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» 07/10/2011
PAKISTAN
Musulmani pakistani in sciopero contro la condanna a morte dell’assassino di Salman Taseer
di Jibran Khan
Mumtaz Qadri, la guardia del corpo che ha ucciso il governatore del Punjab, definito “un eroe islamico” dai partiti e movimenti musulmani che sfileranno oggi dopo la preghiera nelle moschee. Il vescovo di Islamabad: “Qadri ha tradito la fiducia accordata, uccidendo la persona che aveva giurato di proteggere”.

Islamabad (AsiaNews) – Partiti politici e religiosi hanno proclamato uno sciopero nazionale per oggi, per protestare contro la sentenza di morte di Mumtaz Qadri, l’assassino del governatore del Punjab Salman Taseer. Ieri Mumtaz Qadri ha presentato appello all’Alta corte di Islamabad contro la condanna a morte pronunciata dal tribunale antiterrorismo di Rawalpindi il primo ottobre scorso. (04/01/2011 Assassinato il governatore del Punjab. Aveva chiesto la grazia per Asia Bibi).

L’avvocato di Qadri, Raja Shujahur Rehman, ha dichiarato in appello che il tribunale antiterrorismo non era l’autorità appropriata nel caso, che avrebbe dovuto essere trattato dalla corte federale Shariat. Secondo l’avvocato, il caso di Qadri non ricadeva sotto il codice penale pakistano perché aveva ucciso un blasfemo seguendo l’insegnamento dell’islam. L’appello sostiene che Qadri non è responsabile di terrorismo, perché uccidere Taseer non era un atto di terrore; e l’avvocato concludeva che il tribunale aveva ignorato la giurisprudenza islamica. Shujahur Rehman ha dichiarato che “nessun senso di panico o di insicurezza è stato creato nel pubblico al tempo dell’uccisione; quindi non si può definire un atto di terrorismo, anzi, al contrario, la gente ha tirato un respiro di sollievo dopo l’uccisione del blasfemo”.

Centinaia di persone si sono radunate davanti al tribunale di Islamabad gridando slogan di appoggio a Qadri e di condanna del giudice. La discussione dell’appello è stata fissata per l’11 ottobre. Gruppi wahabiti e Deobandi hanno annunciato la loro adesione alla manifestazione promossa da altri gruppi e partiti islamici (circa 40 in tutto) contro il verdetto, definendo Mumtaz Qadri “un eroe islamico”. Il gruppo islamico Sunni Tehrik ha offerto una grossa cifra come Dyat, “denaro del sangue” alla famiglia di Taseer per ottenere il perdono di Qadri. Il capo della Jamat Islami (unione islamica) Munawar Hassan ha dichiarato: “Il verdetto di condanna è stata una decisione politica per compiacere l’occidente; ogni sentenza che vada contro l’ideologia islamica è inaccettabile, viviamo in uno Stato islamico”.

Oltre alla chiusura di tutte le attività, proclamata dai partiti islamici, dopo le preghiere del venerdì ci saranno cortei di protesta in tutto il Paese. Gli organizzatori hanno dichiarato che la protesta continuerà fino alla liberazione di Qadri, e l’eliminazione di ogni elemento laico opposto alla legge sulla blasfemia. Uno dei leader islamici, Maulana Aziz, ha dichiarato: “Otterremo la sua liberazione, e non permetteremo a nessun blasfemo di vivere in Pakistan. Uccideremo ogni blasfemo, e garantiremo che l’islam prevalga”.

L’organizzazione per i diritti umani Masihi Foundation in un suo comunicato ha dichiarato: “Le condizioni in Pakistan stanno diventando critiche a causa del fanatismo crescente ogni giorno di più, che porterà a più violenza e caos. Se non siamo d’accordo con qualcuno, non è necessario essere violenti. Gli individui non possono arrogarsi l’autorità di giudicare chiunque, infedele o non musulmano. Mumtaz Qadri ha commesso un crimine odioso, e dei peggiori, un assassinio motivato da ragioni ideologiche. La vittima era il governatore del Punjab, che nell’osservanza del suo dovere pubblico aveva incontrato una donna condannata in base a una legge discriminatoria [Asia Bibi]. Siamo contrari in generale alla pena di morte; la gente deve rigettare la pena di morte in maniera non equivoca, specialmente per come è applicata in Pakistan. I liberali che si dicono contrari alla pena di morte, ma poi affermano che la appoggiano nel caso di Qadri, come eccezione, non sono in una posizione solida”.

Il vescovo di Rawalpindi-Islamabad, Rufin Anthony, ha dichiarato: “Qadri ha tradito la fiducia accordata e ha ucciso la persona che aveva giurato di proteggere. Sono sbalordito che un avvocato dica che il verdetto del tribunale è illegale e senza fondamento: uccidere una persona è giustificato? E quelli che in questo caso affermano che Muahammad Ali Jinnah, padre del Pakistan, fu l’avvocato che difese qualcuno nel primo caso di blasfemia, e cercò di salvare Ilam Din dalla pena capitale, devono ricordare alcune cose. Jinnah non fu l’avvocato di Din al processo, ma lo rappresentò in appello contro la condanna a morte; cercò di ottenere la compassione del tribunale a causa della tenera età del ragazzo; non difese l’azione di Ilam Din, cioè l’uccisione di Rajpal, e non disse che era giustificata”.

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by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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