11/11/2015, 00.00
NEPAL
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Kathmandu avverte: Rischiamo la catastrofe umanitaria se non cessa l’embargo indiano

di Christopher Sharma
Le autorità del Nepal chiedono l’intervento della comunità internazionale per sbloccare la situazione. L’India impone da oltre 45 giorni un embargo sulle merci esportate nel Paese. Le agenzie umanitarie non riescono a distribuire gli aiuti ai terremotati. Ministro degli Esteri nepalese: “Ho incontrato Modi ma si è dimostrato sordo alla nostra sofferenza”. Cittadini residenti all’estero organizzano manifestazioni di fronte agli uffici dell’Onu.

Kathmandu (AsiaNews) – Gli elicotteri del World Food Program non possono decollare perché manca il carburante; altre agenzie umanitarie estere e locali non riescono a distribuire cibo e beni di prima necessità ai sopravvissuti del terremoto di aprile; i traporti sono bloccati; la popolazione non riesce a raggiungere gli ospedali e a comprare i medicinali. Sono le ultime conseguenze dell’embargo non ufficiale dichiarato dall’India sulle merci esportate in Nepal, come forma di protesta per la promulgazione della prima Costituzione laica e democratica da parte di Kathmandu. Le autorità nepalesi hanno dichiarato che il Paese è a rischio “catastrofe umanitaria” se il commercio tra i due Stati non verrà restaurato al più presto e hanno chiesto l’intervento della comunità internazionale per risolvere la situazione.

Il blocco delle merci è in vigore da oltre 45 giorni e sta gettando il Nepal sul lastrico. Nelle ultime settimane la situazione è diventata incandescente, con episodi di violenza tra la popolazione culminati nell’uccisione di un cittadino indiano che si era unito alle proteste nella regione del Terai. Il premier indiano Narendra Modi ha dichiarato che la misura economica vuole tutelare le comunità tribali madhese e tharu, ignorate nella carta fondamentale, ma in realtà le ragioni sono soprattutto egemoniche.

In merito all’incontro avuto con Modi, Kamal Thapa, vice premier e ministro degli Esteri, ha riferito: “Abbiamo fatto di tutto per far capire a Delhi le nostre sofferenze, ma il governo indiano si è dimostrato sordo. La nostra unica alternativa è fare appello alla comunità internazionale”. Il ministro aggiunge anche che sono in corso contatti con Cina e Bangladesh per aprire altre rotte commerciali in grado di garantire almeno i beni essenziali, “ma per questo ci vuole tempo”.

Dipak Adhikari, portavoce del ministro, ha aggiunto: “Il governo del Nepal non è in grado di risolvere da solo l’attuale crisi umanitaria. Chiediamo aiuto a tutti i Paesi esteri. Useremo le opportune sedi diplomatiche per inoltrare la richiesta e siamo sicuri che la comunità internazionale non ci abbandonerà, come già ha fatto negli immensi aiuti ai terremotati”.

In contemporanea i cittadini nepalesi residenti all’estero solleveranno la questione nelle proprie comunità. La prima protesta avverrà domani a Londra, in occasione della visita del premier Modi nel Regno Unito. Poi i nepalesi cercheranno di attirare l’attenzione pubblica con manifestazioni a Ginevra, New York e Washington, di fronte agli uffici delle Nazioni Unite.

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