “era ossessionato da me” e che usava ripetere “mi piace la gente di Gesù”. Stupri e violenze erano preceduti, aggiunge, da cerimonie che si tenevano via telefono e durante le quali i leader religiosi radicali concedevano ai miliziani di turno il permesso di abusare di lei.

    Fra le milizie dello Stato islamico sarebbe inoltre in vigore una sorta di tariffario, all’interno del quale è specificato il costo degli “schiavi” in base a età, etnia o fede di appartenenza. Il prezzo massimo è per bambini fra uno e nove anni; donne e bambini sono chiamati “mercanzia” o “bottino di guerra” e ai jihadisti è fatto obbligo di rispettare il tariffario, quanti lo violano sono “giustiziati”.

    Con l’ascesa di Daesh [acronimo arabo dello Stato islamico] a Mosul e nella piana di Ninive “i cristiani e gli yazidi sono stati vittime di enormi sofferenze”, racconta Duraid Hikmat Tobiya; il leader cattolico è originario di Mosul e la sua casa (nella foto) è stata fra le prime a essere marchiata con la N di Nazareno [modo in cui i jihadisti chiamano con disprezzo i cristiani nei loro territori].

    Entrambe le comunità, aggiunge il consigliere per le minoranze del governatorato di Ninive, sono state oggetto di “espropri forzati, cacciate dalle proprie terre e orfani delle proprie case”. La maggior parte sono riusciti a fuggire, ma “ancora oggi vi sono 3500 donne yazide sotto il controllo di Daesh. A queste si aggiungono “alcune famiglie cristiane di Mosul, per un totale di circa 50 persone” ancora oggi “nelle mani dello Stato islamico”.

    Queste ultime “non sono riuscite a fuggire” due anni fa perché molte di queste persone “sono disabili, malate” e non è stato nemmeno possibile farle scappare in un secondo momento. Ancora oggi vivono “sotto Daesh pagando la tassa imposta ai non musulmani o si sono convertite [dietro pressioni] all’islam”, riferisce Duraid Hikmat Tobiya secondo cui “vi sono altre 150 cristiani, compresi bambini e famiglie, sequestrati e da tempo nelle mani dei jihadisti”.

    Il leader cattolico è favorevole alla nascita di territori speciali destinati alle minoranze, come il Sinjar per gli yazidi e la piana di Ninive per i cristiani, sotto la protezione di una coalizione internazionale con titolarità di mandato. Tuttavia, al momento il ritorno dei cristiani nelle loro terre “resta difficile”, aggiunge, perché anche in caso di completa liberazione “resterebbero delle cellule dormienti nell’area” pronte a colpire. E l’opera di pulizia “durerà molto a lungo”. “Daesh - conclude - ha commesso ogni tipo di crimine e ha causato l’arretramento del Paese”.

     

     

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