18/06/2019, 12.14
EGITTO
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P. Rafic: nessuna ombra sulla morte di Morsi. Timori di attentati dei Fratelli musulmani

L’ex leader è morto per infarto al termine di un’udienza del processo per spionaggio. Erdogan accusa i “tiranni” del Cairo. Il sacerdote egiziano esclude circostanze sospette lanciate da governi occidentali e ong internazionali. “Dispiaciuti” per la scomparsa, ma “aveva governato in modo catastrofico” ed è stato “il primo a violare la Costituzione”.

Il Cairo (AsiaNews) - Mohamed Morsi “era una persona malata” che già in passato aveva avuto “un tumore alla testa prima di essere eletto presidente” ed era di salute “delicata”. Lo stress derivante dal processo “può aver minato ancora di più” le sue condizioni, ma non vi sono altri elementi oltre “a quello medico, dietro il suo decesso”. È quanto afferma ad AsiaNews p. Rafic Greiche, presidente del Comitato dei media del Consiglio delle Chiese d’Egitto, commentando la morte improvvisa dell’ex presidente legato alla Fratellanza musulmana. “In queste ore - aggiunge - ho letto notizie nelle tv e nei media occidentali, in particolare quelli francesi, di decesso in circostanze dubbie o che sia stato ucciso, ma non è così. In questi anni di prigionia era stato ricoverato tre o quattro volte nei migliori ospedali, lo Stato ha fatto di tutto per garantire le migliori cure”. 

Fra imponenti misure di sicurezza questa mattina all’alba l’ex presidente, morto ieri al Cairo in seguito a un arresto cardiaco durante un’udienza del processo in cui era imputato per spionaggio, è stato sepolto a Nasr City, nella zona orientale del Cairo. Morsi aveva domandato il permesso di poter intervenire in aula durante il dibattimento; al termine dell’udienza di è accasciato colpito da infarto e non si è più ripreso.

Alle esequie del 67enne ex leader erano presenti i familiari e poche altre persone. Secondo quanto ha riferito il figlio Ahmed alla Reuters, le autorità egiziane avrebbero negato il permesso di tenere funerali pubblici nella città natale, nel timore di manifestazioni. E proprio in queste ore i vertici governativi hanno dichiarato lo stato di massima allerta e rafforzato le misure di sicurezza, nel timore di attacchi o dimostrazioni di piazza. 

I fratelli musulmani hanno già cavalcato la notizia della morte del loro ex leader in Egitto, parlando di “omicidio a tutti gli effetti” e invitando i cittadini a radunarsi in occasione delle esequie. L'emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani, ha espresso le condoglianze alla famiglia. Parole di sostegno anche dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan che ha accusato i “tiranni” del Cairo di aver “spinto a morte” Morsi “mettendolo in prigione”: Perplessità sul rispetto dei diritti umani dell’ex leader sono stati sollevati anche da ong internazionali e governi occidentali. 

“Lo stress per il processo - spiega p. Rafic ad AsiaNews - può aver influito sullo stato di salute e su condizioni già deboli, ma non bisogna dire che è stato ucciso perché a processo in tribunale. Questa è solo una ricostruzione mediatica, lontana dalla verità”. Al momento, prosegue il sacerdote, “le strade sono tranquille e non si sono registrati incidenti o proteste” in concomitanza con i funerali. Lo stesso presidente al-Sisi è all’estero, in Bielorussia per una visita ufficiale “e non è voluto rientrare” a conferma che la situazione è sotto controllo. 

“Gli egiziani - avverte p. Rafic - sono stanchi dei Fratelli musulmani: ne parlano all’estero, in Qatar e Turchia, ma qui nessuno vuole un loro ritorno”. Certo, ammette, “vi è il pericolo che qualcuno voglia sferrare attacchi a chiese, luoghi di culto, caserme di polizia o altri luoghi sensibili per alimentare la tensione o per vendetta, ma per noi era una figura appartenente al passato”. Morsi, prosegue il leader cattolico, era “un pupazzo nelle mani della fratellanza, e anche per loro fino a ieri non contava più nulla. Ciò che importa per loro è la comunità stessa e le persone sono funzionali alla causa, quindi non è da escludere che la morte venga sfruttata come elemento di propaganda soprattutto in Occidente”. 

A livello umano, sottolinea p. Rafic, “siamo dispiaciuti per la sua morte e siamo vicini alla sua famiglia, nonostante il disaccordo totale sul modo in cui ha governato per un anno, e in modo catastrofico, il Paese”. “Molti, anche e soprattutto in Occidente - conclude - lo ricordano come il primo presidente eletto democraticamente e lanciano accuse di violazioni ai diritti umani, alla democrazia. Ma è stato lui il primo a distorcere la Costituzione nel novembre 2012, con un decreto che ha accentrato nelle sue mani il potere e ha di fatto stracciato la Carta e i suoi dettami”. 

Morsi, il presidente ‘democratico’ che voleva governare con la sharia (SCHEDA)
Nato in un villaggio di El-Adwah, nel governatorato settentrionale di Sharqia, il 20 agosto 1951, Mohamed Morsi è stato il quinto presidente della storia dell’Egitto e il primo a essere eletto in seguito a votazione popolare. Egli ha studiato ingegneria all’università del Cairo dove si è laureato negli anni ’70, per poi trasferirsi negli Stati Uniti per completare il dottorato. 

Esponente del partito Libertà e Giustizia (vicino ai Fratelli musulmani, una delle più importanti organizzazioni politiche al mondo legate all’islam), egli ha svolto attività di ricerca fra il 1982 e il 1985 all’università della California, per poi rientrare nel Paese di origine e guidare il dipartimento di ingegneria dell’Università di Zagazig.

Nel frattempo avvia la carriera politica all’interno dei Fratelli musulmani, che a quel tempo operavano ancora in condizioni di semi-clandestinità. Membro del Parlamento egiziano fra il 2000 e il 2005 come indipendente, il quegli anni entra a far parte dell’ufficio politico del movimento. Alle successive elezioni non viene rieletto, perdendo il seggio al ballottaggio. 

In quegli anni, dentro e fuori il Parlamento, Morsi si propone come difensore della morale e dei costumi dell’islam, denunciando il governo per aver permesso la circolazione di riviste con copertine di nudi e programmi tv con scene “immorali”. Nel mirino pure i concorsi di Miss Egitto, che riteneva contrari alle “norme sociali, alla sharia e alla Costituzione”.

Nell’aprile del 2012, in seguito alla rivolta che depone l’ex presidente Hosni Mubarak, i Fratelli musulmani scelgono Morsi come candidato alle presidenziali che vincerà diventando il primo capo di Stato egiziano ad assumere la carica in seguito a votazioni. Ottiene il 51% delle preferenze, contro il 48% di Ahmed Shafiq, candidato dell’establishment e Primo Ministro sotto Mubarak. 

Morsi resta in carica fino al 3 luglio 2013, quando viene deposto in seguito a un colpo di Stato militare guidato dall’attuale presidente al-Sisi. Egli voleva costruire un Paese “non teocratico” ma che facesse riferimento alla legge islamica, pur concedendo spazi alle donne nella vita pubblica. 

A poco più di un anno dall’elezione, le crescenti difficoltà economiche e l’opposizione alla deriva islamica radicale impressa al Paese portano i cittadini (anche cristiani, che rappresentano il 10% della popolazione) esasperati e chiederne la cacciata. Viene deposto il 3 luglio 2013 con un colpo di Stato militare sostenuto dal leader dell’opposizione laica Mohamed el-Baradei, dal grande imam di al-Azhar al-Tayyib e dal leader della Chiesa copta pope Tawadros II.

Morsi viene posto ai domiciliari per i reati di istigazione alla violenza e spionaggio. Il 29 gennaio inizia un secondo procedimento con l’accusa di evasione dalla prigione di Wadi al-Natrun in cui era detenuto durante la rivoluzione egiziana del 2011. Nel maggio 2015 viene condannato a morte dal tribunale del Cairo, ma il 14 novembre dell’anno successivo la sentenza viene annullata e il processo dichiarato da rifare. Muore il 17 giugno 2019 per arresto cardiaco, durante un’udienza in tribunale. Era affetto da diabete di tipo 1.

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