22/07/2011, 00.00
LIBIA
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Mons. Martinelli: la messa settimanale segno di speranza fra bombe e combattimenti

Questa mattina in centinaia hanno partecipato alla celebrazione eucaristica nella chiesa del Vicariato apostolico di Tripoli. Filippini e africani sub-sahariani presenza viva fra i musulmani di Tripoli stanchi della guerra. Ancora raid aerei su Tripoli.
Tripoli (AsiaNews) – Bombe e combattimenti fra esercito e ribelli non scoraggiano i migranti cattolici filippini e sub-sahariani residenti a Tripoli. Questa mattina centinaia di persone hanno partecipato alle messa settimanale nella chiesa del Vicariato apostolico. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, vescovo della capitale, sottolinea l’importanza data dalla continuità delle celebrazioni eucaristiche, che in questi cinque mesi hanno visto sempre una grande e inaspettata partecipazione della popolazione, nonostante la guerra.

“per chi è rimasto a Tripoli – afferma il prelato – la messa è diventata un simbolo di comunione e di forza, che trasforma il venerdì, giorno sacro per gli islamici, in un giorno di speranza concreta, da trasmettere anche ai musulmani sempre più provati dalla guerra”.

Mons. Martinelli spiega che la popolazione è stanca di “questa situazione logorante che sembra non aver fine”. Il vescovo sottolinea che gli appelli per una tregua nel mese del Ramadan sono rimasti inascoltati da entrambe gli schieramenti. “Questa notte – racconta – ci sono stati di nuovo dei raid vicino a Tripoli e nei giorni scorsi a pochi chilometri dalla capitale gli aerei hanno scaricato 30 bombe in una aerea molto vicina ad abitazioni civili. Per evitare vittime, la Nato hanno avvisato la popolazione con dei foglietti lanciati dai bombardieri. Questo è un gesto di attenzione, ma bisogna essere qui per capire cosa significa per una persona sgombrare le proprie case e fuggire e rischiare di non trovare più nulla al ritorno”.

Secondo mons. Martinelli la situazione è ormai giunta a un punto morto. “Purtroppo – afferma - si accavallano le volontà di dialogo da parte di Nato e regime, ma nessuno fa un passo concreto. A tutt’oggi io vedo e sento solo le bombe e notizie di guerra e uccisioni”.

Nei giorni scorsi Francia, Usa e Italia hanno aperto a una possibile uscita di scena indolore di Gheddafi, che potrebbe restare nel Paese senza ricoprire alcun incarico politico. Ieri Mahmoud Jibril, a capo del Consiglio nazionale di transizione, ha avvertito che "se Gheddafi non lascia il potere, non c'è spazio per uno scambio di idee. Non abbiamo intenzione di negoziare con Gheddafi finché continuerà a ricoprire il suo ruolo di leader”.

Nonostante le aperture, il rais dice non fidarsi dei ribelli e non accenna a passi indietro. “Non ci saranno colloqui fra me loro fino al Giorno del giudizio”, ha affermato Gheddafi in messaggio diffuso ieri sera dalla tv nazionale. Fonti di AsiaNews spiegano che Gheddafi sta facendo di tutto per opporsi a un eventuale invasione di Tripoli e in questi giorni ha proposto un incontro con tutte le tribù ancora leali al regime, per fare una marcia su Misurata e liberarla dai ribelli.

Oggi il Cnt ha annunciato la cattura a Zliten (160 km est di Tripoli) di uno dei principali comandanti dell’esercito libico e sottolineano che presto saranno alla porte della capitale. (S.C.)
 
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