02/11/2010, 00.00
RUSSIA - GIAPPONE - CINA
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Medvedev alle Curili e il Giappone richiama il suo ambasciatore a Mosca

Ieri il presidente russo ha visitato le Isole, contese tra i due Paesi, suscitando una durissima reazione di Tokyo. Mosca insiste che si tratta di territorio russo. Intanto non si placa la polemica tra Tokyo e Pechino per le Isole Senkaku.

Tokyo (AsiaNews/Agenzie) – Il Giappone richiama il proprio ambasciatore dalla Russia in protesta contro la visita che il presidente russo Dmitry Medvedev ha fatto ieri sull’Isola Kunashir (nella foto), Isole Curili Meridionali, contese tra i due Paesi. Oggi, infatti, il ministro giapponese degli Esteri Seiji Maehara ha annunciato la “temporanea” decisione di “richiamare l’ambasciatore giapponese in Russia”.

Il premier Naoto Kan ha definito “molto incresciosa” la visita su isole che Tokyo ha sempre indicato di considerare territorio giapponese.

Le Curili sono molto pescose e considerate ricche di giacimenti di petrolio, gas, oro e argento. Sono a soli 10 chilometri dall’Isola giapponese Hokkaido ma anche vicine a territori russi. Sotto il controllo della Russia dalla fine della Seconda guerra mondiale, sono state molto trascurate dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Nel 1956 Mosca aveva offerto la restituzione delle due più piccole delle 4 isole, ma i colloqui si erano poi arenati. Questa disputa ha finora impedito che Russia e Giappone firmino il trattato di pace per la fine formale della Guerra mondiale. Tokyo si aspettava di intavolare una trattativa nel summit Asia-Pacifico di metà novembre in Giappone.

Medvedev, oltre a visitarle, ha annunciato iniziative per migliorare il basso tenore di vita degli abitanti, con la costruzione di nuove case e l’invio di maggiori merci.

A Mosca il ministro russo degli Esteri Sergey Lavrov ha a propria volta definito “inaccettabili” le reazioni nipponiche perché Medvedev “ha visitato un territorio russo”.

Yoshito Sengoku, segretario capo di Gabinetto, ha comunque confermato in conferenza stampa che “i colloqui bilaterali [nel vicino summit] saranno tenuti”.

Banri Kaieda, ministro giapponese dell’Economia, ha espresso “preoccupazione per le conseguenze economiche” tra i due Paesi, che “hanno profondi legami per lo sviluppo di risorse naturali e per l’energia”. Peraltro esperti economici ritengono che i rapporti tra i due Stati siano troppo saldi per potersi avere contraccolpi di rilievo. Comunque gli scambi con la Russia sono molto inferiori rispetto a quelli con la Cina, che nel 2009 è diventato il 1° partner commerciale del Giappone.

Intanto prosegue la polemica tra Cina e Giappone per le Isole Senkaku (per i cinesi Diaoyu) nel Mar Cinese Orientale. Oggi Ma Zhaoxu, portavoce del ministro cinese degli Esteri, ha ribadito sul sito web del ministero che “la disputa tra Cina e Giappone circa le Isole riguarda solo i due Paesi” e non terzi come gli Stati Uniti, che hanno più volte affermato di essere coinvolti in quanto i trattati di sicurezza Usa-Giappone sono applicabili anche a tali territori.

Pechino non appare intenzionata ad abbassare i toni: il giornale statale cinese Global Times ieri ha qualificato Maehara “un estremista”, “la persona sbagliata per rappresentare il Giappone nei rapporti internazionali” e lo ha accusato di avere rovinato l’incontro tra i premier dei due Stati organizzato lo scorso fine settimana durante il summit delle Nazioni del Sudest asiatico a Hanoi. L’incontro era stato annullato (ma i premier si sono comunque incontrati e hanno concordato di “proseguire gli sforzi per promuovere relazioni strategiche e di reciproco beneficio”) dopo le dichiarazioni rilasciate dalla Segretaria di Stato Usa Hillary Clinton, circa l’interesse degli Usa nella controversia, dopo un suo incontro con Maehara. Inoltre Maehara aveva definito “isteriche” alcune reazioni cinesi all’arresto del capitano di un peschereccio cinese il 7 settembre presso le isole contese: commento definito “il più offensivo di un governo giapponese da uno o due decenni”.

A sua volta Tokyo ha diffuso ieri un video che mostra il peschereccio cinese che il 7 settembre cerca in modo intenzionale di speronare le navi vedetta giapponesi, per confermare di non avere dato causa all’incidente.  

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