24/10/2013, 00.00
FILIPPINE – CINA
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Mar Cinese meridionale: Manila ritratta le accuse di “imperialismo” a Pechino

Il presidente filippino Aquino ritira le affermazioni secondo cui la Cina è intenzionata a edificare sulle Scarborough Shoal, un gruppo di isole contese. Un cambio di rotta repentino, che rischia di minare la credibilità dell’esecutivo da tempo ai ferri corti con Pechino. Nei giorni scorsi breve faccia a faccia fra Aquino e il premier cinese Li Keqiang.

Manila (AsiaNews/Agenzie) - Manila ha ritrattato le accuse secondo cui Pechino stava iniziando l'opera di costruzione di alcuni edifici su un gruppo di isole contese nel Mar Cinese meridionale, rivendicandone di fatto la proprietà. Per il governo filippino si tratta di una marcia indietro repentina e imbarazzante nella vicenda delle Scarborough Shoal, che rischia di mettere in crisi la credibilità e l'autorevolezza dell'esecutivo guidato dal presidente Benigno "Noy Noy" Aquino. Un passo indietro che rischia di aprire un nuovo capitolo nelle relazioni - da tempo ai minimi - fra i due Paesi, al centro di una contesa nella regione condita da scambi di accuse e minacce di denunce che hanno lambito il palazzo delle Nazioni Unite.

In passato il capo di Stato filippino ha più volte puntato il dito contro Pechino, accusata di inviare navi alle Scarborough Shoal (le Huangyan per Pechino), un gruppo di atolli situati fra l'isola di Luzon e le isole Zhongsha, nel Pacifico, cariche di blocchi di cemento. Secondo la tesi di Manila, il materiale sarebbe servito per costruire edifici e legittimare in questo modo le rivendicazioni territoriali con opportuni avamposti sul territorio.

Oggi Benigno Aquino ha ritrattato le precedenti affermazioni, sottolineando che i blocchi erano "molto vecchi", lì da tempo e "non costituiscono affatto un fenomeno nuovo". Egli ha inoltre aggiunto che "non sembrano fornire alcuna ragione di ansia", in merito a una possibile politica espansionista della Cina nell'area. Da ultimo, il presidente ha rivelato un incontro due settimane fa col premier cinese Li Keqiang nel Brunei, a margine di un summit internazionale. Sulle dispute territoriali "rimaniamo ciascuno sulla propria posizione" ha detto, ma "almeno abbiamo parlato".

Nel settembre scorso Pechino aveva reagito con durezza alle parole di Voltaire Gazmin, ministro filippino della Difesa, secondo cui imbarcazioni cinesi stavano trasportando blocchi di pietra sulle isole "preludio a una edificazione". E pur avendo registrato frizioni con diverse nazioni, sono proprio le Filippine ad aver accusato in modo aperto e diretto la Cina e il progetto espansionista nella regione Asia-Pacifico. In quei giorni le polemiche avevano raggiunto il punto più alto, tanto da spingere il presidente Aquino a cancellare un viaggio ufficiale al China-Asean Expo nel Guangxi, in cui le Filippine erano "ospite d'onore".

Fra le nazioni della regione Asia-Pacifico, la Cina è quella che avanza le maggiori rivendicazioni in materia di confini marittimi nel mar Cinese meridionale. Le isole Spratly e Paracel, quasi disabitate, sono assai ricche di risorse e materie prime. L'egemonia nell'area riveste un carattere strategico per il commercio e lo sfruttamento di petrolio e gas naturale nel fondo marino. A contendere le mire espansionistiche di Pechino vi sono il Vietnam, le Filippine, la Malaysia, il sultanato del Brunei e Taiwan, con gli Stati Uniti che muovono da dietro le quinte per contrastare l'imperialismo di Pechino in un'area strategica, di passaggio per i due terzi dei commerci marittimi mondiali. 

 

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