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  • » 25/10/2010, 00.00

    CINA - GIAPPONE

    Mar Cinese Orientale: cresce il confronto navale tra Tokyo e Pechino



    Ieri la marina giapponese ha trovato due pescherecci cinesi presso le conteste isole Senkaku e li ha seguiti. Nei due Paesi aumentano le proteste nazionaliste. Le diplomazie cercano una soluzione, ma intanto entrambi i Paesi non abbandonano la zona.

    Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Protesta ufficiale del Giappone verso la Cina per due navi da pesca trovate ieri notte presso le Isole Senkaku (per i cinesi Diaoyu) nel Mar Cinese Orientale, contese con Pechino. Intanto nazionalisti dei due Paesi scendono in piazza e invitano i rispettivi governi alla massima rigidità.

    Yoshito Sengoku, Segretario capo del Gabinetto giapponese, ha detto oggi che “ieri notte verso le ore 9 pomeridiane una nostra nave guardacosta ha intercettato [le due barche] e le ha seguite finché hanno lasciato la zona e fatto rotta a nord verso la Cina”. “Abbiamo mosso protesta in via diplomatica”.

    Ne giorni scorsi frange nazionaliste sono scese in piazza e hanno protestato in entrambi i Paesi. Ieri in Cina ci sono state dimostrazioni con slogan antigiapponesi e l’invito a boicottarne i prodotti. Su internet in Cina sono numerosi i commenti e le proteste antigiapponesi. A Gansu (Lanzhou) la polizia è dovuta intervenire per disperdere oltre 200 persone che chiedevano una linea più dura verso Tokyo

    I rapporti tra i due Paesi attraversano il peggior momento da anni, dopo che a settembre un guardacosta giapponese ha arrestato il capitano di un peschereccio cinese - trovato nella zona - che ha cercato di speronarlo. Pechino ha avanzato proteste ufficiali e innescato una serie di ritorsioni, fino a che il Giappone lo ha rilasciato. Ma occorre risolvere il problema della sovranità delle Isole, disabitate, ma rivendicate da entrambi gli Stati (come pure da Taiwan) perché molto pescose e forse ricche di energia.

    A ottobre più volte la Cina ha mandato navi nella zona per “proteggere i diritti legali dei pescatori cinesi”, anche se i due Paesi hanno finora evitato contatti diretti tra le due marine. A propria volta le navi giapponesi operano una “continua sorveglianza”.

    Comunque entrambi i Paesi lavorano per trovare una soluzione diplomatica. Ma Zhaoxu, portavoce del ministro cinese degli Esteri, ha scritto sul sito web del ministero l’aspettativa “che il Giappone lavori con noi in uno sforzo congiunto per mantenere e portare avanti la relazioni strategiche bilaterali con reciproci benefici”.

    Intanto Tokyo ha inviato nella zona una nave con apparecchiature di rilievo sismico per vedere se Pechino sta cercando giacimenti di gas nella zona contesa.

    Peraltro la Cina ha sempre detto che non intende discutere questioni riguardanti la propria “integrità territoriale”. Mentre il premier giapponese Naoto Kan ha detto ieri che, per ragioni di sicurezza regionale, “occorre mantenere pronte la forze di difesa per potere subito affrontare qualsiasi situazione”.

    Il Giappone, inoltre, protesta che la Cina ha diminuito la vendita delle terre rare, di cui ha la quasi esclusiva mondiale, e che sono essenziali per l’industria elettronica giapponese.

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