22/05/2014, 00.00
MYANMAR-VATICANO
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Mons. Sotero: Grazie ai missionari del Pime. Ora dobbiamo personalizzare la fede ricevuta

di Bernardo Cervellera
Una delegazione della diocesi di Loikaw sarà presente alla beatificazione di p. Mario Vergara e del catechista Isidoro Ngei Ko Lat. All'inizio del giubileo della diocesi, mons. Sotero Phamo ha dato le dimissioni per malattia. Il compito per il futuro è "educare le persone ad avere una fede adulta". Seconda parte del reportage sul Myanmar.

Loikaw (AsiaNews) - Il giubileo della diocesi di Loikaw è legato in modo molto stretto alla beatificazione di p. Mario Vergara e del catechista Isidoro Ngei Ko Lat, entrambi martiri. Entrambi appartengono alla diocesi di Loikaw. Proprio per questo, alle celebrazioni che si terranno in Italia il 24 maggio, sarà presente una delegazione proveniente dalla diocesi.

Ma il giubileo di Loikaw è anche la festa dei 25 anni di episcopato di mons. Sotero Phamo. Settantun anni, uomo deciso e intraprendente, egli ha guidato la diocesi nell'evangelizzazione, nella crescita di vocazioni, dotandola di uffici, centri pastorali, dispensari, un episcopio che serve anche come casa per il clero, dove i sacerdoti possono venire a riposarsi per qualche giorno, mangiare bene e aggiornarsi. Egli ha spesso svolto una funzione di mediatore fra l'esercito birmano e la guerriglia karen negli anni di guerra.

Alla veglia che dà inizio al giubileo della diocesi, una buona parte è dedicata a presentare la sua vita e il suo lavoro. A un certo punto uno stuolo di giovani violinisti e il coro intonano "Tanti auguri a te" e una fila interminabile di fedeli viene sul palco a offrire un dono a lui e alla diocesi. La maggioranza dei doni sono cose da mangiare: cesti con riso, salse, barattoli di caffè, caschi di banane, grappoli d'uva, mango, ma anche coperte, qualche statuetta di Madonne o di Cristo, crocifissi, indumenti liturgici. Alcuni vengono portando piccole borsette di plastica che contengono oggetti o piccole scorte di cibo, forse comprati da poco al mercato.

Il giorno dopo alle 6 di mattina (per evitare il caldo), si celebra una messa solenne in cui è inserita anche l'ordinazione di tre sacerdoti: i diaconi Titus Thin Mg, gesuita; Isaac Aye Sei, domenicano; Charlie Thizhu della diocesi di Loikaw.

L'omelia è tenuta dall'arcivescovo di Yangon, mons. Charles Bo. Curiosamente, invece di parlare della vocazione al sacerdozio o della missione, tutta l'omelia verte ancora sui risultati raggiunti dalla diocesi di Loikaw, su quanto ha fatto il vescovo Sotero, sulla sua testimonianza, ecc

Alla fine, dopo la comunione, si capisce perché: a causa della sua salute - ha avuto due infarti e una semiparalisi pochi anni fa - mons. Sotero aveva chiesto di dimettersi in anticipo di 4 anni, e il Vaticano ha accettato. E' mons. Charles Bo che legge il messaggio del Vaticano, che fa rimanere di stucco tutti: proprio nei giorni del massimo splendore e gloria per questa diocesi e il suo vescovo, si consuma e tramonta l'impegno pastorale di mons. Sotero Phamo.

Da parte sua, egli aggiunge poche parole. A me, in privato, dopo la celebrazione, mi spiega che l'ictus che lo ha colpito non gli permette di parlare con chiarezza, potendo esprimersi solo con frasi brevi e con molta fatica. Per questo ha deciso di chiedere le dimissioni: perché non può continuare a svolgere bene il suo lavoro.

Al suo posto, come amministratore apostolico, dal 12 maggio è stato nominato mons. Stephen Tjephe, che era il  vescovo ausiliare della diocesi.

Per alcuni sacerdoti queste dimissioni sono avvenute nel momento peggiore; secondo altri, ormai la diocesi ha tutto quanto è necessario: personale, strutture, organizzazioni, e un altro vescovo non troverà grossi problemi perché la strada è già tracciata.

In un'intervista che gli ho richiesto, mons. Sotero appare tranquillo, preoccupato solo che in futuro i fedeli assimilino sempre di più la fede ricevuta dai missionari del Pime. Ringraziando loro per la fede ricevuta, egli afferma che è tempo di "educare le persone ad avere una fede adulta".

Ecco l'intervista completa:

Eccellenza, nel libro che avete pubblicato per i 25 anni della diocesi, vi sono tutti i traguardi e i risultati conquistati dalla sua comunità: centinaia di sacerdoti, di catechisti, preti Fidei donum che sono in Asia, Oceania, Italia, America Latina; vocazioni religiose femminili e soprattutto il fatto più importante: grazie a questa diocesi, i cattolici dello Stato dei Kaya sono il 25% della popolazione. Il dato è significativo perché in tutto il Myanmar la percentuale del cattolici sfiora soltanto l'1%. A cosa si deve tutto questo successo?

Penso che questo sia dovuto al fatto che la maggior parte dei villaggi sono cattolici e ormai la fede è entrata nella cultura locale, tanto che molti giovani vogliono diventare sacerdoti, entrare in seminario e sono aiutati dai parenti. Ma questa è un'eredità che viene dal passato e noi ne godiamo i frutti.

Qui la fede è stata propagata sempre insieme alla promozione umana, allo sviluppo sociale. Qual è adesso la situazione?

Specie nel passato, quando non c'erano Ong, abbiamo sempre cercato di fare qualcosa per i poveri, per gli sfollati [dalla guerra civile]; con qualche aiuto da nazioni straniere, abbiamo cercato di aiutare queste persone e questi gruppi. Ciò è divenuto uno strumento efficace per l'evangelizzazione. Così vediamo che è utile indirizzare i giovani a prendersi cura dei villaggi, soprattutto dei villaggi di agricoltori e di sostenere le loro difficoltà, diventando leader dei villaggi, educando tutti in modo davvero efficace.

Adesso stiamo celebrando i 25 anni della diocesi. Venticinque anni per un uomo sono gli anni della maturità. Che cosa pensa possono essere le prospettive o i problemi che lei vede per i prossimi 25 anni?

Penso che la fede della nostra gente sia ancora molto semplice e molto devozionale. Io vorrei che loro possano avere una fede matura, che comprendano cosa credono. Io ho speso questi 25 anni nell'edificare le infrastrutture e l'organizzazione; i prossimi 25 anni vogliamo educare le persone ad avere una fede adulta.

Vuole aggiungere un messaggio per il Pime?

Il Pime è venuto quasi un secolo e mezzo fa ad evangelizzare questo territorio. Pr questo noi siamo  davvero pieni di gratitudine. C'è il rischio che dopo tanti anni, la nostra gente dimentichi questo dono. Noi vogliamo che i nostri fedeli non dimentichino. Vogliamo che essi conoscano la loro storia, la storia della fede. Per questo abbiamo preparato un libro per i 25 anni pieno di dettagli storici sul modo in cui abbiamo conosciuto la fede. Vorrei che la gente conosca meglio la testimonianza dei missionari e li imitino. Grazie, veramente grazie per l'esempio e la cura che ci avete dato.

 

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