04/11/2016, 10.16
PAKISTAN – VATICANO
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Pakistan, anglicani apprezzano l’apertura di papa Francesco ai protestanti

di Kamran Chaudhry

Leader cristiani parlano del viaggio del papa in Svezia. Entro la fine del secolo l’islam supererà il cristianesimo. Nel Pakistan i cristiani sono già una minoranza, e per questo devono essere ancora più uniti. L’insediamento di Youhanabad, esempio di convivenza tra cattolici e protestanti.

Lahore (AsiaNews) – In Pakistan alcuni leader protestanti apprezzano la decisione di papa Francesco di commemorare questa settimana il 500mo anniversario della Riforma protestante in Svezia. Earnest Jacob, vescovo anglicano di Peshawar, nel nord-ovest del Paese, dice ad AsiaNews: “Apprezzo il tentativo del papa di voler superare divergenze lunghe secoli. È un grande passo per il movimento ecumenico”.

Il vescovo continua: “Il Pew Research Center prevede che l’islam supererà il cristianesimo entro la fine del secolo. Non possiamo permetterci di rimanere divisi. In Pakistan i cristiani sono già una minoranza e sono comuni i matrimoni misti tra cattolici e protestanti. Nelle regioni conflittuali come la nostra città, spesso bersaglio dei talebani, i leader ecclesiastici tengono celebrazioni congiunte, conferenze stampa, cerimonie funebri (dopo gli attacchi dei talebani) per mandare un messaggio ai terroristi”.

I commenti del vescovo Jacob ricordano la Dichiarazione Congiunta di Francesco con il vescovo Munib A. Younan, capo della Chiesa evangelica luterana in Giordania [e presidente Lutheran World Federation, ndr]. Essa afferma: “Al tempo stesso, ci siamo riavvicinati gli uni agli altri tramite il comune servizio al prossimo, spesso in situazioni di sofferenza e di persecuzione. Attraverso il dialogo e la testimonianza condivisa non siamo più estranei”.

In Pakistan i protestanti rappresentano gran parte dei cristiani [circa l’1,6% della popolazione totale]; la denominazione – riunita nel 1970 – comprende anglicani, metodisti, luterani e la Chiesa di Scozia.

Secondo Victor Azariah, segretario generale del Consiglio nazionale delle Chiese in Pakistan, nella Repubblica islamica non c’è un vescovo luterano. “Cristo non ha creato alcuna denominazione – sostiene – e parlava solo di buona novella. In seguito correnti più forti sono entrate a far parte della nostra religione. Anche i predecessori di Francesco sostenevano la fratellanza cristiana, ma egli è interessato sul serio al dialogo ecumenico. Noi accogliamo con gioia lo straordinario evento avvenuto questa settimana. Le persone dovrebbero seguire e comprendere il significato che esso rappresenta per la Chiesa”.

Azariah parla anche del movimento congiunto contro la nazionalizzazione delle proprietà della Chiesa e porta l’esempio di Youhanabad, il più grande insediamento cristiano nel Paese, come simbolo di unità cristiana in Pakistan.

Nel 1972 le Chiese hanno protestato contro la decisione del governo di nazionalizzare scuole e università cristiane in Punjab e Sindh. In seguito, nel 1985 e 1995, esse sono state privatizzate ma non è stato offerto alcun risarcimento. Allo stesso modo Azariah ha aiutato p. Henri, un missionario proveniente dal Belgio, nell’acquisizione delle terre e nella costruzione di Youhanabad, che oggi ospita una comunità mista di oltre 100mila tra cattolici e protestanti.

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