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    » 07/01/2016, 00.00

    ASIA

    Natale ortodosso: fra bagni ghiacciati e migranti, riapre la cattedrale di san Pietroburgo



    Per la prima volta dalla rivoluzione sovietica, la cattedrale di sant’Isacco – la più grande del mondo – ospita la funzione per la veglia natalizia. In Turchia i fedeli si buttano nelle acque del Corno d’Oro per recuperare la croce di legno lanciata dal patriarca ecumenico Bartolomeo. A Mosca Kirill lancia un invito di pace per l’Ucraina, mentre in Grecia si prega per le vittime della tratta di esseri umani.

    Mosca (AsiaNews) – Bagni ghiacciati; preghiere per le vittime della tratta di esseri umani; appelli per la pace nelle zone più “calde” del pianeta. Sono gli ingredienti che hanno caratterizzato il Natale ortodosso, celebrato ieri dai circa 230 milioni di fedeli sparsi per tutto il mondo. A loro papa Francesco ha dedicato un saluto dopo la preghiera dell’Angelus dell’Epifania: “Esprimo la mia vicinanza spirituale ai fratelli e alle sorelle dell’Oriente cristiano, cattolici e ortodossi, molti dei quali celebrano domani il Natale del Signore. Ad essi giunga il nostro augurio di pace e di bene”.

    Le celebrazioni più imponenti si sono verificate in Russia. Ad oggi il Patriarcato di Mosca conta su 30mila chiese e circa 800 monasteri in quasi 70 nazioni, ed è la Chiesa auto-cefala più numerosa della galassia ortodossa. Per la prima volta, la cattedrale di Cristo Salvatore nella capitale ha celebrato la nascita di Gesù tenendo tutte le porte aperte: il patriarca Kirill ha voluto sottolineare che si tratta di “un segno visibile dell’apertura di Dio per tutto il mondo”. Inoltre, il capo della chiesa russa ha dedicato un passaggio della sua omelia all’Ucraina: “Il conflitto fratricida che si sta verificando in quella terra non deve dividere i figli della Chiesa o portare inimicizia nei cuori. Un vero cristiano non può odiare il suo vicino”.

    Da segnalare, sempre in Russia, la celebrazione della vigilia di Natale nella cattedrale di sant’Isacco a san Pietroburgo. La chiesa è la più grande di tutto il mondo ortodosso: trasformata dal 1928 in un museo dal regime sovietico, è stata riaperta al culto dopo il collasso dell’Ussr nel 1991. Da allora ha ospitato in maniera sporadica alcune funzioni, ma mai una così importante.

    In Turchia i fedeli si sono radunati al Fanar, sede del Patriarcato ecumenico guidato da Bartolomeo I, per le cerimonie. Lo stesso Bartolomeo, seguendo una lunga tradizione locale, ha lanciato nelle acque ghiacciate del Corno d’Oro una croce di legno. Questa è stata recuperata da Nicolaos Silos (v. foto), un 28enne proveniente dalla Grecia. Nel suo Paese d’origine, e per la precisione a Lesbo, il Natale è stato dedicato alla memoria dei migranti morti nelle acque dell’Egeo. Makis Venetas, presidente del Club dei rifugiati, ha detto: “Onoriamo la memoria di tutti coloro che sono affogati in queste acque, soprattutto dei bambini. Non importa se fossero ortodossi, cattolici e musulmani: non avevano alcuna colpa”. I fedeli hanno lanciato poi fiori in acqua.

    In Egitto, la polizia ha circondato le chiese copte del Cairo per una minaccia terroristica. Il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha visitato alcuni luoghi di culto e ha promesso fondi statali per ricostruire gli edifici religiosi danneggiati durante le proteste settarie del 2013 che hanno portato alla destituzione dell’allora leader Morsi.

    Il patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, Teofilo III, si è invece recato come di consueto a celebrare la messa di Natale nella chiesa della Natività a Betlemme. Il Patriarca è stato accolto da centinaia di fedeli in Piazza della Mangiatoia: a loro ha chiesto di "vivere e agire per la pace del Signore".

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