26/11/2008, 00.00
INDIA
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Orissa, un bilancio dopo 3 mesi di violenze contro i cristiani

Sono 118 i morti accertati, ma si teme siano almeno 500, con molti corpi nascosti o cremati. Oltre 54mila sfollati. Le violenze continuano, anche se con minor frequenza, anche per l’impunità goduta dagli assalitori.

New Delhi (AsiaNews) – Almeno 118 cristiani assassinati e oltre 10mila (soprattutto Dalit e tribali) costretti a vivere in campi profughi senza poter tornare alle case – spesso distrutte - per timore degli estremisti indù, anche se altre fonti parlano di circa 500 morti con molti corpi occultati o cremati. L’All India Christian Council (Aicc) ricorda i dati di 3 mesi di martirio dei cristiani nell’Orissa.

Gli estremisti indù “giustificano” il massacro dei cristiani accusandoli dell’omicidio del loro leader Swami Lakshamanananda Saraswati il 23 agosto, sebbene sia stato rivendicato dai maoisti. Due giorni dopo si sono state scatenate le peggiori violenze anticristiane della recente storia indiana, in 14 dei 30 distretti dello Stato.

L’Aicc parla di violenze gravi e distruzioni in 315 villaggi, 4.640 case di cristiani bruciate, 54mila sfollati, 6 pastori e un sacerdote cattolico uccisi, altri 10 feriti gravemente, 18mila cristiani feriti, 2 donne violentate tra cui una suora, 149 chiese distrutte e 13 scuole e istituti danneggiati. Spesso la polizia non è intervenuta e solo da metà ottobre ha posto un freno alle violenze, che però non sono mai cessate. Ancora il 12 novembre una folla di 200 persone ha assalito una chiesa cattolica a G. Udayagiri.

Padre P.R. Parichha, presidente dell'Aicc per l’Orissa, dice che c’erano ancora 24mila persone nei campi profughi quando lo Stato ne ha chiusi molti dicendo di tornare ai loro villaggi: cosa per tanti impossibile “per timore di violenze o conversioni forzate. Molti non potranno mai tornare a casa”.

Nei campi profughi manca di tutto, gli sfollati non possono trovare lavoro, i bambini perdono la scuola.

Il presidente nazionale dell'Aicc Joseph D’souza denuncia la mancanza di un’effettiva e celere giustizia in Orissa e nel Karnataka.  Secondo la Christian Legal Association of India nei 3 mesi sono state presentate oltre 1.800 denunce per omicidi, aggressioni, danni e incendi. Ci sono stati centinaia di arresti, ma quasi tutti sono stati subito rilasciati su cauzione. Il governo dell’Orissa ha promesso una giustizia celere, ma le indagini proseguono con lentezza, anche per fatti evidenti. Soprattutto –insiste D’souza- gli organizzatori e gli istigatori delle violenze finora hanno goduto di una sorta di impunità.

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