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    » 03/06/2011, 00.00

    VATICANO - CINA

    Mons. Savio Hon: Vescovi cinesi, non abbiate paura di dire no alle pretese di Pechino

    Bernardo Cervellera

    Il governo prepara ordinazioni episcopali senza il mandato del papa. Preti, candidati, vescovi sono sotto la pressione dell’Associazione patriottica. Il segretario della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, pur nella comprensione, chiede a sacerdoti e prelati cinesi di “resistere” con “la schiena dritta”. Gli appelli del Vaticano per la liberazione dei vescovi cinesi imprigionati a cui il governo cinese non dà risposta. La beatificazione del card. Gong Pinmei e dei martiri cinesi sotto il comunismo.
    Città del Vaticano (AsiaNews) – “Ogni divisione nella Chiesa provoca dolore in tutto il Corpo e tutto il Corpo rimane sanguinante”: è il commento di mons. Savio Hon, segretario di Propaganda Fide, alla notizia che in Cina si prepara un’altra ordinazione episcopale senza il mandato del papa.
     
    Il vescovo, salesiano di Hong Kong, da diversi mesi nel suo nuovo ruolo in Vaticano, esprime solidarietà ai vescovi e ai sacerdoti sottomessi a pressioni e a minacce, ma chiede loro anche di rifiutarsi di obbedire alle pretese del regime che vuole costituire una Chiesa “indipendente” dalla Santa Sede e totalmente sottomessa allo Stato.
     
    Mons. Hon racconta anche che coloro che si sono ribellati al volere del Partito – come mons. Li Lianghui (di Cangzhou, Hebei) – ora subiscono isolamento e sessioni politiche (lavaggio del cervello). Ma ribadisce che i sacerdoti e i vescovi cinesi devono tenere “la schiena diritta” di fronte a tutte le pressioni, per amore all’unità della Chiesa e nel solco lasciato da tanti eroici testimoni della fede negli scorsi decenni.
     
    Il segretario di Propaganda Fide rivela anche che i vescovi illeciti non hanno diritto al ministero pastorale e che la Commissione vaticana per la Chiesa in Cina sta elaborando alcune direttive per salvaguardare la Chiesa cinese dalla divisione e dallo scandalo provocato ai fedeli. Ma fa notare che vi sono anche teologi americani ed europei che parteggiano per una Chiesa “indipendente” e che diffondono in Cina il germe della divisione.
     
    Mons. Hon, che per diversi anni ha anche visitato e insegnato nei seminari cinesi, si mostra favorevole alla beatificazione del card. Ignazio Gong Pinmei, nominato cardinale in pectore da Giovanni Paolo II e morto nel 2000, anche se vi sono “problemi tecnici”.
     
    Infine, il vescovo cinese di Hong Kong, sottolinea amareggiato che di continuo il Vaticano chiede la liberazione dei vescovi in prigione (mons. Giacomo Su Zhimin di Baoding; mons. Cosma Shi Enxiang di Yixian), ma il governo di Pechino non dà mai risposta.
    Ecco l’intervista integrale a mons. Savio Hon:
     
     
    È giunta voce che il 9 giugno prossimo ci dovrebbe essere una nuova ordinazione episcopale illecita ad Hankow (Wuhan, Hubei), senza il mandato del papa….
    Questa notizia mi preoccupa, preoccupa il papa e soprattutto tutta la Chiesa di Cina. Da quello che so, i fedeli di Hankow hanno reagito e con in mano il codice di diritto canonico hanno chiesto al governo e all’Associazione patriottica di non fare questo gesto ed evitare questa ordinazione.
    Sembra che anche il candidato, p. Shen Guoan, non voglia farlo. Ma purtroppo in questi tempi non abbiamo molte notizie su cosa pensa il candidato. Ma da fratello a fratello, voglio dire a p. Shen: Ho fiducia in te, perché tu agisca nel modo giusto: E non c’è altro modo giusto se non rifiutarsi di accettare.
     
    Quanto grave è un’ordinazione illegittima?
    La Chiesa è un Corpo, di cui Cristo e il capo e noi siamo le membra, perfettamente uniti nello Spirito Santo. È un fatto mistico e sacramentale. Ogni atto di divisione – come questa ordinazione episcopale illegittima – è un atto di divisione della Chiesa e provoca grande dolore per tutto il corpo, come strappare un membro dal corpo vivo. Tutto il corpo rimane segnato e sanguinante.
    Poi c’è la conseguenza: più avvengono ordinazioni illegittime, più appare che la Chiesa in Cina – o alcune parti - sembra voler costruire una Chiesa tutta diversa, una comunità che non ha nulla anche fare con il Santo Padre.
     
    Come mai, alcuni, pur sapendo questo, organizzano e preparano ordinazioni illegittime? Si dice che l’Ap stia preparando almeno dieci ordinazioni episcopali…
    A me è difficile giudicare, ma da quel che si vede, è chiaro che sacerdoti e vescovi sono sotto pressione. Ma questa pressione mi sembra meno forte di quella che altri nostri fratelli hanno subito negli scorsi decenni: oggi non si rischia i lavori forzati, la prigione, la morte. Il governo di oggi non fa queste cose.
    Certo, se i vescovi e i preti non si sottomettono, saranno certo puniti in vari modi. Ad esempio, si possono perdere le sovvenzioni dello Stato per la diocesi; si creano ostacoli al lavoro pastorale quotidiano; vi sono penalizzazioni nella carriera (es.: non li si promuove nell’assemblea consultiva del governo); o non ricevono permessi per andare all’estero o di girare all’interno della Cina; o li costringono a subire corsi di rieducazione.
    Ne abbiamo un esempio: Li Lianghui, il vescovo che si è rifiutato di partecipare all’Assemblea dei rappresentanti cattolici lo scorso dicembre[1], adesso sta subendo sessioni di rieducazione. Ma proprio questo esempio mostra che è possibile rifiutare di sottomettersi.
    Un’altra cosa che può pesare è l’isolamento forzato dagli altri vescovi o dai sacerdoti, o dai fedeli.
    Davanti a queste punizioni, vi sono vescovi che resistono e altri che sono deboli. Il governo sa scegliere i suoi candidati fra quelli che sono più fragili e più disposti al compromesso.
    Certo vi siano anche opportunisti che accettano il compromesso e lo rivestono di alte motivazioni: lo facciamo per il bene della Chiesa; abbiamo bisogno delle sovvenzioni dello Stato; è urgente l’evangelizzazione; ecc… Ma questo è un bene falso: quando la Chiesa è staccata dalla pietra, da Pietro, automaticamente la Chiesa diventa debole.
    In ogni caso, tutte queste punizioni a cui si può andare incontro, non sono sufficienti per non resistere. Se poi uno si sottomette, di fatto compie un atto pubblico, che crea scandalo ed è una contro-testimonianza verso i fedeli, e indebolisce la storia eroica di tanti vescovi che hanno resistito.
    Al presente vi sono diversi candidati all’episcopato che resistono e che non vogliono essere ordinati senza tutte le garanzie canoniche e il mandato del papa.
     
    Il papa, ricordando la Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina, ha chiesto di pregare per coloro che sono tentati dall’opportunismo….
    Tutti i candidati sacerdoti sono nostri fratelli e questo ci deve spingere a comprenderli, e a sostenerli. Ma questa comprensione non deve viziarli e spingerli a gesti negativi. La nostra compassione deve renderli più forti nei momenti difficili. Del resto, se tu mantieni la schiena dritta, il governo non ti tocca; se invece tu ti mostri facile a piegarti, al compromesso, il governo approfitterà di te.
    Vi sono candidati vescovi che hanno puntato i piedi e che non hanno accettato di essere ordinati da vescovi scomunicati; o finché non fosse arrivato il mandato papale. Davanti alla loro ferma posizione, il governo non ha potuto fare nulla.
     
    Cosa fa la Santa Sede per questi candidati?
    Da parte nostra occorre impegnarci di più per la formazione del clero, perché in seminario crescano dei leder, delle persone con la schiena diritta. Purtroppo, da una parte, dall’esterno noi possiamo fare poco; dall’altra mi accorgo che il governo stesso tiene d’occhio i giovani e cura e forma i suoi candidati che piegherà volta per volta. Comunque, a nessun governo piace una persona opportunista. Perché queste possono cambiare idea e verranno sempre usate e poi gettate via.
    Nella situazione in Cina, vale la pena consigliare a vescovi e sacerdoti che se essi si sentono deboli o incapaci di resistere alle pressioni, che domandino di essere esonerati dal servizio pastorale, avere il coraggio di sospendere il ministero.
     
    Costruire una Chiesa indipendente conviene al governo?
    Al governo in fondo interessa solo che ci sia una Chiesa che possa distribuire i sacramenti ai fedeli cinesi e agli stranieri che si trovano in Cina. Questo fa credere che ci sia libertà religiosa nel Paese, anche se dal punto canonico e teologico vi sono problemi.
    La Cina si ispira al principio “Il governo prima, la religione dopo”. Il punto è che non si definisce fino a che punto la religione deve venire al secondo posto.
    Praticare per lungo tempo il metodo della auto-elezione e della auto-ordinazione (senza il mandato papale) prima o poi distrugge la Chiesa e prima o poi nemmeno i fedeli andranno da quei vescovi separati dalla Santa Sede.
     
    D’altra parte, i sacramenti dati da un vescovo illegittimo sono validi…
    Finora, la Lettera del papa precisava che per il bene dei fedeli, si poteva – in circostanze eccezionali – ricevere il sacramento valido, ma illecito di un vescovo illegittimo. Ma se questa situazione diventa una costante, temo che si dovrà rivedere questa indicazione e spiegare ai fedeli, cinesi e anche stranieri, che non è possibile ricevere il sacramento da loro. Se infatti si continua a non fare alcuna differenza, i fedeli non capiranno più chi è fedele al papa e chi no e si rischia di confondere la fede dei semplici.
    L’indicazione di poter usufruire dei sacramenti dei vescovi illegittimi può servire in situazioni di emergenza, ma non fa crescere la comunione nella Chiesa. E’ un modus non morientis, ma non un modus vivendi: è un’indicazione perché la Chiesa non muoia, sopravviva, ma non è qualcosa che aiuta la Chiesa a vivere e a crescere.
    Quanto dico è in linea con le molte richieste che vengono dalla Chiesa in Cina, che domandano al Vaticano di precisare e di dare indicazioni precise su come i fedeli e i sacerdoti si devono comportare verso i vescovi illegittimi.
     
    Dopo l’ordinazione illegittima di Chengde[2], la Santa Sede ha emesso un comunicato molto preciso, condannando il gesto...
    Sì, ma non ha detto una cosa: non ha distinto fra il potere episcopale e il ministero pastorale. Uno diventa vescovo per l’ordinazione sacramentale, ma diviene pastore di una parte del popolo di Dio per il mandato del papa. Ciò significa che un vescovo illegittimo ha sì carpito l’ordinazione ed è quindi vescovo, ma non ha alcun diritto di dirigere i fedeli perché non ha il mandato papale. Nel caso di Chengde, l’ordinazione è valida (anche se illecita), ma il nuovo ordinato non ha alcun potere di guida sul suo gregge. Ciò significa che i fedeli di Chengde non hanno il dovere di ubbidirgli e lui stesso non ha il potere di ordinare sacerdoti.
     
    Con tutte queste minacce di ordinazioni illecite, queste difficoltà, ci sono segni di speranza nella Chiesa in Cina?
    Molti sacerdoti, insieme ai fedeli, seguono la dottrina cattolica e non ubbidiscono ai vescovi illeciti. Ma non so fino a quando questo potrà durare. Per questo è importante la formazione nei seminari.
    Una cosa che va sottolineata è che i fedeli della Cina si ispirino alle parole del nuovo beato Giovanni Paolo II: Non abbiate paura. Queste parole, il papa le ha dette all’inizio del suo pontificato: veniva fuori da poco dalla Polonia, da un Paese dove la Chiesa era perseguitata e dove sembrava ci fossero poche speranze di riuscita. E invece, il “Non abbiate paura” è stato efficace. Lo stesso card. Casaroli non poteva prevedere che il regime comunista sarebbe caduto in un batter d’occhio.
    Penso che per uscire da questa situazione di ambiguità in cui siamo, è importante domandare ai vescovi che si sono trovati a compiere gesti contrari al mandato del papa (ordinazioni, assemblee, ecc…) di fare dei gesti pubblici di penitenza.
     
    Cosa può fare la Chiesa universale?
    Da parte nostra dobbiamo aiutare questa Chiesa a vivere la fede e a non piegarsi di fronte alle richieste che minano il cuore profondo della fede cattolica e il rapporto col papa. Purtroppo c’è una teologia in America e in Europa che sta penetrando anche nella Chiesa cinese. Questa teologia rivendica proprio l’autonomia nella scelta dei vescovi e l’indipendenza dalla Santa Sede. E così vi sono persone in America e in Europa che spingono i vescovi cinesi a comportarsi così. “Se riuscite voi – dicono – noi poi vi seguiamo”.
    Come si vede, fino a poco tempo fa i problemi di “indipendenza” e autonomia” erano solo a livello del rapporto col governo. Adesso sono anche a livello teologico.
     
    Talvolta sembra che anche la Santa Sede, invece che dalla preoccupazione pastorale, sembra dominata dalle paure politiche, troppo desiderosa di rapporti diplomatici ad ogni costo. Ad esempio quante volte la Santa Sede chiede la libertà per i vescovi che sono in prigione?
    In tutti gli incontri con rappresentanti del governo cinese noi insistiamo di continuo per la liberazione di questi nostri fratelli. Ma il governo non ci dà retta. Questi vescovi sono anziani, malati: la loro liberazione dovrebbe essere anche un atto umanitario. Ma purtroppo non riceviamo risposta. Forse bisognerebbe fare degli appelli pubblici, invece che a tu per tu.
     
    Vi sono cattolici sotterranei che domandano venga iniziata la causa di beatificazione del card. Ignazio Gong Pinmei[3]. Lei cosa ne pensa?
    E’ difficile, ma solo in senso tecnico. Spetta infatti alle diocesi cinesi, alla Chiesa locale di raccogliere documentazione e presentarlo alla Congregazione dei santi. Se questo avviene, senz’altro il Vaticano lo prenderà in considerazione. Nel caso del card. Gong, essendo lui il vescovo di Shanghai, c’è forse il problema di mettere d’accordo la comunità sotterranea e quella ufficiale di Shanghai. Ma non è impossibile. Lo stesso vale per i tanti martiri del periodo comunista, morti nei lager o in prigione o di stenti, durante questi ultimi decenni. Se ogni diocesi raccoglie la documentazione su questi martiri, vale la pena inviarla a Roma e iniziare il processo formale per la beatificazione. Se la diocesi ha la possibilità di lanciare il processo, noi saremmo felici.
     
     
     
     
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