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    » 08/08/2012, 00.00

    INDIA

    Orissa, tribunale riapre il caso sull'omicidio di un cristiano insabbiato dalla polizia

    Nirmala Carvalho

    Micahel Nayak è stato ucciso a Baliguda (Kandhamal) il 20 luglio da un gruppo di estremisti indù. La polizia aveva archiviato il caso come "normale incidente". Presidente del Global Council of Indian Christians chiede alle autorità di investigare e riaprire il fascicolo su altri cristiani vittime degli estremisti e sui pogrom dell'Orissa del 2008.

    Mumbai (AsiaNews) - La corte di Baliguda (Kandhamal) riconosce l'assassinio di Micahel Nayak, pastore protestante ucciso dagli estremisti indù il 20 luglio 2011 e dà il via alle indagini per individuare i colpevoli. La decisione del tribunale ribalta la tesi della polizia di Kandhamal che aveva tentato di insabbiare l'omicidio registrandolo come "normale incidente". I magistrati hanno anche aperto un fascicolo contro gli agenti responsabili del depistaggio.

    Sajan George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), sottolinea che la corte ha dato un segnale positivo, ma invita i giudici a investigare anche su altri 5 casi di omicidio di cristiani insabbiati dalla polizia.

    L'attivista spiega che l'eccessiva lentezza dei tribunali indiani in materia di violenze a sfondo religioso emerge anche dal recente rapporto sulla libertà religiosa del Dipartimento di Stato statunitense. "Fra due settimane - afferma - ricorrerà il quarto anniversario dei massacri del 2008 contro i cristiani dell'Orissa e la giustizia è molto lontana dall'aver raggiunto dei risultati".  

    Il documento del Dipartimento di Stato Usa cita i pogrom del 2008 e afferma che "i progressi in processi legati a casi di violenze settarie contro le minoranze vanno a rilento e sono inefficienti. A ciò si aggiungono, continui casi di intimidazione, pestaggi e soprusi contro membri di minoranze religiose, soprattutto quella cristiana, negli Stati in cui vigono leggi anti-conversione".

    Tra dicembre 2007 e agosto 2008, ultranazionalisti indù hanno ucciso 93 persone, bruciato e depredato oltre 6500 case, distrutto oltre 350 chiese e 45 scuole. A causa dei pogrom, nel 2008 oltre 50mila persone, per lo più cristiani, sono state sfollate. Oggi, si contano ancora 10mila profughi. La Chiesa dell'Orissa ha sempre avviato programmi di assistenza e ricostruzione, rivolti a cristiani e indù. 

    In questi anni, su 3.500 denunce di violenze, la polizia ha registrato solo 827 casi. Di questi 300 hanno avuto regolare processo e hanno portato alla condanna di 480 persone: 68 al carcere e 412 al pagamento di pene pecuniarie. Oltre 200 casi sono stati invece archiviati per mancanza di prove, 300 devono essere ancora esaminati. Sajan George nota che le carenze nel sistema giudiziario indiano sono evidenti nel caso di Manoj Pradhan, leader locale del Bharatiya Janata Party (Bjp), partito nazionalista indù.  Nel settembre 2010 egli è stato accusato di aver ucciso 11 persone, ma l'Alta corte l'ha condannato solo per un caso di  omicidio colposo e al pagamento di una multa. Nonostante tale pena e i processi in corso per altre sette reati legati ai pogrom, l'uomo è stato rilasciato su cauzione ed è ancora deputato nel parlamento dell'Orissa. 

     

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