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  • » 14/06/2017, 14.55

    FILIPPINE

    Marawi, l’esercito filippino promette: ‘Non bombarderemo moschee’



    I leader religiosi musulmani sollecitati a dissuadere i Maute dall’usare i luoghi di culto come postazioni militari. Quattro dei 96 quartieri della città restano nelle mani degli islamisti. L’Isis pubblica il video dell’esecuzione di sei cristiani.

    Zamboanga (AsiaNews/Agenzie) – Le forze armate delle Filippine (Afp) si impegnano a non bombardare le moschee occupate dagli estremisti islamici nella città di Marawi, ma hanno sollecitato i leader religiosi musulmani a dissuadere i guerriglieri Maute dall’usare i luoghi di culto come postazioni militari per i loro attacchi. Intanto l’Isis ha diffuso il video dell’esecuzione di sei cristiani tenuti come ostaggi.

    In un comunicato stampa di ieri, i vertici militari hanno promesso di rispettare luoghi di culto e  gli altri siti del patrimonio culturale della città: “L'Afp farà tutto il possibile per proteggere e conservare questi luoghi. Chiediamo ai nostri leader religiosi di ogni fede di invitare tutte le parti a fare altrettanto”.

    Poche ore prima un portavoce militare di Mindanao aveva affermato che, poiché i terroristi hanno trasformato le moschee in snodi logistici e postazioni per i cecchini, i militari sono costretti a prender di mira gli edifici nei loro attacchi aerei. L’Afp ha smentito con forza le affermazioni e ha rassicurato “i musulmani che non scenderà al livello dei terroristi, che dissacrano i luoghi di culto per spingere le forze di sicurezza a rispondere in tale maniera alle loro violente attività”.

    Nel frattempo proseguono a rilento le operazioni militari per liberare Marawi dall’occupazione jihadista dei Maute, cominciata lo scorso 23 maggio. Dopo una serie di scadenze disattese, il gen. Restituto Padilla, portavoce dell’esercito, ha dichiarato ieri che non verrà più stabilita alcuna data. In precedenza, l'Afp aveva fissato il 2 giugno come termine ultimo per la vittoria sui terroristi, per poi rimandarla al 12 giugno, giorno dell’Indipendenza filippina. In un briefing presso il Palazzo presidenziale, Padilla ha detto ai giornalisti: “Ci assicureremo di essere in grado di eliminare qualsiasi elemento armato ancora attivo. Ciò potrebbe richiedere tempo”.

    Il portavoce dell’esercito ha rivelato che solo quattro dei 96 quartieri di Marawi restano nelle mani dei Maute: Marinaut, Lulut, Mapandi e il distretto commerciale di Bongolo. Essi costituiscono circa il 20% dell’intera città. L’ufficiale ha poi affermato che le forze armate procedono in maniera “molto cauta” nelle loro operazioni per evitare il coinvolgimento di civili innocenti, usati dai terroristi come scudi umani. Padilla ha infine riportato che il numero dei guerriglieri islamisti che ancora combattono a Marawi è sceso a circa 100, dai 400-500 che lo scorso 23 maggio hanno attaccato la città.

    Attraverso Amaq, sua agenzia di stampa, lo Stato islamico (Is) ha dichiarato lo scorso 12 giugno che le forze filippine “hanno completamente fallito” nella riconquista del capoluogo del Lanao del Sur: “I combattenti dell’Is sono presenti in più di due terzi di Marawi e stringono alla gola l'esercito filippino,  incapace di mantenere il controllo della situazione”. Un video pubblicato ieri sul profilo Telegram dell’agenzia mostra l'esecuzione di sei cristiani da parte dei terroristi. Non è ancora chiara l’identità delle vittime o quando questi uomini sarebbero stati uccisi.

    Il gruppo terroristico detiene ancora oltre 250 ostaggi, soprattutto cristiani e tribali. Ancora non si hanno notizie di p. Teresito “Chito” Suganob, fatto prigioniero presso la cattedrale cattolica di Marawi, dissacrata nelle prime ore dell’attacco insieme ad altre 14 persone.

    I soccorritori hanno dichiarato che molte delle centinaia di persone ancora intrappolate nei combattimenti stanno ora morendo di fame. I volontari cercano di estrarre i civili attraverso “corridoi di pace”, ma in molti optano per rimanere nascosti piuttosto che rischiare di essere scoperti e giustiziati dai militanti islamici. Alcuni abitanti della città, riusciti a fuggire, dichiarano che i jihadisti sono soliti interrogare i civili sulla loro confessione religiosa e cercano di individuare i cristiani, loro preda preferita.

    Nella quarta settimana di scontri a Marawi, il conto delle vittime accertate tra i civili è salito a 26. I morti tra i soldati e le forze di polizia sono 58, mentre i guerriglieri uccisi sono 202.

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