05/05/2014, 00.00
FILIPPINE - STATI UNITI - CINA
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Mar Cinese meridionale: Manila e Washington giocano alla guerra per contrastare Pechino

Filippine e Stati Uniti hanno iniziato le esercitazioni militari annuali congiunte; impegnati 2.500 soldati americani e 3mila colleghi filippini. Previsti test di armamenti, sbarchi a terra e test dei sistemi di sorveglianza marittima. Ministro filippino spiega: addestramento necessario per fronteggiare le sfide di vicini “aggressivi”.

Manila (AsiaNews/Agenzie) - Filippine e Stati Uniti hanno avviato la consueta esercitazione militare annuale congiunta, a pochi giorni dalla dichiarazione di sostegno di Barack Obama a Manila, da tempo ai ferri corti con Pechino per le dispute territoriali. Teatro dei giochi di guerra, che vedono impegnati 2.500 soldati americani e 3mila colleghi filippini, è la provincia di Zambales, a nord di Manila e affacciata sul mar Cinese meridionale. Il tenente colonnello Ramon Zagala, portavoce dell'esercito filippino, afferma che verranno testati armamenti, vi saranno operazioni specifiche di ricerca e recupero, oltre che azioni in risposta a potenziali crisi umanitarie. Sono inoltre previsti test specifici sui sistemi di sorveglianza marittima e sbarchi sulla terraferma. 

Il ministro filippino degli Esteri Albert del Rosario precisa che l'addestramento durerà 10 giorni e servirà proprio a fronteggiare le sfide avanzate da vicini "aggressivi", che intendono "modificare lo status quo". Pur senza menzionare in modo diretto la Cina, emerge in modo chiaro l'accusa verso il gigante asiatico che da tempo avanza pretese su porzioni sempre più ampie di mare fonte di tensione con altre nazioni dell'area, fra cui Filippine e Vietnam. Egli parla di rivendicazioni marittime e territoriali "ampie ed estese", che "minano nel profondo lo Stato di diritto". E aggiunge che le esercitazioni militari congiunte con Washington, meglio note come Balikatan (Spalla a Spalla, ndr) aiuteranno le Filippine a migliorare l'abilità "nell'affrontare queste sfide". 

Il 28 aprile scorso, in concomitanza con la visita di Barack Obama nelle Filippine, Manila e Washington hanno firmato un accordo di cooperazione militare, che autorizza una maggiore presenza di truppe statunitensi nel Paese del Sud-est asiatico. In sintesi, essa avrà una durata di 10 anni e garantirà un migliore accesso all'alleato americano a porti, basi militari e dell'aviazione sul suolo filippino. Al contempo le truppe statunitensi forniranno addestramento all'esercito di Manila e sostegno logistico. Tuttavia, la presenza di truppe straniere sul suolo filippino è fonte di contrasti, anche accesi. Nelle scorse settimane il vescovo ausiliare di Manila mons. Broderick Pabillo ha sottolineato che "il sostegno di Washington alle Filippine contribuisce a "peggiorare" le contrapposizioni con la Cina.

Ad acuire il fronte di scontro, la decisione del governo filippino di presentare un'istanza - depositata il 30 marzo scorso - al tribunale delle Nazioni Unite, in cui illustra i propri diritti e definisce "illegale" e "irrazionale" la cosiddetta "lingua di bue" usata da Pechino per marcare il territorio. La denuncia è inserita all'interno di un faldone di oltre 4mila pagine e contenente più di 40 mappe nautiche. Le autorità di Manila si basano sulle direttive tracciate dalla Convenzione Onu sui mari (Unclos), secondo cui la Cina non può oltrepassare le 200 miglia di Zona economica esclusiva (Eez) e interferire nei propri diritti legittimi. Il governo cinese rilancia il principio delle trattative bilaterali per dirimere la questione e ricorda la propria posizione di forza e di predominanza nella regione Asia-Pacifico.

Nel Mar cinese orientale la Cina lotta da tempo col Giappone per la sovranità sulle isole Senkaku/Diaoyu; con le Filippine lotta per le Scarborough Shoal. Nel Mar Cinese meridionale Pechino si vuole arrogare la sovranità delle Spratly e delle isole Paracel, oggetto di rivendicazioni territoriali dei governi di Vietnam, Brunei, Filippine, Malaysia e Taiwan. L'egemonia riveste un carattere strategico per il commercio e lo sfruttamento di petrolio e gas naturale nel fondo marino, in un'area strategica per il passaggio dei due terzi dei commerci marittimi mondiali. Le isole, quasi disabitate, sono assai ricche di risorse - petrolio e gas naturali - e materie prime. La controversia interessa a vario titolo anche India, Australia e Stati Uniti, con interessi contrapposti e alleanze incrociate che fanno della regione Asia-Pacifico uno dei punti più caldi a livello geopolitico.

 

 

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