11/01/2006, 00.00
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Nuovo incontro fra Israele e Santa Sede, nella crisi del dopo-Sharon

di Arieh Cohen

Le delegazioni continuano i lavori. Ma c'è preoccupazione per il futuro: Sharon era fra i più decisi sostenitori del dialogo.

Tel Aviv (AsiaNews) – I negoziati fra Israele e Santa Sede per l'attuazione dell'Accordo globale continuano, nonostante la difficile situazione politica del paese in seguito alla malattia di Ariel Sharon. Oggi le delegazioni della Santa Sede e dello Stato di Israele hanno proseguito i lavori miranti all'accordo globale richiesto dall'Accordo fondamentale del 1993, sullo statuto fiscale della Chiesa e sulla salvaguardia delle proprietà ecclesiastiche, specialmente i Luoghi sacri. L'ultima riunione si era tenuta il 24 novembre dello scorso anno. I prossimi incontri sono previsti per il 17 e 18 maggio. Nel frattempo il "Gruppo di lavoro" continuerà il suo impegno sui beni immobili, dei quali la Chiesa richiede la restituzione. Sono previsti anche consultazioni tra periti giuridici delle due parti.

Tutto si svolge nel contesto particolare in cui la gestione della cosa pubblica si trova in questi giorni in Israele. Il Primo ministro Ariel Sharon è sempre in ospedale, non ancora conscio; a dire dei medici, è estremamente improbabile che egli possa tornare all'esercizio delle funzioni. Sylvan Shalom, ministro degli Esteri, appartiene di fatto a un partito dell'opposizione, il Likud, e le sue dimissioni potrebbero avvenire in qualsiasi momento. A tutt'oggi al governo mancano almeno 10 ministri, i cui "portafogli" sono per ora tenuti dal Sostituto Primo Ministro, il ministro del Tesoro Ehud Olmert. Le elezioni sono state fissate per il 28 marzo, e dopo è prevedibile che ci vorranno settimane per formare un nuovo governo.

L'uscita di scena di Sharon rischia di causare qualche preoccupazione fra i negoziatori cattolici. In passato Sharon ha avuto un ruolo determinante nell'indurre colleghi e subordinati a prendere sul serio il rapporto con la Chiesa cattolica e a riprendere i negoziati con la Santa Sede, anche quando altri elementi della compagine governativa tendevano in altre direzioni. Non è preoccupato il francescano p. David-Maria A. Jaeger, esperto giurista della Chiesa in Israele: " In questi giorni – ha detto ad AsiaNews -  viene spesso ribadito che lo Stato perdura, e così perdurano i suoi doveri, e la necessità di soddisfare gli obblighi pattizi. Qualunque sia la composizione del consiglio dei ministri, di fronte ad altri soggetti sovrani qual'è la Santa Sede, l'interlocutore è sempre lo Stato in quanto tale. Non vi è stato, e non vi sarà alcun momento in cui lo Stato possa trovarsi privo di rappresentanza legale".

Al di là di simili ineccepibili formulazioni giuridiche, resta vero che il futuro esito dei negoziati potrà anche dipendere da fattori politici. Fonti ben informate vicine ai negoziati dicono che i fattori determinanti sono comunque ubicati a Washington, negli Stati Uniti. E' stata Washington a convincere Sharon dell'importanza del rapporto con la Chiesa cattolica, e spetterà a Washington continuare a persuaderne anche i successori di Sharon, prima e dopo le elezioni.

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