10/06/2013, 00.00
INDIA
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Orissa: dopo i pogrom, ai cristiani “risarcimenti fantasma”

Secondo un rapporto di due ong laiche, le somme corrisposte alle vittime dalle autorità centrali dell’India e quelle statali dell’Orissa hanno coperto solo le case danneggiate, ma non ogni altro tipo di proprietà: terreni, mobili, risorse agricole, utensili. L’arcivescovo emerito di Cuttack-Bhubaneshwar: “Nessun aiuto neanche per i luoghi di culto danneggiati”.

Bhubaneshwar (AsiaNews) - "Con le vittime dei pogrom anticristiani del Kandhamal (2008) il governo centrale dell'India e quello dello Stato dell'Orissa hanno fallito il loro mandato costituzionale di proteggere i diritti fondamentali dei cittadini". A parlare è mons. Raphael Cheenath, arcivescovo emerito di Cuttack-Bhubaneshwar, che ad AsiaNews presenta un rapporto in cui si analizza l'assoluta inadeguatezza dei risarcimenti statali e nazionali accordati dopo le violenze.

Pubblicato il 7 giugno 2013, lo studio si intitola Unjust Compensation: Assessment of Damage and Loss of Private Property during the Anti-Christian Violence in Kandhamal, India ed è stato elaborato dal Centro per l'uso sostenibile delle risorse sociali e naturali (Csnr, Bhubaneshwar) e dal Network per il diritto alla casa e alla terra (Hlrn, New Delhi). Le due ong hanno presentato la loro indagine con la collaborazione della Chiesa e della Croce Rossa.

Secondo il rapporto, il governo dell'Orissa ha risarcito solo in caso di abitazioni danneggiate o distrutte e di vittime. Ogni altro tipo di proprietà - terreni, oggetti e arredamento presenti all'interno delle case, documenti, materiale agricolo, utensili, riserve alimentari - non è stato compreso nei risarcimenti. Questo, spiega il prelato, "ha creato danni enormi a persone che hanno subito un annientamento quasi sistematico". Come mostra lo studio, il problema è che nel Paese non esistono politiche - a livello statale e nazionale - che regolamentano questo tipo di perdite.

La questione dei risarcimenti riguarda anche i luoghi di culto distrutti o danneggiati: "Il governo - spiega mons. Cheenath - sostiene di non poter finanziare la ricostruzione di chiese e istituti religiosi danneggiati perché l'India è un Paese laico". In passato lo stesso vescovo ha presentato una petizione alla Corte suprema, chiedendo 30 milioni di rupie (circa 390mila euro) per ripristinare gli edifici della Chiesa danneggiati. Anche se il tribunale ha acconsentito al risarcimento, il governo ha accordato solo una minima parte della somma chiesta in origine. (NC) 

 

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