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  • » 07/03/2006, 00.00

    cina

    Ma sulla religione gli iscritti contestano il Partito comunista cinese



    Un dibattito interno sulla direttiva antireligiosa del PC del Liaoning mostra il profondo dissenso di coloro che ritengono loro diritto aderire ad una fede e giudicano positivo l'effetto della religione sulle persone.

    Pechino (AsiaNews) – Il Partito comanda e i suoi iscritti contestano. Sembra questa la conclusione del dibatto interno suscitato dal diktat del Comitato centrale del PC del Liaoning contro l'adesione di membri del Partito ad una fede religiosa. AsiaNews è venuta in possesso di una serie di interviste interne, fatte a rappresentanti del governo, personalità del partito, di ditte statali e non o semplici iscritti.

    Il documento riporta le affermazioni del Partito alle quali seguono i commenti degli iscritti.

    "C'è una battaglia contro l'influenza di opinioni e azioni che possono diminuire la purezza del Partito. In questa battaglia il Partito crede che la religione è un problema grave, che non può essere ignorato. Va sottolineato di nuovo l'ateismo comunista e il materialismo storico dialettico.

    Liu Fuan, uno dei responsabili del PC di una grande ditta statale. Io non credo in nessuna religione e non ho alcun interesse verso la religione. Ma questo documento sa di passato e non corrisponde alla mentalità attuale dei comunisti. Nei comunisti ci sono opinioni diverse: il miglioramento della qualità dei comunisti va realizzato attraverso l'educazione. Ma non è combattendo le religioni, come dice il documento. Non è più tempo di parlare di conflitto di classe. Quanti comunisti fanno ancora parte della classe dei lavoratori? Io sono responsabile di partito, ma sono anche dirigente di una ditta, non appartengo più alla classe operaia e diversi altri membri del partito hanno posti importanti o sono soci delle compagnie. Perfino nella propaganda televisiva statale, si indica la superiorità dei comunisti indicandoli come coloro che sono diventati ricchi prima degli altri. E anche questi non sono della classe operaia. Per questo i comunisti non sostengono più né la lotta di classe, né il materialismo storico, perché non ha più alcun significato.

    Hu Zhong Heng, poliziotto. Ci sono tanti comunisti che si comportano male. Per esempio, anche se il governo arresta tanti corrotti, ce ne sono sempre di più e si trovano modi sempre più raffinati di corruzione. Da questo si vede che l'educazione comunista è fallita. Al contrario la fede religiosa può dare alla persona una grande moralità. Anche per quanto riguarda crimini e violenze, tra chi li commette non ci sono mai fedeli di qualche religione. Se tra i comunisti ci saranno più credenti, sarà utile per la purezza del comunismo.

     

    I comunisti sono cittadini, ma non sono cittadini comuni, perché sono l'avanguardia della classe lavoratrice. La costituzione del Partito dice che i comunisti devono battere gli ideali del capitalismo e del feudalesimo e tutti quelli che non sono del proletariato. Nessuno può negare che la religione è un pensiero non proletario e allora come possono i comunisti andare a 'sporcarsi con loro'?

    Han De Xiang, dirigente provinciale del Partito. Possiamo ancora dire che i comunisti sono  l'avanguardia della classe lavoratrice cinese? I disoccupati sono operai, i leader sono intellettuali. Nel documento si parla dei pensieri che non sono del proletariato, per dire cose che non sono buone. Ma adesso noi stiamo risuscitando il ritorno all'antica moralità popolare della Cina, così come riportato nel pensiero di Confucio. Ma quanti pensieri di tipo confuciano si possono definire proletari?

    Wang Hui Wen, responsabile del partito in una università. Attualmente ci sono tante università che hanno aperto istituti per lo studio delle religioni. Lo scopo è elevare il grado di moralità e quindi la qualità della vita della nazione. La civiltà occidentale è molto influenzata dalla religione cristiana, noi abbiamo bisogno di studiarlo, per elevare l'avanzamento dei membri del Partito. Ma tutti questi sono pensieri non del proletariato, e quando parliamo di pensieri non del proletariato parliamo di pensieri che non sono sani, ma sono corrotti.

     

    Alcuni comunisti credono in una religione, altri cercano di correggerli, ma Lenin dice la religione è un affare privato. E non puoi intervenire su questo punto. Lenin però ha detto anche un'altra frase, che per il partito della classe lavoratrice socialista, le religioni non sono un fatto privato e dal nostro punto di vista la lotta per il cambiamento di mentalità è compito di tutto il partito, di tutta la classe lavoratrice.

    Yang Li Min, dirigente di una grande impresa statale. Ciò che credi nel cuore è un fatto privato. Nella nostra società ci sono alcuni lavoratori che sono credenti e anche tra loro ci sono dei comunisti. Quando ne parliamo nel comitato tutti siamo d'accordo che è una cosa privata e che non dobbiamo intervenire. I lavoratori credenti sono persone che da tutti i punti di vista rispondono alle nostre aspettative.

    Li Li Jun, donna capo ingegnere in un'industria statale. Cosa l'uomo pensa nel profondo del cuore è una cosa privata ed è difeso dalla legge. L'essere entrato nel partito non gli fa perdere un diritto fondamentale di ogni cittadino. In passato il partito ci costringeva a scrivere rapporti sul nostro modo di pensare. Posso dire che tutto quello che abbiamo scritto sono falsità. Cosa ti importa di quello che io ho nel cuore?

    Wang Hu, direttore di una ditta privata. In passato la cosa che mi piaceva meno erano i quadri del partito: se facevi qualcosa che non gli piaceva, subito la scrivevano, la analizzavano e finiva nella tua scheda personale. Questo incideva sulla tua carriera. Nella mia scheda c'è ancora scritto che durante la Rivoluzione culturale mia madre disse: "quello che noi mangiamo adesso, un tempo lo mangiavano i maiali". Dicevamo che i quadri del partito vivevano di politica, facendo male agli altri. Questo articolo mi fa scoprire che questo tipo di persona esiste ancora, vivono solo di politica. Io non sono un credente, ma penso che chi ha una fede abbia degli aspetti buoni e questo ha delle ricadute di pace nella società.

    Sun Jia Ping, lavoratore. E' ormai finito il tempo nel quale si usavano Marx e Lenin per spaventare gli altri. Se tu impedisci agli altri di credere, quelli crederanno in segreto. Io sono un cristiano protestante e frequento una chiesa sotterranea. Non c'è bisogno che il partito mi espella, se il capo della sezione non fosse un mio amico, io sarei già uscito.

    Guo Jian Ping, professore dell'Alta scuola di partito. Tanti teorici comunisti hanno criticato i pensieri di Lenin e noi non parliamo più di marxismo-leninismo, ma solo di marxismo. Una volta noi definivamo la nostra direzione politica dicendo che era secondo il pensiero di Marx e di Mao. Adesso non lo diciamo più, perché in realtà non è più secondo queste direttive ideologiche. Tra i membri del partito c'è il fenomeno di persone credenti. Per risolvere questo problema, alcuni professori universitari di sociologia hanno istituito dipartimenti per studiare e risolvere il problema. Dieci anni sono già passati, ma il numero di comunisti credenti non solo non è diminuito, ma è aumentato molto. Penso che il partito deve affrontare questa realtà: forse è meglio dare ai membri del partito il permesso di essere credenti. Quanto cose antiche conserviamo del marxismo? Ne possiamo scartare di più.

    Xin Zhen Zhong, ingegnere. Il partito ha sempre voluto controllare il pensiero delle persone, ma ha sempre fallito. Puoi ordinare alla gente di non parlare, ma non puoi impedirgli di pensare. Credere ad una religione è una cosa legata al pensare. Attraverso i mezzi della politica non si può risolvere questo problema: l'unica conseguenza è che i membri credenti del partito si rivolgono alle chiese sotterranee.

    (Traduzione dal cinese a cura di AsiaNews)

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