13/04/2007, 00.00
LAOS - COREA DEL NORD
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Mille dollari per la vita di tre bambini nordcoreani

La polizia laotiana ha arrestato tre piccoli rifugiati ed ha presentato la richiesta ad un’organizzazione non governativa, che ha paura di pagare per non rendere la “caccia al rifugiato” un’attività redditizia. Se rimpatriati, i tre bambini rischiano la condanna a morte.
Vientiane (AsiaNews/Agenzie) – La polizia laotiana chiede mille dollari per rilasciare tre bambini nordcoreani catturati al confine mentre fuggivano dal regime stalinista guidato da Kim Jong-il. Lo denuncia il Life Funds for North Korean Refugees, organizzazione non governativa con base in Giappone che ha ricevuto la richiesta di “riscatto”.
 
Il gruppo ha deciso di non pagare, perché teme che si inizi così una sorta di “commercio dei rifugiati” nordcoreani. Il presidente del Fondo, Hiroshi Kato, è riuscito a visitare i tre ragazzi in carcere – di 12, 14 e 17 anni – e li ha trovati “nel panico” dopo che un gruppo di funzionari dell’ambasciata di Pyongyang è andato a minacciarli di severe punizioni subito dopo il rimpatrio.
 
La polizia laotiana li ha arrestati 14 settimane fa mentre attraversavano il confine del Paese attraverso il fiume Mekong. La speranza era quella di raggiungere la Thailandia e, da lì, gli Stati Uniti. Condannati a tre mesi di galera per ingresso illegale nel Paese, hanno concluso il loro periodo di detenzione ma vengono trattenuti dalla polizia, che spera ancora di ricevere i soldi.
 
Kim Sang-hun, sudcoreano, fa parte di un’organizzazione internazionale per i diritti umani. Dice di essere “preoccupato dalla situazione” perché “pagare questa tangente potrebbe creare un pericoloso precedente, che spingerebbe la polizia a dare la caccia ai rifugiati per guadagnare. Mille dollari, qui, sono una cifra molto alta”.
 
Kato ricorda però che “i tre ragazzi rischiano molto, dagli 11 anni di lager alla pena di morte”. L’attivista, inoltre, critica le altre nazioni che si stanno lavando le mani della situazione: “Seoul si interessa solo quando chi scappa dal regime è un politico o un militare nordcoreano”.
 
I bambini hanno scritto alcune lettere che sono state fatte uscire dal carcere. In una di queste, Kim Hyang (14 anni), scrive: “Scrivo questa lettera come se fosse l’ultima possibilità di una persona che sta affogando. L’ambasciata nordcoreana ci ha interrogato il 6 aprile scorso ed ha ottenuto tutte le informazioni. Siamo bambini sfortunati, che sono venuti qui per cercare la libertà ed ora rischiano di morire”.
 
In conclusione, Kim scrive: “Se qualcuno potesse darci quella libertà, gli saremmo grati per tutta la vita. Possiamo accettare tutto, tranne che essere rimandati in Corea del Nord”.
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