24/12/2003, 00.00
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Natale fra guerriglie e rapimenti

di Sonny Evangelista

Jolo (AsiaNews) – La città di Jolo, nella provincia di Mindanao, è un terreno insidioso, ma per il p. Ramil Janguin, parroco della cattedrale di Nostra Signora del Carmine, vale la pena correre qualunque rischio. "Qui si vive e si sente in profondità il senso del Natale".

Questa settimana p. Ramil ha celebrato la messa in un campo militare nel villaggio di Talipao, una volta il quartier generale del gruppo terroristico Abu Sayyaf. Il battaglione di Talipao è fatto di 800 soldati, metà dei quali musulmani. "Gli ufficiali – ha detto il sacerdote ad AsiaNews – hanno invitato tutta la comunità del villaggio ad una festa e hanno distribuito doni ai bambini. È stata un'esperienza commovente".

Ogni giorno, alle 5 di mattina, I fedeli si sono radunati nella cattedrale per partecipare alla "Misas de Gallo", le messe della novena, celebrate all'alba. Al posto dell'omelia, a turno i membri delle Comunità Ecclesiali di Base hanno raccontato la loro esperienza, a commento del vangelo del giorno.

 Alla Notre Dame School, anche se il tempo era cattivo, 80 studenti si sono radunati per celebrare il National Youth Day, la giornata della Gioventù. Molti di loro sono locali, altri sono figli di emigranti venuti dalle isole Visayas cercando lavoro. I giovani, cristiani e musulmani, si mescolano amichevolmente.

Da decine d'anni la città di Jolo (popolazione 400 mila, cattolici meno del 3%), è una città segnata da sanguinosi conflitti. Il luogo è la patria del gruppo Abu Sayyaf, una delle tante organizzazioni messe fuorilegge e che vive sui rapimenti, spesso indirizzati contro i cristiani. Da circa un mese, il gruppo ha rapito un responsabile delle Comunità di Base e chiede un riscatto di 2 milioni di pesos (circa 36 mila dollari). L'unico segno che egli è vivo sono le telefonate che la moglie riceve dal suo cellulare.

Fedeli, religiosi e religiose, ufficiali militari, semplici cittadini, tutti sono potenziali vittime dei fuorilegge. Vicino all'entrata della residenza episcopale vi è un posto di guardia dei militari.

Tutte le volte che il vescovo, mons. Angelito Lampon lascia l'abitazione, è scortato da guardie militari e così pure le suore, i preti, i seminaristi, i religiosi in visita. Tutti i movimenti sono limitati, soprattutto quelli attorno al complesso del vicariato. Esso comprende l'episcopio, la scuola Notre Dame, il monastero delle carmelitane e quello delle Suore della Carità di S. Vincenzo. Spesso i fuorilegge fanno incursioni. Due soldati sono stati uccisi e molti civili innocenti hanno trovato la morte, sospettati di essere militari in borghese.

Questa provincia di Mindanao ha avuto anche dei martiri. Mons. Benjamin de Jesus, il primo vescovo filippino di Jolo, è stato assassinato in pieno giorno proprio davanti alla cattedrale il 4 febbraio del '97.

Entrato in diocesi nel '92, mons. Benjamin de Jesus ha guidato la chiesa in un periodo di crescita del fondamentalismo islamico, al ritorno dalla guerra in Afghanistan di tanti Mujaheddin. Molti hanno testimoniato la brutale uccisione del vescovo, ma nessuno ha testimoniato apertamente contro gli assassini e il suo caso rimane fra i molti crimini irrisolti del paese.

Una suora di San Vincenzo conclude: "Nonostante tutte le incertezze in questa zona di Guerra, la nostra fede si sta rafforzando". E mentre la vita procede giorno per giorno, preti, suore e laici non smettono di costruire un ambiente di pace per Jolo e Mindanao.

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