20/06/2019, 09.06
ONU - TURCHIA - A. SAUDITA
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Omicidio Khashoggi: rapporto Onu accusa bin Salman. Critiche saudite, plaude la Turchia

Pubblicati i risultati del team di esperti, secondo cui vi sono “indizi credibili” che portano alle massime sfere a Riyadh. Si è trattato di una “esecuzione deliberata e premeditata”. Ministro saudita parla di “false accuse” e minaccia azioni legali. Per Ankara esso conferma quanto emerso dalle indagini interne. Gli Usa chiedono ulteriori indagini, ma salvano il principe ereditario. 

Istanbul (AsiaNews/Agenzie) - Per i sauditi è un rapporto contenente “chiare contraddizioni” e pieno di “accuse senza fondamento”, che ne “minano la credibilità”. Ankara lo considera la prova di un coinvolgimento delle più alte sfere del regno wahhabita e invita la comunità internazionale a punire i colpevoli. Washington, alleata di Riyadh nella regione, chiede ai sauditi di “fare di più” per punire i responsabili, senza fare il nome del principe ereditario Mohammed bin Salman (mbs). Sono diverse - e contrastanti - le reazioni alla pubblicazione avvenuta ieri del rapporto Onu sull’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi, ucciso il 2 ottobre scorso nel consolato saudita a Istanbul, che accusa proprio il numero due del regno saudita. 

In base all’inchiesta del team di esperti delle Nazioni Unite, guidato dalla relatrice speciale Agnes Callamard, sono emersi “indizi credibili” che collegano Mbs e alti funzionari sauditi alla morte del giornalista. Nel documento di 100 pagine si definisce l’omicidio Khashoggi, voce critica della leadership di Riyadh, un “crimine internazionale” del quale è “responsabile” l’Arabia Saudita “in base alle leggi internazionali sui diritti umani” oltre che una “esecuzione deliberata e premeditata”. 

Analizzando la registrazione delle conversazioni avvenute all’interno del consolato saudita a Istanbul, dove si è consumato l’omicidio, il rapporto narra gli ultimi istanti di vita del giornalista e gli scambi di informazioni fra i membri del commando che lo hanno giustiziato. L’analisti, afferma l’inchiesta, suggerisce che “Khashoggi potrebbe essere stato sedato” e poi “soffocato con un sacchetto di plastica”. Il suo corpo è stato poi smembrato e fatto sparire. 

Per il panel delle Nazioni Unite è un “omicidio extragiudiziale” e le indagini finora compiute da Arabia Saudita e Turchia “non hanno rispettato gli standard internazionali”. Nel caso di Riyadh, inoltre, si potrebbe configurare l’ipotesi di “ostacolo della giustizia”; per far luce sulla vicenda, concludono gli esperti, servono “ulteriori indagini sulle responsabilità individuali di funzionari sauditi di alto livello, compreso il principe ereditario” bin Salman. 

Commentando il rapporto “non vincolante”, il ministro saudita degli Esteri Adel al-Jubeir ne mette in dubbio la neutralità e parla di “false accuse” derivanti da “idee e posizioni preconcette” rilanciate in questi mesi “dalla stampa e dai media internazionali”. Egli non esclude una azione legale contro un documento che diffama il Paese e le sue massime cariche e ricorda infine che Riyadh ha già avviato un processo contro quelli che considera gli autori dell’omicidio, i quali avrebbero agito dietro iniziativa personale ignorando le consegne ricevute. 

Di tenore ben diverso il giudizio sul rapporto della Turchia, che per bocca del ministro degli Esteri invita la comunità internazionale a dar seguito alle indicazioni contenute nel documento. In una nota ufficiale i responsabili della politica estera di Ankara sottolineano che esso “conferma” i dati emersi dall’inchiesta turca, che parlano di atto “premeditato” voluto dai vertici di Riyadh in “violazioni della legge e dei principi internazionali”. 

Gli Stati Uniti invitano l’Arabia Saudita a fare di più per far luce sulla morte del giornalista dissidente, ma si guardano bene dal lanciare accuse verso il principe ereditario Mbs, fra i più stretti alleati in Medio oriente. “Gli inquirenti sauditi - ha sottolineato il consigliere del presidente Brian Hook - hanno compiuto passi importanti […] ma serve uno sforzo ulteriore”. Per molti parlamentari - democratici e repubblicani - l’omicidio rappresenta una svolta nei rapporti con Riyadh, attaccando la scelta di Donald Trump di continuare a considerare Mbs un partner privilegiato. Proprio oggi il Senato dovrebbe votare un provvedimento, in aperto contrasto con la Casa Bianca, che intende concludere un contratto di vendita di armi a Riyadh del valore di 8 miliardi di dollari. 

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