15/09/2004, 00.00
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Migliaia di dissidenti bastonati ed arrestati prima del Congresso

Pechino (AsiaNews/Agencies) – Gruppi di protesta e in difesa dei diritti umani accusano la Cina di aver accresciuto la repressione contro dissidenti e manifestanti prima del congresso del Comitato Centrale del Partito comunista, che inizia domani. Da circa una settimana la polizia ha arrestato decine di migliaia di persone pronte a venire a Pechino per presentare petizioni ed esprimere le loro lamentele. Il congresso, che raduna  e raduna 198 membri del Comitato centrale più un centinaio di altri ospiti, dura fino al 19 settembre.

Attivisti affermano che il raggio degli arresti e il livello di violenza esercitata sui detenuti non ha limiti rispetto al passato. "Gli arresti divengono sempre più frequenti e brutali" dice Wang Jinlan, 41 anni, dell'Henan (Cina centrale). "Dietro questa violenza si nasconde il governo. Senza la sua copertura, nessuna forza dell'ordine potrebbe essere così brutale".

Abitanti di una baraccopoli nel sud di Pechino, chiamata "il villaggio della petizione" (per le richieste di poter continuare a vivere là) testimoniano che molte persone sono state picchiate e trascinate via dalla polizia.

Un attivista di nome Li, di 34 anni, della provincia dell'Heilongjiang, ha detto che cercherà lo stesso di manifestare in piazza Tiananmen, durante lo svolgimento del congresso: "Andrò a Tiananmen, anche se dopo sarò arrestato – ha detto. Sono stato imprigionato così tante volte… Di cosa posso aver paura? Sono un fedele seguace del presidente Mao, e continuerò a dire la verità".

Per più di 10 anni Li ha continuato a chiedere alle autorità la revisione di un verdetto ingiusto su una disputa che lo ha portato a 3 anni di carcere in un lager di "rieducazione attraverso il lavoro".

Prima degli incontri più importanti del partito, molte persone giungono a Pechino da tutta la Cina. Di solito vogliono essere ascoltati perché hanno subito ingiustizie da parte di corrotti rappresentanti del governo.

Human Rights in China, un gruppo in difesa dei diritti umani con sede a New York, denuncia che nelle scorse settimane  la polizia messo sotto osservazione 36 mila persone. Molti di loro sono stati bastonati e rinchiusi in una palestra per assicurare l'ordine prima del congresso. La polizia e il governo si sono rifiutati di commentare la notizia.

Manifestanti che hanno già fatto già in passato l'esperienza di essere sotto la custodia della polizia, affermano di aver sofferto molto.

Wang dice che nel marzo scorso – in coincidenza con l'Assembla nazionale del Popolo - lei è stata rinchiusa in una gabbia con altre 10 persone: "Eravamo trattati come animali – dice -  senza cibo, né acqua. Ci proibivano anche di andare a gabinetto. È stato davvero umiliante. Il governo parla sempre di diritti umani, ma noi non godiamo di alcun diritto".

Du Mingrong, 52 anni, afferma di soffrire ancora adesso per le bastonate ricevute, spesso con il manganello elettronico. "Perché ci trattano così? Perché con le nostre richieste li mettiamo in imbarazzo?". E racconta che una volta è stata rinchiusa anche in una clinica psichiatrica.

Nella baraccopoli, la gente che non è stata presa dalla polizia vive in condizioni squallide, fra cadenti capanne di mattoni o tende arrangiate, vicino a un deposito di immondizie.

Fra di loro vi è Jin Rongzhen. Il governo ha demolito con la forza la sua casa nel Zhejiang, quasi uccidendo la moglie che era dentro. Jin dice che egli continuerà a premere per essere ascoltato dalle autorità: "Se le tue lamentele arrivano fino a Wen Jiabao [il primo ministro], allora hai qualche possibilità. Altrimenti non c'è nessuna speranza".

Intanto, la sorveglianza su alcuni dissidenti si è accresciuta. Li Guotao, attivista di Shanghai, e altri di Pechino sono stati arrestati. Un parente del "dottore della Sars", Jiang Yanyong, afferma che Jiang è sotto costante sorveglianza da almeno due mesi. In luglio era stato sequestrato dalla polizia per aver criticato il governo sul massacro di Tiananmen.

A un altro critico del Partito, Bao Tong, è stato tagliato il telefono; Jiang Qisheng, che ha subito la prigione per alcuni scritti su Tiananmen, ah dichiarato di essere sotto sorveglianza da parte di un gruppo di poliziotti in borghese che lo controllano in ogni movimento.

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