07/10/2015, 00.00
NEPAL
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Continua l’embargo indiano al Nepal: non c’è più elettricità, chiudono le scuole

di Christopher Sharma
Dopo 13 giorni di blocchi alla frontiera il Paese “è tornato indietro di molti anni. Senza carburante né gas usiamo la legna”. Per mancanza di benzina, il governo ha bandito le auto private; metà delle ambulanza non funzionano; migliaia di studenti in vacanza forzata.

Kathmandu (AsiaNews) – Il blocco dei rifornimenti dall’India “ci ha riportato indietro di molti anni. Non abbiamo combustibile per cuocere il cibo. Abbiamo iniziato a comprare legna da ardere e soffriamo per mancanza di energia elettrica. Siamo tornati a bruciare legname per cucinare”. Con queste parole Ram Maharjan, proprietario di un ristorante di Kathmandu, descrive la situazione che la popolazione nepalese si trova ad affrontare al 13mo giorno di embargo non ufficiale deciso dall’India sulle esportazioni nel Paese.

Da quasi due settimane la polizia indiana blocca alla frontiera qualsiasi camion diretto verso il Nepal contenente petrolio, benzina o gas. Lasciano passare solo pochi convogli con beni di prima necessità. Secondo molti giornalisti nepalesi, la decisione di Delhi deriva dal fatto che Kathmandu non avrebbe tenuto conto delle opinioni indiane sulla Costituzione approvata il 16 settembre scorso, ignorando le proteste delle minoranze madhese e tharu che vivono nella regione meridionale di Terai.

A causa della mancanza di carburante, la vita del Paese è stravolta. Scuole, università e industrie fanno fatica a continuare le normali operazioni. Circa metà degli istituti hanno annunciato un periodo di vacanza, in attesa che la situazione migliori. Le missioni diplomatiche nel Paese stanno mandando richieste di benzina agli Stati di appartenenza. Il governo ha bandito l’uso di automobili private e ha ridotto di un quarto i servizi di trasporto pubblico. Più della metà delle ambulanze non sono operative.

Secondo i rappresentanti diplomatici dell’Unione Europea presenti nel Paese, “la mancanza di beni di prima necessità colpisce soprattutto le fasce più povere, in un Paese dove il recente terremoto ha gettato un altro 3,5% della popolazione sotto la soglia di povertà”.

Dopo le dure critiche arrivate al governo Modi per questo blocco non dichiarato, l’ambasciatore indiano in Nepal ha promesso che addolcirà le misure restrittive al confine. Al momento, però, la situazione non sembra migliorata. Secondo Bhim Adhikari, capo della dogana della zona amministrativa di Mechi, circa 60 veicoli sono stati bloccati ieri alla frontiera di Jogbani dalle autorità indiane col pretesto di fare indagini di sicurezza. Dopo alcuni scontri tra i madhesi e le forze di sicurezza avvenuti al confine Bhairahawa-Saunali, gli indiani hanno deciso per il blocco totale della zona.

Amministratori della Nepal Oil Corporation si lamentano che le autocisterne mandate a rifornirsi alla Gonda Depot – Indian Oil Corporation sono tornate riempite solo per il 10%. I politici nepalesi, mentre cercano di minimizzare l’intervento indiano per evitare uno scontro diretto, stanno cercando nuove soluzioni al confine con la Cina. Secondo i media locali, la Cina avrebbe offerto fi costruire strade gratis in Nepal, se Kathmandu si rifornirà di due terzi del suo fabbisogno da Pechino.

Bamdev Gautam, vice primo ministro, ha detto: “Non sappiamo cosa si aspetti l’India gettando il Nepal in crisi. Dovrebbe rispettare la nuova Costituzione approvata dal 90% dei rappresentanti scelti dal popolo”.

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