04/09/2020, 11.27
BIELORUSSIA-RUSSIA
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Mons. Kondrusiewicz: I giovani bielorussi vogliono vivere in modo diverso

di Vladimir Rozanskij

In alcune interviste, l’arcivescovo di Minsk-Mogilev ha parlato della crisi nel suo Paese e della sua esperienza sacerdotale. Il popolo bielorusso è pacifico, ma vuole dei cambiamenti. Il presidente Lukašenko è rimasto sorpreso dalla piega degli avvenimenti. In esilio forzato in Polonia, il presule spera di poter rientrare in patria: Sento il sostegno morale delle autorità vaticane. Il Vescovo ortodosso di Grodno alle autorità: Fermatevi, non agite secondo il Vangelo!

Mosca (AsiaNews) – L’arcivescovo metropolita di Minsk-Mogilev, mons. Tadeusz Kondrusiewicz, capo della Chiesa cattolica in esilio forzato in Polonia, ha rilasciato diverse interviste per commentare la sua situazione.

Mons. Kondrusiewicz ha parlato su Radio Svoboda con padre Jakov Krotov, un famoso pubblicista e sacerdote russo di rito cattolico orientale. Egli ha ripercorso le tappe della sua missione sacerdotale ed episcopale, ricordando  la sua infanzia nel villaggio vicino a Grodno, al confine bielorusso con la Polonia, dove è stato fermato dalle guardie di frontiera lo scorso 31 agosto. “Tutti gli abitanti del mio villaggio erano cattolici, e anche se non c’era il sacerdote, venivamo educati nella fede cattolica dalle nostre famiglie. Mi hanno cacciato dall’università perché un cattolico non può diventare un insegnante, poi sono riuscito a laurearmi in ingegneria a Leningrado”, ha raccontato il presule.

Il giovane studente bielorusso frequentava l’unica chiesa cattolica aperta nella capitale del nord, quella della Madonna di Lourdes. Inviato per lavoro in Lituania, Kondrusiewicz riuscì a entrare al seminario cattolico di Kaunas, quando ormai nel suo Paese i sacerdoti erano quasi scomparsi. Tornato a casa, ha servito la Chiesa con grandi difficoltà, finché non è stato nominato vescovo da Giovanni Paolo II.

L’arcivescovo metropolita ha espresso la sua gratitudine alla Lituania, “dove si univano lo spirito polacco e quello dei paesi baltici, e si pregava anche in russo. Essa è una terra madre per la fede di tutti… io parlo il bielorusso, il polacco, il russo e il lituano, ma quando mi chiedono di che nazionalità sono, ho sempre risposto: ‘Io sono cristiano’”.

La Bielorussia è terra di confine, e Kondrusiewicz considera la convivenza tra varie religioni come uno dei tratti più caratteristici del suo popolo: “Da noi oltre il 60% delle famiglie è misto, soprattutto tra cattolici e ortodossi, ma abbiamo ottimi rapporti anche con i protestanti, gli ebrei e i musulmani. Quando sono scoppiate le proteste in Bielorussia, abbiamo iniziato a recitare ogni giorno alle 18 il Padre Nostro su internet, e a noi si sono uniti tanti non cattolici, in tutta Europa. Il luogo privilegiato per la preghiera comune è la ‘chiesa rossa’ dei santi Simone ed Elena” (foto 2), proprio la chiesa su cui si è accanita la polizia in questi giorni; ‘lì abbiamo invitato tutti, e sono venuti! La chiesa era piena tutti i giorni’”. Del resto, anche in Russia l’arcivescovo ha sempre cercato la convivenza amorevole con gli ortodossi e tutti gli altri.

Il popolo bielorusso, come ricorda padre Krotov, è considerato più pacifico di tutti i suoi vicini, e anche nelle manifestazioni di questi giorni si nota la mancanza di aggressività dei partecipanti: “È davvero una nostra caratteristica, in bielorusso noi ci chiamiamo i ‘misurati’ (pomerkovnye), e anche se del sangue è stato sparso, noi vogliamo che tutto si svolga nella pace e nel desiderio di bene, è la nostra educazione cristiana che ce lo impone”, spiega il metropolita, ricordando san Giovanni Paolo II, che nel 2000, nel giubileo del cristianesimo, invitò tutti al perdono reciproco.

Riguardo alle proteste di questi giorni, mons. Kondrusiewicz osserva che “già da qualche anno l’atmosfera si stava facendo piuttosto calda. Ormai sta venendo fuori una generazione diversa rispetto a 25-30 anni fa, e si vede da come si stanno esprimendo in questi giorni gli studenti all’apertura delle scuole, lo vedo da internet anche se non posso essere a Minsk. I ragazzi vogliono qualcosa di nuovo, stanno sempre sul web, viaggiano all’estero, hanno tanti amici e parlano tante lingue, non mi stupiscono le loro reazioni”. I giovani cattolici bielorussi, sottolinea il presule, hanno partecipato con grande entusiasmo alle Giornate mondiali della gioventù, e la rinascita della fede in terra ex-sovietica oggi è affidata a loro.

L’arcivescovo, tra l’altro, ha parlato dei suoi rapporti personali con Lukašenko, ricordando che egli sembrava favorevole al dialogo tra le religioni, ma anche l’uomo forte di Minsk è rimasto sorpreso dalla piega degli avvenimenti: “Nessuno poteva immaginare tutto questo un anno fa. Non è facile cambiare, evidentemente”. Il metropolita spera che le autorità bielorusse rivedano la decisione di vietargli l’ingresso nel Paese, “ma tanto ho quasi 75 anni, tra poco presenterò al papa le dimissioni. Mi spiace non essere con la mia gente, ma non farò nulla per agitare le acque. Qualcuno va in giro sventolando la mia foto, ma io dico: ‘Lasciate perdere, andate a pregare’”.

Mons. Kondrusiewicz ha confermato in tutte le interviste di avere un solo passaporto, quello bielorusso, e di confidare nella diplomazia vaticana, “anche se di fatto siamo senza il nunzio, il nuovo non è ancora arrivato”. Da Roma finora non ci sono stati pronunciamenti sul caso dell’arcivescovo esiliato, anche se egli sente tutto il “sostegno morale” delle autorità vaticane.

Il vescovo ortodosso di Grodno, Artemij Kishenko (foto 3) ha diffuso una lettera alle autorità bielorusse, lanciando un appello al ravvedimento: “Fermatevi! Non agite secondo il Vangelo, avete alzato le vostre mani su Cristo... Come disse il metropolita-martire di Mosca Filipp a Ivan il Terribile, siete dei sanguinari!”.

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