18/04/2017, 15.35
SIRIA - ONU
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Onu: l’attacco al convoglio ad Aleppo un crimine. Salgono a 126 le vittime

Fra i morti vi sono anche 68 bambini. Al momento non si hanno notizie ufficiali sugli autori. Nessun gruppo ha rivendicato la strage. Colpiti civili in fuga da Foah e Kefraya, cittadine da tempo sotto assedio governativo. I media occidentali alludono a un coinvolgimento di Damasco. Ma la mano sembra quella di al Qaeda.

 

Aleppo (AsiaNews/Agenzie) - L’attacco del fine settimana a un convoglio carico di rifugiati siriani - fra cui decine di bambini - nei pressi di Aleppo è un “crimine di guerra”. È quanto sottolinea Rupert Colville, portavoce dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani, commentando l’attentato in cui sono deceduti almeno 68 bambini, per un bilancio aggiornato di 126 vittime. L’esplosione ha investito l’area di Rashideen, investendo un gruppo di bus che trasportavano evacuati in fuga da due città siriane sotto l’assedio dei governativi. “Aggiungiamo la nostra voce - sottolinea il funzionario delle Nazioni Unite - alla condanna generale per l’attacco nei pressi di Rashideen, zona rurale a ovest di Aleppo, che ha investito un convoglio che trasportava persone” innocenti. “Si tratta di un attacco - aggiunge - che equivale a un crimine di guerra” di cui al momento “non si conoscono con certezza le modalità e gli autori”.

Il 15 aprile scorso un veicolo imbottito di esplosivo ha investito il convoglio alla periferia della metropoli del nord del Paese, un tempo capitale economica e commerciale della Siria tornata dal dicembre scorso sotto il pieno controllo di Damasco. Secondo quanto riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani, ong con base a Londra, vicina ai ribelli e sostenuta dai sauditi, le vittime sarebbero almeno 109; diverse decine i feriti.

Lo scoppio ha devastato i bus e incendiato le auto parcheggiate nella zona, lasciando sul terreno i corpi dilaniati dei morti.

Nel messaggio di Pasqua anche papa Francesco ha condannato l’attentato, parlando di “ignobile attacco ai profughi in fuga che ha provocato numerosi morti e feriti”. “In modo particolare [Dio] sostenga gli sforzi di quanti si adoperano attivamente per portare sollievo e conforto alla popolazione civile in Siria, vittima di una guerra che non cessa di seminare orrore e morte”.

Il convoglio, fermo in attesa di partire, era situato in una zona controllata dai ribelli alla periferia di Aleppo. L’esplosione è avvenuta mentre i rifugiati, in larga maggioranza bambini, si stavano radunando attorno a un mezzo che aveva iniziato a distribuire cibo. Le vittime erano originarie di Foah e Kefraya, cittadine da tempo sotto assedio governativo e oggetto di un recente accordo - mediato da Iran e Qatar - che ha garantito il via libera all’evacuazione.

Sinora non si sono registrare rivendicazioni ufficiali per l’attacco. Tuttavia, secondo alcuni esperti si tratterebbe di un gesto opera di al Qaeda, poiché nessun veicolo filo-governativo avrebbe avuto accesso all’area, controllata dai ribelli. Da qui l’idea di un attentato - le cui modalità ricordano gesti compiuti in passato dalla stessa rete del terrore fondata da Osama bin Laden o da Ahrar al Sham - sia opera dei gruppi miliziani, con tutta probabilità legati ad al Qaeda, contro rifugiati governativi.

Gli esperti ricordano inoltre che che il cosiddetto fronte dei “ribelli” non è affatto unito e gli interessi divergono a seconda dei gruppi e dei loro sostenitori (Turchia, Qatar, Arabia Saudita, Stati Uniti). Per questo l’attacco sarebbe opera del fronte che vuole rovesciare il presidente siriano Bashar al-Assad.

Di contro, giornali occidentali parlano al momento di matrice “ignota” dell’attentato, aggiungendo che non è “interesse” dei ribelli colpire evacuati dalle proprie cittadine. L’attacco aveva fatto temere l’interruzione delle operazioni delle cittadine sotto assedio; in realtà sono svolte in modo regolare per tutta la giornata di domenica 16 aprile.

 

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