15/05/2020, 08.31
RUSSIA
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Ortodossi e musulmani russi pregano con papa Francesco per la fine della pandemia

di Vladimir Rozanskij

Fra i più entusiasti della Giornata di preghiera e digiuno lanciata dall’Alto comitato della fratellanza umana e sostenuta dal pontefice, vi è il presidente ceceno Ramzan Kadyrov (di professione islamica) e il muftì Rushan Abbasov, primo vice-presidente del Consiglio Islamico di Russia. Sostegno anche da molti sacerdoti ortodossi, cristiani protestanti ed ebrei. Continua la moria di sacerdoti e monaci nella Chiesa ortodossa. Una croce “anti-virus”.

Mosca (AsiaNews) - La “Giornata di preghiera per la liberazione dal coronavirus” sostenuta da papa Francesco e dall’Alto comitato della fratellanza umana, celebrata ieri, ha trovato molti apprezzamenti e adesioni anche in Russia. Molti sacerdoti ortodossi hanno dichiarato di unirsi al papa e ai cattolici, precisando che le litanie e i moleben per chiedere la fine della pandemia sono già molto praticate dalla Chiesa russa. Fra i più entusiasti dell’iniziativa papale vi è il presidente della repubblica russa della Cecenia, Ramzan Kadyrov (di professione islamica): “Sono convinto che in questo giorno le persone di diversi continenti e i rappresentanti di varie religioni si rivolgono insieme all’Altissimo. Noi chiediamo al Creatore di aiutarci a superare la pandemia e la crisi che essa ha provocato. Solo unendoci e superando le divisioni che ci fanno soffrire, potremo sperare che l’Altissimo abbia misericordia di noi”.

Anche il muftì Rushan Abbasov, primo vice-presidente del Consiglio Islamico di Russia, ha ricordato che “siamo nel mese benedetto del Ramadan, che ancor più riempie di preghiere la vita dei musulmani. I musulmani di Russia hanno già organizzato più volte delle preghiere collettive con i musulmani di altri Paesi; noi appoggiamo di tutto cuore queste iniziative, come l’appello alla preghiera comune proposto dal papa di Roma Francesco”.

Nella Chiesa Ortodossa molti hanno sostenuto l’iniziativa, come ha dichiarato il sacerdote Aleksej Dikarev: “Questa proposta unisce le persone di buona volontà, che cercano di fare tutto ciò che dipende da loro per superare questa crisi. Tutta la Chiesa ortodossa russa con i suoi pastori e fedeli prega per un veloce superamento di questa crisi, ripetendo in particolare l’Akatistos alla Madre di Dio”. Anche i protestanti russi, e il rabbino capo di Russia Berl Lazar, hanno espresso la loro solidarietà con l’iniziativa del papa.

In particolare, la Chiesa russa prega ricordando le tante perdite di questi giorni, a causa del coronavirus. Il 13 maggio è venuto meno un sacerdote di 46 anni, il protoierej Vasilij Aleksandrov, che serviva nella chiesa della Trinità nel villaggio di Oktjabrskij, in provincia di Mosca, noto anche come moderatore del blog del protodiacono Andrej Kuraev. Padre Vasilij ha lasciato la moglie, la matushka Julija, con cinque figli. Sono morti anche il protoierej Aleksandr Gridunov, dell’eparchia di Volgodonsk vicino a Rostov, il protoierej Aleksij Penkov (foto 2), 52 anni, della chiesa della Trinità vivificante a Konkovo, in periferia di Mosca, e lo ieromonaco Petr (Gribov) dell’eparchia di Shuj, di 55 anni. Nel suo monastero della Croce Vivificante di Shuj, tutti i 12 monaci sono stati infettati dal virus. Il monastero sorge in luogo difficilmente accessibile e anche recarsi in ospedale è piuttosto problematico, e padre Petr è morto nella sua cella senza poter essere curato.

Nel monastero di Verkhoturja sugli Urali, il numero dei contagiati ha raggiunto le 50 persone; anche tutti i 15 monaci del monastero di San Pafnuzio nella provincia di Kaluga sono stati trovati positivi al coronavirus. In una parrocchia dell’eparchia di Kurgan, quella della Natività di Chastoozerje, il parroco p. Aleksandr Shumilov ha pensato di organizzare una “corsa processionale” dei fedeli con l’icona di san Giorgio il Vincitore, in onore della Vittoria celebrata in questi giorni e per la liberazione dal virus nemico. Insieme agli stendardi dei santi, i parrocchiani hanno sventolato le bandiere rosse con la falce il martello (foto 3).

A causa del virus è morto anche un vescovo protestante, Nikolaj Mitrofanov, uno dei principali rappresentanti dell’Unione russa dei cristiani evangelici (i pentecostali russi), nella città di Jaroslavl sul fiume Volga. Ne hanno dato notizia i suoi confratelli, il vescovo Sergej Rjakhovskij e il vescovo Andrej Dirienko, ricordando che “Non c’è amore più grande di chi dà la vita per i propri amici” (Gv 15,13).

I deputati della Duma di Stato, il parlamento russo, hanno deciso di applicare alla giacca e ai vestiti uno speciale stendardo con la croce (foto 4).  Lo speaker della Duma, Vjačeslav Volodin, ha spiegato che esso è un segno che “allontana il coronavirus”. Anche il portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, da alcuni giorni portava la croce bianca sulla giacca, prima di essere ricoverato per il virus.

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