31/08/2017, 12.13
ASIA
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Onu: nell'Asia-Pacifico l’80% dei fiumi è inquinato; 1,8 milioni di morti ogni anno

Lo studio è del Programma ambientale delle Nazioni Unite e comprende 41 Paesi. Circa 1,7 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienici di base. Quasi l’80% delle acque di scarico viene riversato nei torrenti. Gravi le conseguenze per la salute e l’ecosistema.

Islamabad (AsiaNews/Agenzie) – Nella regione Asia-Pacifico più dell’80% delle acque dei fiumi è inquinato; le pessime condizioni delle risorse idriche causano la morte di 1,8 milioni di persone ogni anno. Lo afferma l’ultimo rapporto del Programma ambientale delle Nazioni Unite (Unep). Lo studio è stato diffuso alla vigilia del secondo forum del ministri dell’ambiente della regione Asia-Pacifico, che si svolgerà il prossimo 5 settembre a Bangkok. I risultati dello studio, è opinione degli esperti, evidenziano le gravi mancanze dei governi nell’assicurare alle proprie popolazioni l’accesso a risorse pulite e non dannose per la salute e l’ambiente.

I Paesi che rientrano nell’area esaminata sono 41. Il rapporto dell’agenzia Onu fa il punto su una situazione critica, quella dell’inquinamento ambientale, già nota in Asia. Tra gli Stati menzionati, spiccano la Cina, dove in 100 milioni bevono acqua avvelenata; l’India, dove da tempo si discute come arginare l’intossicazione delle acque sacre del fiume Gange; il Pakistan, teatro della più grande intossicazione di massa da arsenico lungo le sponde del fiume Indo; il Bangladesh, dove si registrano 43mila morti ogni anno; il Vietnam, che con l’industria dell’acciaio Formosa Group contamina mare e fiumi; la Thailandia, tra i Paesi che più sversano la plastica nei mari.

Secondo lo studio, gli agenti inquinanti più comuni sono i rifiuti organici, i sali disciolti e i metalli pesanti presenti nei corsi d’acqua, pesticidi e residui chimici delle attività industriali. Le fonti tossiche sono acque reflue non trattate o trattate solo in parte, residui agricoli, scarichi industriali e discariche, nutrienti e sedimenti che scorrono durante i periodi delle piogge.

Gli esperti ritengono che la causa principale dell’inquinamento dei fiumi sia dovuta alle scarse misure igieniche della popolazione, compresa la pratica di defecare all’aperto che porta alla contaminazione del terreno da parte di batteri e agenti organici. Qui entrano in gioco – afferma lo studio – le responsabilità politiche: infatti in Asia e nel Pacifico circa 1,7 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienici di base e quasi l’80% delle acque di scarico viene riversato nei torrenti, senza prima subire trattamenti di depurazione.

Tra i disturbi medici provocati dall’avvelenamento idrico, vengono citati colera, diarrea, infezioni intestinali, tracoma (infezione della cornea), malnutrizione, malaria, dengue, schistosomiasi (parassiti nel sangue), filariasi (parassiti che si annidano di solito nei cani). Inoltre la salute dell’uomo è minacciata anche dall’accumulazione dei metalli pesanti nelle piante, consumate per uso alimentare. Molto dipende dai metodi di irrigazione nei terreni contaminati.

Infine, i rifiuti solidi. I dati riportano che nella regione vengono prodotti 1,21 milioni di tonnellate di scarti ogni giorno. Il numero è destinato ad aumentare, e si calcola che nel 2025 i rifiuti saranno pari a 2,65 milioni di tonnellate al giorno. Se non si corre ai ripari sviluppando adeguati sistemi di trattamento, conclude il rapporto, le conseguenze per la salute e l’ecosistema saranno ancora più dannose: aumento dell’inquinamento dell’aria e degli odori nauseanti, decomposizione del suolo, delle falde acquifere e della superficie.

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