16/05/2006, 00.00
NEPAL
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Nepal, da "Regno indù" a Stato laico

di Prakash Dubey

Il premier accetta la richiesta di numerose etnie locali di dichiarare il Paese Stato laico. Attivista locale: "Solo un Nepal laico può mettere fine alle numerose discriminazioni esplicite ed implicite che le minoranze subiscono".

Kathmandu (AsiaNews) – Il premier nepalese ad interim, Girja Prasad Koirala, ha accettato di valutare la richiesta dei gruppi etnici, che chiedono per il Nepal lo status di Paese laico. La Costituzione, che prevede libertà religiosa, definisce il Nepal un "Regno indù" pur non stabilendo una religione di Stato.

La dichiarazione del primo ministro è arrivata ieri mentre centinaia di aderenti all'Indigenous Nationalities Joint Struggle Committee (Injsc) manifestavano di fronte alla sua residenza. Questo gruppo, che comprende varie religioni ed etnie, ha presentato a Koirala un memorandum in cui chiede la trasformazione del Regno in uno Stato laico.

Ad AsiaNews Prithvi Subba Gurung, tra i leader dello Injsc, racconta che le garanzie del cambiamento date dal premier "hanno suscitato grande ottimismo tra le etnie indigene". "Crediamo fermamente che solo un Nepal laico possa mettere fine alle numerose discriminazioni esplicite ed implicite che i gruppi etnici subiscono, garantendo loro pari diritti e opportunità al di là dell'appartenenza religiosa".

Pushar Tamang, buddista, spiega che il Nepal è un mosaico di etnie. Nel 2001 ne sono state censite 61, che parlano 120 lingue, con differenti religioni e contano circa il 50% della popolazione totale. Appena metà dei cittadini nepalesi parla la lingua nepalese come propria madrelingua, quasi il 20% non la parla affatto. Fin dalla fondazione dello stato unitario del Nepal nel 1769, la monarchia di Kathmandu, basata sulle alte caste indù, ha sempre cercato di imporre non solo la sua lingua, ma anche la sua matrice culturale e religiosa su tutto il resto del Paese. Lo slogan più diffuso: "Una nazione, un costume, una lingua!".

Secondo Tamang, il concetto di 'democrazia totale' che ha animato le proteste contro il re, "si ridurrebbe a una farsa se il Nepal non verrà dichiarato Stato laico". Egli aggiunge che a volere ancora il titolo di Regno indù sono solo "i vertici della monarchia, che sperano nell'appoggio dei nazionalisti indù dall'India in caso di crisi".

Ieri l'alleanza dei sette partiti d'opposizione, che guida il governo ad interim, ha fissato al prossimo 18 maggio la presentazione e il voto di una risoluzione che limiterà i poteri della corona: al re, tra le altre cose, verrà tolto il controllo sull'esercito e l'immunità.

Nel febbraio 2005 re Gyanendra aveva licenziato il primo ministro e assunto il potere assoluto sulla nazione; l'iniziativa è stata giustificata con l'incapacità del governo a combattere corruzione e rivolta maoista; dopo mesi di violente proteste di piazza ad aprile il monarca ha accettato di formare un nuovo parlamento.

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