02/09/2016, 16.11
VATICANO - SIMPOSIO - ASIA
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P. Brambillasca: Madre Teresa insegna al Pime la missione vissuta con “gioia e serenità”

di Ferruccio Brambillasca*

Il rapporto fra la santa di Calcutta e l’istituto missionario risale al 1973. Il “profondo interesse” di Madre Teresa “per l’altro, il prossimo”. Dalla Cambogia al Brasile, le missioni avviate o cresciute grazie alla collaborazione fra le Missionarie della Carità e i sacerdoti del Pime. L’intervento completo del Superiore Generale del Pime al Simposio di AsiaNews. 

Città del Vaticano (AsiaNews) - La missione “nasce e vive” attraverso una vera “esperienza di Dio nella fede e nella preghiera”. La priorità è “amare i poveri, gli emarginati e gli ultimi”. E ancora, la vocazione missionaria va vissuta con “gioia e serenità”. È quanto ha sottolineato p. Ferruccio Brambillasca, Superiore Generale del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime), raccontando l’insegnamento lasciato da Madre Teresa a quanti operano nella missione. Ecco, di seguito, l’intervento completo di p. Brambillasca al Simposium di AsiaNews dedicato a Madre Teresa.

Carissimi, 

nel salutare tutti voi che partecipate a questo Simposium, vorrei brevemente ricordare la figura di Madre Teresa in rapporto al mio Istituto, il Pontificio Istituto Missioni Estere - PIME.

Innanzitutto, vorrei condividere con voi il grande dono ricevuto durante la mia personale esperienza di lavoro in India come formatore nel seminario del Pime a Pune, avendo incontrato diverse volte le suore di Madre Teresa (dove i nostri seminaristi svolgevano un'esperienza di caritativa) e la stessa Madre Teresa.

Ricordo ancora l'incontro con Madre Teresa come se fosse oggi. Insieme ad un altro confratello, mi trovavo a Calcutta, e avevamo deciso di visitare, senza aver dato alcun preavviso, la casa e le opere delle suore di Madre Teresa. Tra l'altro, personalmente, mi trovavo in un periodo molto difficile perché il governo indiano mi aveva chiesto di lasciare immediatamente il paese dato che il mio visto non poteva essere rinnovato. Inoltre desideravo tanto incontrare Madre Teresa prima di lasciare l'India, e così è stato!

In quei giorni Madre Teresa stava facendo gli Esercizi Spirituali con le sue consorelle ma, appena ha saputo che due missionari desideravano incontrarla, anche brevemente, ha lasciato il luogo degli Esercizi Spirituali ed è venuta ad accoglierci. Immediatamente ci ha chiesto chi eravamo, perché eravamo in India, se avessimo problemi con il visto -e le ho detto subito che proprio in quei giorni non mi avevano rinnovato il visto di permanenza in India- problemi con il cibo e con il clima indiano. Alla fine, noi, che volevamo sapere qualcosa su di lei e sulla sua vita, ci siamo accorti che le cose si erano capovolte: era stata Madre Teresa ad informarsi di noi, della nostra vita e vocazione, dimostrando il suo profondo e sentito  interesse per l'altro, per il prossimo!

Durante le mie visite alle missioni del Pime, ho incontrato più volte le suore di Madre Teresa. Ricordo in modo speciale le suore che vivono vicino alla nostra parrocchia di Port Moresby e quelle che vivono nella Diocesi di Vanimo (entrambi i luoghi si trovano in Papua Nuova Guinea); le suore che lavorano nella Diocesi di Parintins (Brasile) sul Rio della Amazzoni e, infine, le suore che, insieme al Pime, hanno aperto una nuova missione in Cambogia proprio 25 anni fa.

In tutte queste comunità - e anche in altre che non ho menzionato - ho sempre incontrato molta accoglienza, disponibilità a lavorare per e con i poveri, preghiera, povertà e semplicità di vita. Inoltre, ho sempre ammirato una caratteristica speciale presente nelle suore: gioia vera e profonda nel vivere la missione.

Anche nella mia esperienza missionaria in Giappone, oltre che ad aver conosciuto ed apprezzato le attività delle suore di Madre Teresa che lavorano a Tokyo, devo esprimere la mia gratitudine al Signore perché, nella parrocchia dove ho vissuto e lavorato (sempre nella diocesi di Tokyo), è sbocciata la vocazione religiosa di una giovane giapponese che ha deciso di far parte della comunità delle suore di Madre Teresa. Mi sembra importante raccontare questo perché la vocazione di questa giovane è un segno concreto che il fascino e il carisma di Madre Teresa non ha confini, perfino in un paese come il Giappone, dove i cristiani sono una piccola minoranza e le vocazioni alla vita religiosa sono veramente poche.

Naturalmente, il rapporto tra il Pime e Madre Teresa, soprattutto in Italia, ha una lunga storia che inizia nel 1973, quando, per la prima volta, Madre Teresa venne in Italia su invito dei missionari del Pime per partecipare ad una marcia per le vie di Milano: quella che sarebbe diventata la prima veglia missionaria! Da allora, gli incontri dei missionari del Pime con Madre Teresa e con le "sue" suore sono stati innumerevoli e non sono più terminati.

Cosa insegna oggi Madre Teresa ai noi missionari del Pime, sparsi in varie parti del mondo e impegnati ad annunciare il Vangelo in diverse culture? 

Penso che Madre Teresa ci insegni molte e diverse cose, ne elenco brevemente alcune: 

  • La missione nasce e vive attraverso una vera esperienza di Dio nella Fede e nella Preghiera. La vita, la testimonianza di Madre Teresa per noi missionari è soprattutto questo, senza alcun dubbio! La missione, sembra dirci ancora Madre Teresa, non può avere altri inizi o sorgenti se non nel fatto che uno ha fatto esperienza del Dio vivente e questo Dio vivente chiama ciascuno ad essere missionario e Suo testimone.
  • La priorità di amare i poveri, gli emarginati, gli ultimi, prima di tutto e sopra di tutto nelle nostre missioni, in qualunque luogo dove ci troviamo, dal piccolo villaggio della Guinea Bissau alla grande metropoli di Hong Kong. Sono convinto che questo richiamo di Madre Teresa sia essenziale per noi missionari, anche e soprattutto in alcune missioni in cui lavoriamo, dove potrebbe sembrare che i cosiddetti "ultimi" non esistano oppure non si possa fare molto per loro. Questa attenzione di amore verso i più poveri, così forte ed essenziale nella vita di Madre Teresa, ci interpella a rivedere la nostra missione e la nostra presenza.
  • Infine, la gioia e la serenità nel vivere la nostra vocazione missionaria, anche se, a volte, la missione si presenta faticosa e difficile. Incontrando Madre Teresa e visitando tante comunità delle Missionarie della Carità, ho sempre notato, con molta ammirazione, la gioia e la serenità presente in loro, segno che il protagonista del loro e nostro lavoro e della missione è e rimane Dio. Penso che anche noi missionari dovremmo recuperare queste due realtà -gioia e serenità- di fronte ad una missione che cambia e sembra diventare sempre più difficile e incerta. Che la Madre ci accompagni a realizzare questo nostro Desiderio.

Concludo, ringraziando P. Bernardo Cervellera, missionario del Pime e Direttore di Asia News, assieme a tutti i suoi collaboratori, per aver organizzato questo Simposium alla vigilia della canonizzazione di Madre Teresa. Colgo l’occasione per ringraziare coloro che sono intervenuti e interverranno durante questo Simposium e, ringrazio tutti voi qui presenti per la vostra partecipazione e la vostra attenzione.

Grazie.

(* Superiore Generale del Pime)

 

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