25/09/2019, 10.10
IRAQ - CINA
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Nuova via della seta, Baghdad e Pechino rafforzano i rapporti bilaterali

Il nuovo piano di sviluppo siglato dal premier irakeno durante la cinque giorni di visita in Cina. Mahdi: l’Iraq è “grato” per il “prezioso sostegno” in un’ottica di ricostruzione. Xi Jinping: “Far avanzare la partnership strategica”. Nel 2018 il commercio bilaterale ha superato i 30 miliardi. Una biblioteca cinese all’università di Baghdad. 

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) - Per rilanciare l’economia e rafforzare i progetti di ricostruzione dopo gli anni di guerre e devastazioni jihadiste, l’Iraq si unirà alla “Nuova via della seta” (One Belt, One road, Bri), il piano di sviluppo promosso da Pechino e frenato dall’Occidente. Ad annunciarlo è stato il Primo Ministro irakeno Adil Abdul-Mahdi, a conclusione della cinque giorni di visita ufficiale a Pechino. Nel contesto della missione, il premier - alla guida di una delegazione di ministri e governatori provinciali - ha sottoscritto otto accordi ad ampio raggio con Pechino, nel tentativo di diversificare e ampliare i rapporti - politici e commerciali - fra le due nazioni.

Il quinto giorno della missione, conclusa ieri, il premier irakeno ha incontrato il presidente Xi Jinping e l’omologo Li Keqiang. Le due delegazioni hanno siglato accordi in diversi settori, fra i quali la finanza, il commercio, la sicurezza. E ancora, progetti di ricostruzione, un rafforzamento delle comunicazioni, il comparto culturale, l’istruzione e gli affari esteri. 

“L’Iraq è passato attraverso conflitti e guerre civili ed è grato alla Cina per il suo prezioso sostegno” ha sottolineato il premier Mahdi alla tv di Stato cinese. Il Paese, ha aggiunto, “intende lavorare insieme nel contesto del progetto ‘Nuova via della seta’”. Una posizione che ha incontrato l’apprezzamento del leader cinese Xi Jinping, secondo il quale le due nazioni possono collaborare in progetti inerenti le infrastrutture e il petrolio. Pechino, ha dichiarato il presidente, “da un nuovo punto di vista, intende far avanzare la partnership strategica fra Cina e Iraq”.

Il progetto Bri, o la Nuova Via della seta, è un tentativo di coinvolgere più Paesi possibili nella costruzione e nell’uso di vie di comunicazioni e commercio, insieme ad infrastrutture, con finanziamenti fino a 1000 miliardi di dollari Usa, in maggioranza cinesi. Fra le cancellerie mondiali  il piano suscita preoccupazione, perché è visto come un tentativo cinese di dominio globale e indirizzato solo ad acquisire vantaggi per la Cina. Nazioni come Sri Lanka, Malaysia, Pakistan e Filippine lo considerano una “trappola del debito”, finendo succubi dei prestiti cinesi.

La Nuova via della seta si inserisce peraltro in un contesto di relazioni consolidate fra Baghdad e Pechino. Lo scorso anno il commercio bilaterale ha superato i 30 miliardi di dollari, con un +10% su base annua; la Cina è il principale partner commerciale dell’Iraq, mentre Baghdad è il secondo fornitore di greggio per il Paese del Dragone. 

L’invasione statunitense nel 2003 per deporre l’allora dittatore Saddam Hussein, gli anni successivi di conflitti interni, le devastazioni jihadiste in concomitanza con l’ascesa dello Stato islamico (SI, ex Isis) nel 2014 hanno causato enormi disastri. E molto si deve fare, ancora oggi, in un’ottica di ricostruzione. “Apparteniamo all’Asia e vogliamo essere parte della sua crescita” ha dichiarato il Primo Ministro nella tappa a Shanghai il 21 settembre. 

Per il governo irakeno la missione cinese potrà garantire “risultati positivi” in un’ottica di “ricostruzione”, in particolare nel settore delle “infrastrutture”. Pechino intende ampliare rapporti che sinora erano limitati al petrolio e all’industria manifatturiera. Nel mirino il comparto energetico, la purificazione delle acque, le scuole, gli ospedali, le unità abitative e i trasporti, con particolare attenzione ai servizi ritenuti “urgenti” per la popolazione. 

Non solo affari, ma anche cultura: l’idea è quella di aprire una biblioteca cinese all’università di Baghdad, unito alla firma di un memorandum di intesa per la collaborazione culturale.

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