06/03/2017, 08.48
IRAQ
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Mosul: le forze governative conquistano il secondo ponte sul Tigri

Strappato allo Stato islamico il controllo del ponte di al-Hurriya. I più pesanti combattimenti dall’inizio dell’offensiva per la riconquista del settore occidentale. Si aggrava l’emergenza profughi: negli ultimi giorni almeno 45mila persone hanno abbandonato le loro case. 

 

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) - Le forze governative irakene hanno assunto il controllo del ponte di al-Hurriya (libertà), il secondo sul fiume Tigri strappato ai jihadisti dello Stato islamico asserragliate dall’inizio dell’offensiva nella seconda città per importanza del Paese. Nel fine settimana l’esercito di Baghdad e le milizie curde hanno lanciato una nuova operazione militare sul settore occidentale di Mosul; la parte orientale è dal gennaio scorso nelle mani dei governativi dopo settimane di intensi combattimenti. 

Tutti e cinque i ponti sul fiume Tigri, che collegano le due aree della città, sono stati danneggiati dai raid aerei della coalizione; tuttavia, la cattura del secondo ponte, meglio conosciuto come ponte al-Jamhuriya, fornirà un punto di appoggio per le forze governative. 

I caccia avevano colpito i ponti con l’obiettivo di limitare le capacità di manovra e spostamento dello Stato islamico, oltre alla capacità di rifornire i gruppi combattenti o rafforzare le loro posizioni nel settore orientale. 

Mosul, metropoli del nord dell’Iraq, è l’ultima roccaforte di Daesh [acronimo arabo per lo Stato islamico, SI] in Iraq. 

Ieri un alto ufficiale dell’esercito irakeno ha affermato che le truppe sono state coinvolte nei più pesanti combattimenti dall’inizio dell’offensiva per la riconquista della zona ovest di Mosul, due settimane fa. Nell’area sorgono la città vecchia e la grande moschea di al-Nuri, dove il leader dello SI Abu Bakr al-Baghdadi ha proclamato nel luglio 2014 la creazione del “Califfato”. 

Il mese scorso i governativi erano riusciti a cacciare i miliziani di Daesh dalla zona est di Mosul, alla destra del Tigri, dopo mesi di combattimenti intensi. L’offensiva è iniziata il 17 ottobre scorso e sono serviti quasi cinque mesi per vincere la resistenza jihadista nell’area.

Fonti Onu riferiscono che la metà delle vittime finora registrate sono civili; da ottobre nella piana di Ninive sono state uccise 1096 persone, quasi 700 i feriti. Intanto attivisti e associazioni umanitarie rilanciano drammatici appelli sulla sorte della popolazione civile, coinvolta nei combattimenti. Secondo quanto riferisce l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, almeno 45mila civili hanno abbandonato le loro case dell’inizio della battaglia per la parte ovest di Mosul. 

La situazione è di estrema emergenza e le ong riescono a malapena a far fronte ai continui arrivi nei campi profughi. Prima dell’inizio dell’assalto nel settore occidentale della metropoli del nord dell’Iraq vivevano circa 750mila persone. 

Solo il 28 febbraio sono arrivate oltre 17mila persone da Mosul ovest; altre 13mila sono fuggite il 3 marzo, Ad oggi, come conseguenza dell’offensiva, risultano 200mila persone sfollate dalla città. Alcuni hanno già fatto rientro nelle loro abitazioni nel settore orientale. 

 

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