11/02/2014, 00.00
CINA - TAIWAN
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Nanjing, al via i colloqui "più importanti" fra Cina e Taiwan dal 1949

I vertici ufficiali dei due organismi che si occupano dei rapporti sullo Stretto hanno aperto una sessione di dialoghi mirata a riavvicinare (in maniera informale) le due entità. Pechino vuole l'accordo di libero commercio, Taipei sottolinea l'importanza della libertà di stampa. Una fonte di AsiaNews: "Lo status quo non è in discussione".

Nanjing (AsiaNews) - I governi di Cina e Taiwan hanno dato il via oggi ai colloqui bilaterali di più alto livello dalla fine della guerra civile cinese (1949). Wang Yu-chi e Zhang Zhijun, che guidano i due organismi incaricati di gestire i rapporti sullo Stretto [rispettivamente il Consiglio taiwanese per gli affari con la Cina continentale e l'Ufficio Affari taiwanesi di Pechino nda], si sono incontrati a Nanjing per aprire una sessione di colloqui che durerà quattro giorni. Sul tavolo ci sono l'accordo di libero commercio, fermo al Parlamento taiwanese, e il rispetto della libertà di stampa da parte di Pechino.

Anche se i due funzionari non sono membri di governo a tutti gli effetti, rappresentano di fatto i due Paesi. Per evitare di creare incidenti diplomatici, la sala e l'edificio che ospitano i colloqui non espongono alcuna bandiera; inoltre, sulle targhette dei partecipanti non ci sono cariche ma solo i nomi. Parlando ai giornalisti prima di partire da Taipei, Wang ha detto: "Il mio scopo è quello di promuovere la comprensione reciproca fra i due lati. Spero che l'incontro, che non è stato facile organizzare, proceda nel miglior modo possibile".

Con la proclamazione della Repubblica popolare cinese nel 1949, Chiang Kai-shek e ciò che restava del Kuomintang (Kmt, partito nazionalista) fuggirono nell'isola di Formosa (Taiwan), spostandovi la Repubblica di Cina. Da allora, centinaia di famiglie furono smembrate senza possibilità di ricongiungimento e i rapporti tra le due parti divennero inesistenti. Taipei si considera ancora la capitale di tutta la Cina, mentre Pechino definisce Taiwan una "provincia ribelle" da ricongiungere alla madrepatria.

Dagli anni '80 Taipei ha avviato un cauto riavvicinamento a Pechino, abolendo il divieto di ogni contatto con la Cina (1991) e riaprendo gli scambi commerciali (2001). L'anno del disgelo tra Cina e Taiwan è stato il 2008, quando i due Paesi hanno riaperto i dialoghi proprio a partire dal turismo, firmando un accordo storico: permessi voli diretti fra lo stretto (solo nei fine settimana) e visite di un maggior numero di turisti fra Pechino e Taipei (cfr. AsiaNews 13/06/2008 "Voli diretti ogni settimana fra Pechino e Taipei"). Nel 2010 è poi arrivato l'Accordo di cooperazione economica (Ecfa), che ha dato un'impennata ai rapporti bilaterali permettendo la libera circolazione bilaterale di merci, forza lavoro e valuta.

Una fonte taiwanese di AsiaNews spiega che l'enfasi posta su questi colloqui "è comprensibile, ma esagerata. Di fatto entrambi i lati vogliono ratificare l'accordo di libero commercio, che darà a Pechino un nuovo grande mercato su cui operare e a Taipei un enorme cliente per le sue tecnologie di avanguardia. Ma non è ancora neanche ipotizzabile una soluzione politica allo status quo attuale".

 

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