26/06/2011, 00.00
ITALIA - MYANMAR
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P. Clemente Vismara beatificato in piazza del Duomo a Milano

di Bernardo Cervellera
Con lui, sono proclamati beati anche il sacerdote Serafino Morazzone e la suora Enrichetta Alfieri. Il card. Tettamanzi li addita come esempio della “grandezza della piccolezza evangelica”. Le offerte raccolte serviranno alla ricostruzione dell’orfanotrofio di Monglin, distrutto dal terremoto del marzo scorso.
Milano (AsiaNews) - Un applauso lungo diversi minuti ha accolto oggi la proclamazione di tre nuovi beati sulla piazza del Duomo a Milano. Essi sono Serafino Morazzone (1742 – 1822), sacerdote milanese, per molto tempo parroco di Chiuso (Lecco), soprannominato “il curato d’Ars ante-litteram”; suor Enrichetta Alfieri (1891-1951), delle suore di S. Giovanna Antida, per molti anni impegnata nella pastorale delle carceri della città, portatrice di riconciliazione prima, durante e dopo la Seconda guerra mondiale; p. Clemente Vismara (1897-1988), missionario del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere), “patriarca della Birmania”, dove ha vissuto per 65 anni.

All’inizio della celebrazione, sono state presentate delle brevi biografie dei tre beati. Quella di p. Vismara è stata letta da p. Piero Gheddo, per molto tempo postulatore della sua causa. P. Gheddo ha citato alcune frasi di p. Clemente: “La vita è fatta per esplodere, per andare più lontano. La vita è bella quando la si dona”.

Nella formula di beatificazione, letta dal card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per la causa dei santi, i tre vengono così definiti: don Serafino Morazzone, “pastore umile, completamente dedito al servizio del gregge a lui affidato e fulgido esempio di preghiera, carità e povertà”; suore Enrichetta, “Angelo delle carceri, testimone dell’infinita misericordia di Dio verso i suoi figli e di piena fiducia nella speranza del loro riscatto”; p. Clemente è “instancabile annunciatore e testimone del Signore Gesù in terra d’Oriente e difensore degli ultimi tra i poveri e i malati”.

Fra gli invitati vi sono vescovi, diaconi e sacerdoti dal Myanmar e dalla Thailandia, come pure gruppi di ex detenuti; alpini di Chiuso, che svolgono servizio di volontariato ai circa 10 mila fedeli giunti da molte parti della diocesi di Milano e dell’Italia.

Nella sua omelia, il cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, sottolinea la “grandezza della piccolezza evangelica” che brilla nelle tre figure dei beati, tutti caratterizzati da una vita umile, semplice, eppure capace di muovere i cuori.

“La grazia sorprendente dell’Eucarestia – ha precisato il card. Tettamanzi –, l’amore gratuito di Dio che non cessa di farsi dono, continua ad esercitare una misteriosa forza di attrazione anche in un mondo come il nostro, apparentemente distratto e indifferente, ma in realtà assetato di riconciliazione e di unità, bisognoso di quella carità semplice e concreta che sa trasfigurare la normalità del quotidiano nella piccolezza di un sorriso, di un gesto di amicizia, di una parola di consolazione”. E citando p. Vismara, ha aggiunto: “La vita è radiosa dal momento in cui si incomincia a donarla… Solo l’amore fa vincere la vita”.

A rendere ancora più concreto questo amore che “fa vincere la vita”, il Comitato per le beatificazioni ha proposto che tutte le offerte raccolte durante la messa, saranno utilizzate per ricostruire l’orfanotrofio, la chiesa, e la casa di Monglin, prima missione del p. Vismara. Tutte quelle strutture infatti sono state distrutte dal terremoto che ha colpito il Myanmar lo scorso 24 marzo.

Alla fine della comunione, un gruppo di suore e laici birmani hanno intonato un canto eucaristico nella loro lingua.

Prima della conclusione, ha preso la parola ancora il card. Amato, che ha sottolineato alcuni aspetti della vita dei tre nuovi beati. E ha concluso: "sono riflessi della bontà di Dio, ma anche frutti maturi della civiltà dell'amore che ha reso celebre nel mondo la nostra patria. Quando parliamo di carità, i nostri beati  non  spacciano moneta falsa. Sulla loro bocca la parola 'amore' ha la risonanza autentica di chi spende l'esistenza per costruire giorno dopo giorno una società più buona e più umana. ... E' una lezione di vita da riscoprire da parte di tutti noi, che siamo come intorpiditi sotto i falsi slogan di un ambiente fatuo, che esalta la trasgressione e deride invece chi nella famiglia e nella società costruisce, nell gioia e nel dolore, l'autentico futuro della nostra società con una esistenza di onestà e di amore, fondata sui comandamenti di Dio".
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