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  • » 10/05/2017, 08.43

    YEMEN - INDIA

    Nuovo appello di p. Tom, rapito in Yemen: “Liberatemi, la mia salute peggiora” (video)



    In un messaggio di circa due minuti egli ringrazia la sua famiglia per i messaggi di vicinanza e solidarietà. Il salesiano, barba lunga e provato dalla lunga prigionia, si dice “triste” perché governo e autorità ecclesiastiche non avrebbero fatto il possibile per il suo rilascio. Forse un modo dei rapitori per rilanciare le trattative. 

     

    Sanaa (AsiaNews) - “Sono p. Tom Uzhunnalil e sono nato il 18 agosto 1958. Ho ricevuto i messaggi di sostegno che mi ha inviato la mia cara famiglia, preoccupata per la mia condizione. E di questo vi sono riconoscente, grazie di cuore”. Sono le parole pronunciate dal sacerdote salesiano indiano, sequestrato in Yemen nel marzo del 2016 e diffuse in queste ore dai suoi rapitori (clicca qui per il video). Si tratta del secondo filmato diffuso dal commando armato che tiene in ostaggio p. Tom, in cui il prete sottolinea che “per quanto possibile, mi trattano bene”. 

    Il primo era circolato il 26 dicembre, in concomitanza con le festività natalizie, ed era la prova attesa dalla Chiesa e dal governo indiano sul fatto che egli fosse ancora in vita. In quell’occasione egli aveva lanciato un appello a papa Francesco per la sua liberazione; inoltre, egli aveva affermato - forse dietro pressione dei suoi aguzzini - di essere stato “dimenticato” dalle autorità civili ed ecclesiastiche e aver bisogno di cure.

    Dal 4 marzo del 2016 p. Tom Uzhunnalil è nelle mani del gruppo jihadista, con tutta probabilità legato allo Stato islamico (SI), che ha assaltato una casa di riposo per malati e anziani delle missionarie della Carità ad Aden, nel sud dello Yemen. Nel contesto dell’attacco sono state massacrate quattro suore di Madre Teresa e altre 12 persone, presenti all’interno della struttura. 

    Nel secondo video diffuso l’8 maggio [ma datato 15 aprile 2017] e la cui autenticità deve essere ancora verificata in modo indipendente, il sacerdote chiede di essere “liberato” e avverte che le condizioni di salute stanno “peggiorando rapidamente”. Egli aggiunge che i rapitori avrebbero contattato “il vescovo di Abu Dhabi e le autorità indiane” ma nessuno avrebbe chiesto “di cosa c’è bisogno” perché “venga rilasciato. Questa è una pessima risposta e sono molto triste”. 

    In caso di autenticità del filmato sarebbe comunque un segno incoraggiante. perché testimonia che p. Tom è ancora vivo e i rapitori cercano di rilanciare il canale delle trattative per il suo rilascio. 

    Il religioso originario del Kerala appare nelle immagini con la barba lunga e molto provato da oltre un anno di prigionia. Le condizioni generale di salute sembrano soddisfacenti, sebbene egli chiesa “di essere ricoverato in ospedale” per cure mediche “il prima possibile”. Egli si dice anche “triste” perché non sono state percorse tutte le vie “per ottenere la mia liberazione”. 

    P. Tom conclude il suo breve video-appello [dura poco meno di due minuti] rivolgendosi ancora alla sua famiglia: “Fate tutte quello che potete - sottolinea - per il mio rilascio. Vi prego, fate di tutto per liberarmi. Possa Dio benedirvi per questo”. 

     

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