21/09/2019, 11.04
HONG KONG - CINA
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Ossa rotte, sangue e perfino tortura: Amnesty accusa la polizia di Hong Kong

di Paul Wang

Il rapporto dell’organizzazione per i diritti umani è basato su 38 testimonianze e su documentazione video. La polizia rigetta le accuse. Presi di mira i Lennon Wall della protesta. Junius Ho “immondizia” di Hong Kong.

Hong Kong (AsiaNews) – Ossa rotte, ferite, sanguinamenti e perfino torture: è l’accusa che Amnesty International rivolge alla polizia di Hong Kong nei suoi tentativi di estirpare le proteste anti-estradizione che durano da oltre tre mesi.

La denuncia, contenuta in un rapporto presentato ieri, si basa su 38 testimonianze da parte di arrestati, personale sanitario e avvocati, insieme a documentazione video che mostrano uno “schema preoccupante” da parte della polizia nell’uso di “tattiche avventate e illegali”.

Dagli inizi delle manifestazioni in giugno, il movimento anti-estradizione esige un’inchiesta indipendente sull’uso eccessivo della forza esercitato dai poliziotti.

Negli ultimi tre mesi la polizia ha sparato più di 2382 gas lacrimogeni, 776 proiettili di gomma, usato idranti e manganelli, arrestando quasi 1400 persone delle quali 70 sono accusate di “rivolta”, un’accusa che può essere punita con 10 anni di carcere.

Le accuse più pesanti sono legate alla collusione di forze dell’ordine con la mafia di Yuen Long e l’operato della polizia alla stazione della metropolitana di Prince Edward lo scorso 31 agosto.

Alla conferenza stampa del pomeriggio, Tse Chun-chung, soprintendente della polizia per le pubbliche relazioni, ha rifiutato il rapporto di Amnesty, dicendo che esso non tiene in considerazione che le forze dell’ordine “stanno affrontando una sfida senza precedenti allo stato di diritto”. In una dichiarazione ufficiale, la polizia ha anche detto che essa non commenta “su casi particolari” e le persone che sono scontente dell’atteggiamento di qualche poliziotto possono denunciarlo seguendo i meccanismi esistenti.

La giornata di oggi è segnata anzitutto dalla campagna “pulisci Hong Kong”, lanciata dal parlamentare pro-Cina Junius Ho, che mira a togliere tutti i “Lennon Wall” disseminati sul territorio. Il Lennon Wall era una forma di protesta sorta in Cecoslovacchia negli anni ‘80, dove la gente postava messaggi in modo libero. A Hong Kong, i giovani ne hanno disseminati a migliaia, usando anche spazi pubblicitari, muri, fermate dell’autobus, pieni di messaggi e post-it colorati che inneggiano alla democrazia.

Junius Ho ha poi ritrattato la sua proposta, consigliando ai suoi collaboratori di pulire “solo le immondizie” (foto 2), ma di non toccare i Lennon Wall per evitare provocazioni. In realtà i suoi collaboratori hanno raschiato molti di questi “muri della democrazia”. Ma finora non ci sono stati scontri. Un giovane del movimento anti-estradizione ha consigliato a Junius Ho di togliersi di mezzo, essendo lui stesso una “immondizia” della società di Hong Kong. Altri hanno detto: “Li buttino pure giù. Noi li riedificheremo e li riempiremo ancora dei nostri post” (foto 3).

A Yuen Long è in programma una manifestazione per ricordare gli attacchi di gruppi mafiosi contro i manifestanti a due mesi dall'evento. La metropolitana ha chiuso la stazione per evitare vandalismi.

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