02/08/2007, 00.00
INDIA

Mumbai: ripartono le indagini sulle stragi del ‘93

di Nirmala Carvalho
L’inchiesta intende accertare i responsabili dei massacri che hanno causato la morte di 900 persone fra il dicembre ’92 e il gennaio ’93, durante gli scontri di piazza fra musulmani e indù. Attivista per i diritti umani chiede che sia fatta “giustizia” verso quanti restano tuttora “impuniti”.

Mumbai (AsiaNews) – Al termine del processo contro gli esecutori degli attentati che il 12 marzo 1993 a Mumbai hanno causato la morte di oltre 250 persone, si è aperto un altro importante filone di inchiesta sugli scontri di piazza fra musulmani e indù dei giorni precedenti le esplosioni e sui quali ha già indagato a suo tempo la commissione Srikrishna. Gli attentati del ’93 sconvolsero una città fino ad allora ritenuta pacifica e multietnica, dando vita a divisioni settarie: sebbene non sia mai stata fatta completa chiarezza sulla vicenda, le bombe sono state viste come una risposta musulmana agli attacchi indù.

Justice Srikrishna, ex giudice dell’Alta Corte di Mumbai, fu incaricato di far luce sulla vicenda; alla commissione venne affidato il compito di valutare cause e circostanze delle violenze, stabilire se vi fossero o meno dei legami fra gli scontri e gli attentati e soprattutto capire se fossero entrambi parte di un piano prestabilito. Secondo la commissione Srikrishna “le esplosioni furono una reazione diretta alle sommosse popolari di Ayodhya e Mumbai del dicembre ’92 e del gennaio ‘93”.

Ieri la Corte Suprema ha fatto sapere che ci potrebbe essere una ulteriore inchiesta - come accaduto in precedenza per la carneficina avvenuta nel 2002 nel Gujarat - che stabilisca le cause e i colpevoli degli episodi di violenza del ’92 a Mumbai, ma ha anche precisato che essa darà solo una indicazione di merito sulla vicenda, in seguito a specifiche indicazioni di lacune e omissioni da parte del governo di Maharashtra.

La Corte ha anche chiarito che non potrà in alcun modo tenere conto delle scoperte fatte dalla commissione Srikrishna, invitando però l’Action Committee for Implementation of Srikrishna Commission e altri gruppi che hanno proposto la petizione per la riapertura del caso a fornire materiale utile che testimoni eventuali omissioni durante l’inchiesta. Saranno presi in esame i casi registrati, quelli a suo tempo scartati, le difese presentate dagli accusati e le eventuali omissioni nel corso delle indagini, tutti quei fattori che non hanno quindi permesso di ricostruire con precisione la vicenda e punire i colpevoli dei massacri. Secondo i promotori nemmeno una delle tre inchieste governative (avviate nel 1998, nel 2004 e nel 2007) ha permesso di punire i responsabili, liberi grazie alle loro influenze politiche.

Le violenze a sfondo religioso del 1993 causarono la morte di oltre 900 persone; le indagini compiute dalla commissione Srikrishna hanno scoperchiato una serie di connivenze, sostegno attivo e tacite approvazioni di poliziotti e leader politici che hanno coperto di proposito gli autori delle stragi. “C’è un legame di causa ed effetto – conclude la commissione – fra le rivolte e gli attacchi bomba e non ci sono elementi per affermare che essi facessero parte di un disegno comune”.

John Dayal, attivista indiano per i diritti umani e presidente dell’All India Catholic Union, chiede che siano puniti “i responsabili delle stragi che ancora oggi circolano liberamente per le strade di Mumbai: c’è stato un diverso trattamento fra gli autori delle stragi e quanti hanno partecipato alla rivolta, ora è arrivato il momento di fare giustizia”. 

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