12/11/2015, 00.00
NEPAL
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Nepal, per l’embargo indiano la festa di Diwali è senza luce

di Christopher Sharma
La celebrazione dura cinque giorni, durante i quali di solito vengono accese luci colorate, candele e lampade. Quest’anno meno della metà dei fedeli indù potrà accendere luci. La fornitura di energia dall’India si è ridotta di oltre il 90%. La popolazione inizia a mangiare cibi non cotti. Fedele indù: “Non ha più senso festeggiare perché non c’è gioia. Le persone vivono nelle tenebre e nell’incertezza”.

Kathmandu (AsiaNews) – La festa di Diwali, una delle più famose della religione indù, rischia di essere celebrata al buio. La festa è iniziata ieri e ha una durata di cinque giorni in cui si accendono candele colorate, lampade e luci, ma il Paese è senza energia, perché i camion che traportano il carburante dall’India sono bloccati al confine tra i due Stati. L’embargo indiano in Nepal ha ridotto la fornitura di gas e carburante di oltre il 90%. P. Ignatius, parroco della cattedrale dell’Assunzione, commenta ad AsiaNews: “La crisi mette in pericolo la vita di tutti. Ma oggi colpisce in modo particolare la festività indù, perché non c’è abbastanza elettricità per le luci. Noi preghiamo affinchè si trovi una soluzione immediata, che deve passare attraverso il dialogo reciproco tra i leader”.

La celebrazione di Diwali è conosciuta anche con il termine Deepawali. Durante la festa vengono accese milioni di lampade in India e Nepal, che rappresentano la vittoria della verità sulla menzogna, della luce sulle tenebre, della vita sulla morte, del bene sul male. La festa segna anche l'inizio di un nuovo anno, la riconciliazione familiare, specialmente tra fratelli e sorelle, e l'adorazione a Dio.

Il Nepal soffre da quasi 50 giorni una grave carenza di beni e servizi, dopo il blocco indiano delle merci seguito alla promulgazione della prima Costituzione. La popolazione risente in modo grave della penuria di cibo e della mancanza di gas per cucinare. Tale mancanza è ancora più acuta per gli effetti del devastante terremoto di aprile. Le autorità di Kathmandu hanno lanciato un appello alla comunità internazionale in cerca di aiuto per quella che rischia di diventare una “catastrofe umanitaria” e stanno tentando di aprire rotte commerciali alternative con la Cina.

Quest’anno meno del 50% dei fedeli indù celebrerà la festa di Diwali, condizione che potrebbe aggravare ancora di più l’armonia sociale, già tesa per gli scontri tra le minoranze.

Il Paese, uno dei massimi produttori di energia idroelettrica grazie ai fiumi che scorrono sull’Himalaya, non ha gli impianti adeguati per la sua lavorazione ed è costretta ad importare energia (e carburanti) dall’estero. La carenza di forniture elettriche provoca cali di tensioni lunghi anche 18 ore al giorno.

Govinda Tondon, amministratore del tempio indù di Pashupatinath nella capitale, dichiara: “Non c’è gioia, non abbiamo nulla da festeggiare. Le persone vivono ancora nei rifugi temporanei perché le loro abitazioni non sono state ricostruite dopo il terremoto. Adesso non hanno neanche olio e gas per cucinare e hanno iniziato a consumare cibi non cotti in modo adeguato”. La popolazione, conclude, “vive nelle tenebre e nell’incertezza riguardo il futuro. La festa della luce ha perso il suo significato originario”.

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