29/09/2012, 00.00
FILIPPINE – ISLAM
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Mindanao, leader musulmani appellano alla calma sul film anti-islam

Il presidente della Conferenza degli ulema invita la popolazione a non lasciarsi trascinare da “agitatori”. Le violenze, aggiunge, “sono contrarie” ai dettami “del santo profeta” Maometto. Studioso musulmano auspica uno sforzo comune perché “cristiani e musulmani possano coesistere” in pace.

Manila (AsiaNews) - I saggi e i leader religiosi islamici lanciano appelli alla comunità musulmana a Mindanao e nelle Filippine, invitando i fedeli alla calma. Il monito segue l'ondata di proteste contro il film anti-islam che ha scatenato attacchi ad ambasciate Usa nel mondo e dimostrazioni di piazza in molti Paesi arabi e a maggioranza islamica, con decine di morti e feriti. Sheihk Jamal Munib, presidente della Conferenza nazionale degli ulema filippini (Nucp), con base a Zamboanga, mette in guardia la popolazione, perché non si lasci trascinare da "agitatori", che sfruttano le proteste legittime - definite "un dovere religioso" - per fomentare "violenze [...] contrarie alla personalità, al comportamento e allo stile del santo profeta [Maometto]".

A segnalare ad AsiaNews l'appello dei leader musulmani sono i responsabili del movimento islamo-cristiano Silsilah, attivo nel sud delle Filippine fin dal 1986 e fautore dei dialoghi fra governo e ribelli islamici del Moro Islamic Liberation Front (Milf). In questi giorni il movimento presta particolare attenzione al film anti-islamico, per il contenuto blasfemo, provocatorio e le reazioni che ha prodotto. Per fermare le violenze, i vertici del Silsilah promuovono una "riflessione costruttiva" per trovare assieme nuove vie di pace e dialogo.

In questo contesto si inserisce la conferenza alla Ma'had Moro Al-Islamie Institute, dove il leader islamico Sheihk Jamal Munib non ha trattato solo il tema degli attacchi scatenati dal film "Innocenza dei musulmani", considerato blasfemo nei confronti del profeta. Egli ha anche auspicato uno sforzo comune a media e società civile per la costruzione di una società giusta e a misura d'uomo, "dove cristiani e musulmani possono coesistere" in pace.

Per "vendicare" la diffusione del film che offende la figura di Maometto, l'11 settembre scorso un gruppo armato ha attaccato il consolato Usa a Bengasi (Libia). Nell'attentato, l'ambasciatore Christopher Stevens e tre suoi collaboratori hanno perso la vita. La protesta contro la pellicola si è poi diffusa in altri Paesi islamici, in Medio oriente e nel Nord Africa, oltre che in India in Pakistan e in Indonesia, la nazione musulmana più popolosa al mondo.

 

 

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