26/08/2008, 00.00
MYANMAR
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Myanmar, Aung San Suu Kyi rifiuta le forniture di generi alimentari

Fonti vicine alla premio Nobel birmana confermano che da 11 giorni non prende il “cibo fresco” che le viene recapitato, ma non è chiaro al momento se abbia iniziato lo sciopero della fame. Critiche verso la missione dell’inviato Onu Gambari che non ha portato “risultati tangibili”.

Yangon (AsiaNews) – Il premio Nobel Aung San Suu Kyi, icona della battaglia per i diritti umani in Myanmar, potrebbe aver iniziato uno sciopero della fame. Lo riferisce il quotidiano birmano The Irrawaddy che cita fonti della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) in esilio. La notizia non è al momento confermata, ma si sa per certo che un carico di cibo fresco depositato ieri nei pressi della sua abitazione – controllata da guardie e membri dell’esercito – non è stato raccolto. 

Stando a quanto affermano ambienti vicini all’attivista per la democrazia in Myanmar, una settimana fa la Suu Kyi ha respinto un carico di cibo a lei destinato e da ben 11 giorni rifiuta i generi alimentari che le vengono offerti dai membri del suo partito. Sulla vicenda non si hanno ulteriori conferme dai vertici della NLD della capitale Yangon.

L’unica notizia proviene dall’avvocato del premio Nobel birmano, Kyi Win, secondo il quale la sua assistita ha chiesto ad un membro del partito, Myint Soe, di “non farle più avere cibo fresco” a partire dalla “metà del mese di agosto”. Un altro funzionario della Lega democratica birmana riferisce di un piano di Aung San Suu Kyi che intende “tagliare le scorte di cibo” fino a che le sue domande di incontrare il legale per “colloqui approfonditi” saranno sottoposte “al vaglio della dittatura militare”. La donna è preoccupata dalle crescenti restrizioni imposte a suo carico dalla giunta militare, fra cui: l’impossibilità di incontrare e avere colloqui con diplomatici esteri e organizzazioni politiche e il regime di arresti domiciliari al quale è sottoposta da tempo, prolungato di un altro anno.

La scorsa settimana Aung San Suu Kyi ha rifiutato di incontrare l’inviato speciale Onu Ibrahim Gambari; un viaggio che si è rivelato un autentico fiasco per il diplomatico delle Nazioni Unite, che non è riuscito a vedere né l’attivista né il generale Than Shwe, leader del regime militare al potere nella ex-Birmania. “Credo che abbia voluto mandare un segnale forte non solo a Gambari – afferma Win Naing, portavoce della NLD a Yangon – ma a tutta la comunità internazionale e al popolo birmano. Con questo lei intende denunciare che non vi sono state conseguenze tangibili dagli ultimi colloqui con gli emissari Onu”.

Le Nazioni Unite dal canto loro si difendono affermando che le missioni del loro inviato in Myanamr sono parte di un “processo” e non costituiscono un “evento”. La creazione di rapporti duraturi con la giunta militare vanno analizzati in un’ottica globale, non prendendo in esame “ogni singola visita”.

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