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  • » 03/03/2017, 16.03

    CINA

    Oggi hanno inizio le “Due sessioni” della politica cinese. Ma interessano a pochi

    Wang Zhicheng

    Comincia oggi la Conferenza politica consultiva del popolo cinese; fra due giorni inizia l’Assemblea nazionale del popolo. Il disinteressa nasce dal fatto che è tutto già deciso. Almeno 10mila persone portatrici di petizioni sono state allontanate dalla città.

    Pechino (AsiaNews) – È cominciato oggi il raduno della Conferenza politica consultiva del popolo cinese (Cpcpc); fra due giorni vi sarà l’inizio dell’Assemblea nazionale del popolo (Anp). Le due entità insieme sono definite le “Due sessioni”, che durano circa due settimane e sono considerate dal Partito comunista cinese il momento più alto della sua politica verso il popolo, ma il “popolo” sembra esserne quasi del tutto disinteressato.

    In tutto i due raduni raccolgono oltre 5mila rappresentanti. Il Cpcpc mette insieme membri della cultura, dello spettacolo, delle religioni, dell’economia e di altri organismi sociali e hanno una funzione di consulenza e di consiglio verso la leadership. L’Anp, che raduna 3mila rappresentanti politici, dopo la presentazione dello stato della nazione da parte del premier, passa a votare leggi, bilanci economici, promozioni nelle alte cariche e regolamenti preparati dal comitato permanente. Di solito essi approvano ciò che è stato già deciso dall’alto e in generale non vi sono voti di opposizione maggiori del 10%.

    Proprio perché tutto è già deciso, la popolazione cinese non si interessa quasi per nulla a cosa, come e quanto si discute. “Hanno già deciso tutto loro – dice Qian Long – e noi non abbiamo alcuna possibilità di influenzare le cose. Poi, tutti gli anni, si rimesta la stessa zuppa”.

    Vi sono però persone che fanno migliaia di chilometri pur di giungere a Pechino in occasione delle “Due sessioni”: sono coloro che sperano di sfruttare l’occasione per presentare a qualche alto rappresentante una loro petizione. Si tratta di individui o gruppi che hanno subito ingiustizie dai governi locali (requisizione di terre, di case, sentenze, prigionie, …) e chiedono maggiore giustizia a chi è più in alto.

    Per evitare assembramenti e imbarazzo alla leadership, in questi giorni la polizia ha allontanato almeno 10mila persone che si erano radunate per presentare la loro petizione. Alcuni sono stati rimandati al loro paese o villaggio; altri, più caparbi, sono stati detenuti nelle cosiddette “prigioni nere”, luoghi segreti di detenzione; altri ancora vengono bloccati dalla polizia locale, ancora prima che intraprendano il viaggio fino a Pechino.

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