05/03/2008, 00.00
MYANMAR
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Monaci lanciano una campagna per il “no” alla Costituzione

In vista del referendum di maggio sulla nuova bozza di Costituzione, ad Amarapura poster per le strade invitano a votare “no”. “Dobbiamo seppellire la nostra paura” dice uno dei manifesti. Atteso per domani l’arrivo dell’inviato Onu, Gambari.
Yangon (AsiaNews) – I monaci buddisti a Mandalay hanno iniziato un campagna per votare “no” al referendum sulla nuova Costituzione, previsto per maggio. Lo rivelano fonti anonime al quotidiano The Irrawaddy, vicino alla dissidenza birmana. Un gruppo di religiosi volontari ha affisso poster anti-regime in seidiversi punti di Amarapura, cittadina a 11 km a sud di Mandalay, tra cui l’Università Yadanapon e alcuni monasteri. Le fonti raccontano che sui cartelloni vi sono scritte del tipo “Than Shwe (il capo della giunta, ndr) assassino”, “Votare per questa Costituzione significa condannare a morte le generazioni future” oppure “Dobbiamo rifiutare questa Costituzione; dobbiamo seppellire la nostra paura”. Tali iniziative risultano ancora più coraggiose, se si tiene presente che appena il 26 febbraio scorso il governo ha approvato la legge referendaria, la quel prevede il carcere per chi cerca di “ostacolare” il voto.
 
Già il mese scorso l’Alleanza di tutti i monaci birmani (Abma) – che a settembre aveva guidato le marce pacifiche contro il regime militare poi represse nel sangue – ha condannato l’annuncio del referendum e delle elezioni generali per il 2010, perché “mirano solo a prolungare il potere militare sul Paese”.
 
L’appuntamento alle urne fa parte della controversa “road map” verso riforme democratiche proposta dalla giunta negli anni ’90. Dal 1988 la Birmania non ha una Costituzione e finora non si conosce molto sul testo della nuova bozza, redatta senza la consultazione dell’opposizione democratica. Dal poco trapelato si sa che la nuova Carta è tutta strutturata per garantire ai generali il pieno potere e tenere lontana dalla scena politica Aung San Suu Kyi, la leader democratica attualmente agli arresti domiciliari.
 
Intanto è atteso per domani l’arrivo in Myanmar dell’inviato speciale Onu, Ibrahim Gambari. Il diplomatico nigeriano dovrebbe incontrare i vertici della giunta e dell’opposizione nel tentativo di uscire dalla crisi. Ma le speranze di una sua riuscita sono molto ridotte.
 
 
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