17/09/2013, 00.00
COREA DEL SUD
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Lo scandalo dei Servizi corrotti “riporta a Seoul lo spettro della dittatura”

di Joseph Yun Li-sun
La Chiesa cattolica, insieme ai protestanti e ai buddisti won, continua la sua protesta pubblica contro i servizi segreti: questi sono accusati di aver manipolato le ultime elezioni presidenziali e di tenere il Paese in una “casa di vetro”, sotto continua sorveglianza. Una fonte cattolica ad AsiaNews: “Ascoltiamo l’invito del Papa a interessarci della politica. Reagiremo con tutti i mezzi a disposizione”.

Seoul (AsiaNews) - La popolazione sudcoreana "vive in una situazione che sembra averla riportato indietro di 30 anni. Non esiste più la privacy personale, non c'è certezza del diritto, non c'è fiducia nella politica. Dobbiamo ascoltare con attenzione le parole pronunciate ieri da papa Francesco: i cattolici non devono disinteressarsi della cosa pubblica. Ecco perché dobbiamo reagire a queste interferenze intollerabili". A parlare con AsiaNews è una fonte cattolica, che chiede l'anonimato per motivi di sicurezza.

Nelle ultime settimane la Chiesa della Corea del Sud ha lanciato un manifesto di protesta contro le interferenze del Nis (National Intelligence Service), i servizi segreti di Seoul: questi sono accusati di aver manipolato le ultime elezioni presidenziali, vinte per un soffio dalla candidata conservatrice Park Geun-hye contro il democratico cattolico Moon Jae-in: "Tutte le 15 diocesi del Paese hanno appoggiato il Manifesto, che è stato firmato dalla stragrande maggioranza dei sacerdoti e delle religiose. Aspettiamo anche un pronunciamento da parte della Commissione episcopale Giustizia e Pace".

Sulla questione dibatte anche la società civile, che da sette settimane organizza veglie e manifestazioni di protesta contro le ingerenze del Nis davanti alla sua sede e a quella del Saenuri, il Partito conservatore. Alle manifestazioni prendono parte i cattolici, i protestanti e i buddisti won, la maggioranza del Paese: tutti chiedono le dimissioni dei vertici del Nis, le scuse dell'amministrazione per i brogli e lo smantellamento del sistema di sorveglianza che "ha riportato il Paese ai tempi della dittatura militare". La scorsa notte un incontro fra il presidente sudcoreano Park Geun-hye e il leader dei democratici Kim Han-gil, convocato per trovare una soluzione condivisa allo stallo politico, si è concluso con un nulla di fatto.

Il Nis, spiega la fonte di AsiaNews, "ha formato tanti specialisti per 'bombardare' i cittadini con sms e mail per indirizzare il voto delle presidenziali. Hanno accusato Moon di essere a favore della Corea del Nord citando 'indagini interne' e terrorizzando gli anziani, hanno eliminato i candidati minori minacciando inchieste e indagini fiscali, hanno compiuto spionaggio e frodi elettorali a favore del Saenuri e contro i democratici. Sono tornati i metodi della dittatura, nel Paese ne siamo convinti tutti".

Da parte sua, la Park ha negato ogni coinvolgimento nella vicenda e ha chiesto all'opposizione di interrompere le proteste e tornare in Parlamento per discuterne. Ma la proposta "è falsa, dato che il Nis continua i suoi raid contro chiunque sia contro la linea ufficiale. L'ultimo esempio è quello del, Procuratore generale del Paese. È una brava persona che ha iniziato a investigare per chiarire queste accuse: prima ha ricevuto minacce di morte, poi è finito in uno scandalo sessuale. Il Nis ha dichiarato che Chae avrebbe avuto un figlio da una prostituta: lui ha negato, lei ha negato, ma il ministero della Giustizia ha aperto un'indagine". Lo scorso venerdì il Procuratore ha offerto le sue dimissioni e ha dichiarato: "Spero di essere l'ultima persona a finire in una tortura di questo tipo".

In tutto questo, conclude la fonte, "la Chiesa non rimarrà ferma a guardare. Abbiamo intenzione di seguire ogni strada per raggiungere la verità e impedire al popolo di finire in una 'casa di vetro' sotto gli occhi dei servizi segreti".

 

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