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  • » 02/12/2004, 00.00

    CINA – CANADA

    Ministro canadese chiede di fermare la condanna a morte di un monaco tibetano



    Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Il governo canadese, con il sostegno di altre nazioni, sta facendo tutto il possibile per salvare la vita di Tenzin Delek Rinpoche. Lo ha affermato ieri il ministro canadese degli esteri Pierre Pettigrew, sottolineando che un gruppo di paesi si batte per ottenere la liberazione del monaco tibetano, prigioniero politico e condannato a morte dal governo cinese.

    In un incontro alla Camera dei Comuni il ministro canadese ha spiegato tutti i passi che ha compiuto per ottenere la liberazione di Tenzin, rinchiuso nel braccio della morte nella prigione n. 3 di Chuandong (Sichuan); egli ha sottolineato che il caso del monaco tibetano è stato al centro di vari colloqui fra i governi canadese e cinese a Pechino e Ottawa.

    "Abbiamo chiesto al governo cinese di fermare le esecuzioni" afferma Pierre Pettigrew, sottolineando che "altri governi" si sono uniti al Canada per "esercitare pressioni diplomatiche verso Pechino".

    Tenzin Delek Rimpoche, 52 anni, era stato condannato a morte nel dicembre del 2002 con un congiunto, l'attivista 28 enne Lobsang Dhondup, per un attentato a Chengdu (capitale della provincia del Sichuan) nell'aprile dello stesso anno: l'esplosione di una bomba aveva ucciso una persona, mentre una seconda è stata ferita. I giudici li hanno anche accusati di aver finanziato e compiuto altri attentati a Ganzi, nel Sichuan. I funzionari cinesi si sono rifiutati di fare un processo a porte aperte (al contrario di quanto prevede la legge cinese) e di rilasciare il verdetto o gli atti d'accusa, col pretesto che nel dibattito sono coinvolti segreti di stato.

    Tenzin e Lobsang hanno respinto ogni coinvolgimento negli attacchi, ma questo non è servito a salvar loro la vita. Lobsang Dhondup è stato giustiziato nel gennaio del 2003. Il loro caso è salito alla ribalta delle cronache, provocando molto scalpore nella comunità internazionale.

    La sentenza di Tenzin Delek Rimpoche è stata sospesa per due anni: questo è il primo passo per commutare la condanna a morte nel carcere a vita. Ma nel caso del monaco la situazione è ancora incerta, perché il governo cinese ha un trattamento particolare verso i tibetani.

    Da più di 10 anni Tenzin Delek Rimpoche è oggetto della persecuzione delle autorità cinesi. Egli si è battuto in prima persona per l'indipendenza del Tibet, la protezione dell'ambiente e il miglioramento delle condizioni sociali, religiose e sanitarie dei tibetani del Sichuan. I rapporti con il governo sono degenerati nel 1993, quando il lama era riuscito a fermare i tentativi di deforestazione della zona. Oltre a Tenzin Delek Rimpoche, la repressione cinese ha coinvolto i suoi familiari e sostenitori, soprattutto nel distretto di Nyangchu dove il lama viveva.

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