23/06/2018, 13.20
VATICANO-HONG KONG-MACAO-CINA
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Papa Francesco incontra i vescovi di Hong Kong e Macao in visita ad limina. La Cina e i giovani

di Bernardo Cervellera

La visita ad limina dei due territori non si svolgeva da 10 anni. Ieri l’incontro col card. Pietro Parolin Segretario di Stato. Occorre continuare il dialogo con la Cina, anche se vi sono cose su cui “non si è d’accordo”. Pregare per il papa, la Chiesa in Cina e “per tutti coloro che hanno sacrificato la vita per la fede”. L’impazienza dei giovani, frustrati per la mancanza di prospettive e di libertà.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Questa mattina papa Francesco ha incontrato i vescovi di Hong Kong e Macao, a Roma per la loro visita ad limina. Si tratta di mons. Michael Yeung Ming-cheung, Vescovo ordinario di Hong Kong; mons. Joseph Ha Chi-shing, ofm, vescovo ausiliare del territorio; mons. Stephen Lee Bun-sang, vescovo di Macao. La precedente visita ad limina dei pastori dei due territori cinesi è avvenuta 10 anni fa, con il card. Joseph Zen per Hong Kong e mons. José Lai per Macao. Un’altra visita ad limina (che si tiene ogni cinque anni) in programma per il 2013, non ha potuto effettuarsi per difficoltà di agenda, dopo le dimissioni di Benedetto XVI e l’avvento di papa Francesco. Ieri i vescovi hanno incontrato anche il card. Pietro Parolin, segretario di Stato. Con lui e con il pontefice essi hanno parlato dei dialoghi in corso con il governo cinese. AsiaNews ha potuto intervistare mons. Yeung dopo l’incontro con il papa.

Pazienza con la Cina

“Sulla Cina, la posizione vaticana è chiara”, spiega il vescovo di Hong Kong. “Il Vaticano non vuole irritare nessuno; non vuole fare mosse sbagliate [per la Chiesa], ma allo stesso tempo deve fare qualcosa per il bene della Chiesa e della società cinese”.

Prendendo poi spunto dal dialogo (e la guerra) commerciale in atto fra Stati Uniti e Cina, egli aggiunge: “Per la questione religiosa è un po’ come nelle questioni commerciali. Stati Uniti e Cina vanno avanti essendo d’accordo su qualcosa, in disaccordo su altro, ma continuano a dialogare. Anche per noi è uguale: occorre continuare a dialogare. Le relazioni diplomatiche non si stabiliscono in una notte. Quelle fra Vaticano e Usa, o fra Vaticano e Gran Bretagna hanno richiesto quasi 200 anni… Dobbiamo tutti avere pazienza. La Cina ha 5mila anni di storia e il dialogo con essa ha bisogno di tempo. Ci sono cose su cui siamo d’accordo, e cose su cui non siamo d’accordo”.

“Il papa – conclude - ci ha chiesto di pregare. Noi vogliamo pregare per lui, per la Chiesa in Cina, e per tutti coloro che hanno sacrificato la vita per la fede in Cina, perché anche noi possiamo essere pronti a sacrificare la nostra vita per il Vangelo”.

L’impazienza dei giovani

Un altro tema che sta a cuore e a mons. Yeung è quello dei giovani. Egli sottolinea come molti di loro ad Hong Kong sono penalizzato dal punto di vista del lavoro e delle case, troppo care, che non permettono di farsi una famiglia, o se si sposano, sono costretti a vivere in abitazioni piccolissime insieme ai genitori e perfino i nonni. Mons. Yeom ha apprezzamento per i giovani che hanno partecipato alle manifestazioni di Occupy Central, il sit-in per la democrazia durato oltre due mesi. Allo stesso tempo egli aggiunge: “I nostri giovani sono vittime dello sviluppo economico, vivono una grande frustrazione perché chiedono più giustizia e più libertà. Ma sono impazienti, cercano una gratificazione subito. Ma non si può piantare un albero al mattino e cogliere i frutti alla sera. È urgente raggiungere e stare vicino ai giovani per aiutarli a discernere, aiutarli nella vita quotidiana perché comprendano e vivano la chiamata di Gesù. È necessario aiutarli a maturare in uno spirito che dia loro la forza per andare avanti”.

Mons. Yeung, che ha 73 anni, ha chiesto al papa di poter presto dimettersi dall’ufficio episcopale, per dedicarsi all’impegno nella Caritas di Hong Kong. “Il papa – dice - è stato molto dolce e comprensivo”.

 

(Nella foto: mons. Yeung, al centro, insieme a mons. Stephen Lee)

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