27/12/2016, 08.54
YEMEN - INDIA
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P. Tom, rapito in Yemen, è vivo e chiede aiuto al Papa: “Dimenticato, ho bisogno di cure” (VIDEO)

Dal 4 marzo scorso il salesiano indiano è nelle mani di un commando dello Stato islamico. Ieri i sequestratori hanno diffuso un filmato, in cui chiede aiuto a Francesco, al governo indiano e ai cattolici nel mondo. E aggiunge: “Ho bisogno urgente di cure mediche”. Delhi assicura: Contatti regolari con autorità locali e potenze regionali. 

 

Sanaa (AsiaNews) - Dopo mesi di silenzio, ieri è emerso un video di p. Tom Uzhunnalil, il salesiano indiano sequestrato da un commando estremista riconducibile allo Stato islamico (SI) ai primi di marzo nel sud dello Yemen. Nel filmato caricato su Facebook e YouTube (clicca qui per vederlo), il sacerdote declina le proprie generalità e si rivolge al governo indiano e alla comunità cattolica, fra cui papa Francesco, chiedendo aiuto. 

P. Tom racconta che “sono trascorsi diversi mesi” dal giorno del sequestro e “i miei rapitori hanno contattato a più riprese il governo indiano”, nel tentativo di raggiungere un accordo “per il mio rilascio”. Commentando il video, il ministero indiano degli Esteri (Mea) ha parlato di contatti regolari con le autorità locali in Yemen per giungere alla liberazione del sacerdote. 

Il governo di Delhi ha ricordato la situazione difficile presente oggi in Yemen, dove è tuttora in atto un sanguinoso conflitto e non vi è una “autorità centrale” cui rivolgersi. “Siamo in contatto con alcune nazioni nella regione - ha chiarito Vikas Swarup, portavoce del Mea - in particolar modo l’Arabia Saudita e le autorità locali. Gli sforzi continuano in questo senso”. 

Dal 4 marzo scorso p. Tom Uzhunnalil è nelle mani del gruppo jihadista, con tutta probabilità legato allo SI, che ha assaltato una casa di riposo per malati e anziani delle missionarie della Carità ad Aden, nel sud dello Yemen. Nell’attacco sono state massacrate quattro suore di Madre Teresa e altre 12 persone, presenti all’interno della struttura.

A Pasqua erano circolate voci - senza fondamento - di un piano elaborato dai rapitori che prevedeva la tortura, l’uccisione e la crocifissione del sacerdote il 25 marzo, in concomitanza con il Venerdì Santo. Voci smentite a più riprese dai salesiani e dal Vicariato d’Arabia, ma che hanno alimentato i timori sulla sorte del sacerdote indiano. In risposta, la Famiglia salesiana aveva chiesto di pregare in occasione del Giovedì Santo e nelle principali celebrazioni della festa.

Nel messaggio diffuso ieri e rilanciato in rete, p. Tom afferma con voce debole: “Se fossi un sacerdote europeo, avrebbero preso la vicenda in modo più serio. Ma sono indiano. Forse non valgo così tanto”. “Carissimo papa Francesco, carissimo Santo Padre - prosegue - come padre, la prego di prendersi cura della mia vita. Sono molto depresso. La mia salute si sta deteriorando”. 

Il salesiano, con un volto pallido e magro, sembra aver letto un testo preparato in precedenza; l’autenticità del video rilanciato in rete non può essere verificata in maniera indipendente e non è possibile sapere il periodo in cui è stato girato.

A conclusione del messaggio p. Tom afferma di “aver bisogno urgente di cure mediche in ospedale” e che i suoi rapitori hanno cercato a più riprese di contattare il governo indiano, il presidente e il Primo Ministro “invano” e “nulla è stato fatto” per la liberazione. 

(Ha collaborato Nirmala Carvalho)

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