29/01/2016, 11.31
INDIA-VATICANO
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Operazione di cardiochirurgia per mons. Barwa: “Gesù dammi un cuore nuovo per amarti e servire il mio popolo” in Orissa

di Nirmala Carvalho

La malattia è partecipazione alle sofferenze di Gesù e alla redenzione del mondo, secondo la testimonianza di san Giovanni Paolo II. Il lungo periodo di convalescenza affrontato con lunghe preghiere e l’immersione sempre più intima nel mistero di Gesù. Come vivere da malato l’Anno della Misericordia e della vita consacrata. Una testimonianza dell’arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar (Orissa)

Cuttack-Bhubaneswar (AsiaNews) – “Gesù, dammi un cuore nuovo per amarti e per servire il mio popolo”: è la preghiera silenziosa che mons. John Barwa, arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar (Orissa) ha espresso mentre su una lettiga trascinata dagli infermieri veniva portato nella sala operatoria per un’operazione di cardiochirurgia.

Il vescovo è stato operato lo scorso 19 dicembre, per tre lunghe ore e al momento si trova ancora in convalescenza. Con AsiaNews ha voluto condividere il senso di quei momenti di fatica, sofferenza e timore vissuti per amore dei suoi fedeli di Kandhamal.

“Questa operazione chirurgica – dice - è un’immensa grazia per me, in questo anno della Misericordia perché posso condividere un po’ di sofferenza con la gente della mia diocesi, specie il mio popolo di Kandhamal, una delle comunità più emarginate e colpite in India”. Nel 2008 questo distretto è divenuto tristemente famoso per per le persecuzioni contro i cristiani da parte di gruppi fondamentalisti indù che per mesi hanno ucciso decine di persone, bruciato centinaia di villaggi, cacciato decine di migliaia di famiglie. Una prossima seduta in marzo della Conferenza episcopale indiana sarà dedicata proprio ai fedeli del Kandhamal.

“La Divina provvidenza – continua - ha voluto che la mia operazione si svolgesse dalle 12 alle tre del pomeriggio, quando secondo la tradizione si è svolta la passione di Gesù. Così mi è stato più facile unire i miei dolori e il mio sangue per i nostri fedeli del Kandhamal e dell’India. È stato un vero dono di grazia in questo anno del Giubileo della Misericordia: un entrare nella passione di Cristo e intercedere per il mio popolo”.

“S. Giovanni Paolo II ha detto che ‘quando lo si vive uniti a Cristo, il dolore viene trasformato in una fonte di vita per tutta l’umanità’ e che ‘con la sofferenza veniamo a partecipare alla redenzione del mondo’”.

“Un’altra grazia – continua – è stata il fatto che questa mia operazione al cuore è avvenuta nell’Anno della vita consacrata. La riuscita dell’operazione mi ha fatto toccare con mano la bellezza e la gioia della misericordia di Dio per me e per il mio popolo”.

“La vita consacrata è una chiamata a seguire Gesù, a sperimentare la misericordia di Dio e, come Gesù, umanizzare un mondo in attesa, rendendo sempre più reale il Regno di Dio. La mia consacrazione a vita è stata rinnovata con questa operazione chirurgica, che mi ha mostrato la tenerezza misericordiosa di Gesù”

La mia consacrazione come sacerdote e come vescovo non è mia proprietà: io sono immerse nella consacrazione di Gesù. Per sua grazia, dopo l’operazione e nella mia convalescenza, mi sento rinnovato nella chiamata ad essere un ‘alter Christus’ (un altro Cristo). In questo periodo passo molte ore in preghiera e vado a fondo della mia intimità con Gesù. Mi sento rinnovato nel vivere una vita piena di amore, dedicando a Lui la mia sofferenza e quella dei poveri e dei diseredati di Kandhamal”.

““Papa Francesco ha detto. ‘È necessario che i consacrati e le consacrate di oggi siano profetici, capaci di risvegliare il mondo, mostrando che essi sono una generazione nuova, che hanno qualcosa da dire al mondo di oggi’ e io aggiungo che questo avviene nella nostra vita quotidiana, con le fatiche, la malattia, il dolore, con cui siamo conformati sempre di più al cuore di Cristo. Dio benedica l’Orissa”.

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