13/03/2016, 12.34
VATICANO

Papa Francesco: Un Vangelo tascabile dai nonni per portare la misericordia di Dio nel cuore e nelle opere

Copie del vangelo di san Luca sono state distribuite a tutti i presenti in modo gratuito. Imparare a memoria le opere di misericordia così “è più facile farle”. La donna adultera di fronte a Gesù: “la miseria e la misericordia, una di fronte all’altra”, come per noi quando andiamo al confessionale. “Dio non ci inchioda al nostro peccato, non ci identifica con il male che abbiamo commesso. Ci vuole liberare” per renderci “creature nuove”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – All’Angelus di oggi, a tutti i pellegrini radunati in piazza san Pietro, papa Francesco ha donato una copia del vangelo di san Luca, con l’invito a “leggerlo ogni giorno; così la misericordia del Padre abiterà nel vostro cuore e potrete portarla a quanti incontrate”. Il dono è stato distribuito dai volontari del Dispensario “Santa Marta” in Vaticano e “dai nonni e le nonne. Quanto sono meritevoli i nonni e le nonne che trasmettono la fede ai nipotini”.

La scelta del vangelo di Luca è dovuto al fatto che esso viene definito “il vangelo della misericordia”. E infatti “l’evangelista – spiega il pontefice - riporta le parole di Gesù: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro» (6,36), da cui è tratto il tema di questo Anno Giubilare”. Il libretto, dal titolo “Il Vangelo della Misericordia di San Luca”, alla fine riporta l’elenco delle opere di misericordia corporali e spirituali. “Sarebbe bello – ha aggiunto Francesco - che li impariate a memoria così è più facile farle. Vi invito a prendere questo vangelo perché la misericordia del Padre si faccia opera in voi”.

In precedenza il papa aveva commentato il vangelo della domenica V di Quaresima (anno C, Giov. 8, 1-8), che riporta l’episodio dell’adultera che viene presentata a Gesù e che la gente vuole lapidare.

“La scena – ha spiegato - si svolge nella spianata del tempio. Gesù sta insegnando alla gente, ed ecco arrivare alcuni scribi e farisei che trascinano davanti a Lui una donna sorpresa in adulterio. Quella donna si trova così in mezzo tra Gesù e la folla (cfr v. 3), tra la misericordia del Figlio di Dio e la violenza dei suoi accusatori. In realtà, essi non sono venuti dal Maestro per chiedere il suo parere, ma per tendergli un tranello. Infatti, se Gesù seguirà la severità della legge, approvando la lapidazione della donna, perderà la sua fama di mitezza e bontà che tanto affascina il popolo; se invece vorrà essere misericordioso, dovrà andare contro la legge, che Egli stesso ha detto di non voler abolire ma compiere (cfr Mt 5,17)”.

“Questa cattiva intenzione – ha continuato - si nasconde sotto la domanda che pongono a Gesù: «Tu che ne dici?» (v. 5). Gesù non risponde, tace e compie un gesto misterioso: «si chinò e si mise a scrivere con il dito per terra» (v. 7). In questo modo invita tutti alla calma, a non agire sull’onda dell’impulsività, e a cercare la giustizia di Dio. Ma quelli insistono e aspettano da Lui una risposta. Allora Gesù alza lo sguardo e dice: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» (v. 7). Questa risposta spiazza gli accusatori, disarmandoli tutti nel vero senso della parola: tutti deposero le “armi”, cioè le pietre pronte ad essere scagliate, sia quelle visibili contro la donna, sia quelle nascoste contro Gesù. E mentre il Signore continua a scrivere per terra, gli accusatori se ne vanno uno dopo l’altro, a testa bassa, incominciando dai più anziani, più consapevoli di non essere senza peccato.

E a braccio, ha aggiunto: “Quanto bene ci fa essere consapevoli anche noi di essere peccatori. E quanto bene ci farà il far cadere a terra le pietre che abbiamo per scagliarle contro gli altri. Pensiamo un po’ ai nostri peccati”.

Francesco ha continuato: “Rimasero lì solo la donna e Gesù: la miseria e la misericordia, una di fronte all’altra. E questo quante volte accade a noi, quando ci fermiamo davanti al confessionale, con vergogna per mostrare la nostra miseria e chiedere il perdono… «Donna, dove sono?» (v. 10), le dice Gesù. E basta questa constatazione, e il suo sguardo pieno di misericordia e di amore, per far sentire a quella persona – forse per la prima volta – che ha una dignità, che lei non è il suo peccato, che può cambiare vita, può uscire dalle sue schiavitù e camminare in una strada nuova”.

 “Quella donna – ha concluso - rappresenta tutti noi, peccatori, cioè adulteri davanti a Dio, traditori della sua fedeltà. E la sua esperienza rappresenta la volontà di Dio per ognuno di noi: non la nostra condanna, ma la nostra salvezza attraverso Gesù. Lui è la grazia, che salva dal peccato e dalla morte. Lui ha scritto nella terra, nella polvere di cui è fatto ogni essere umano (cfr Gen 2,7), la sentenza di Dio: ‘Non voglio che tu muoia, ma che tu viva’. Dio non ci inchioda al nostro peccato, non ci identifica con il male che abbiamo commesso. Abbiamo un nome e Dio non identifica questo nome col peccato che abbiamo commesso. Ci vuole liberare, e vuole con anche noi lo vogliamo insieme con Lui. Vuole che la nostra libertà si converta dal male al bene, e questo è possibile con la sua grazia. La Vergine Maria ci aiuti ad affidarci completamente alla misericordia di Dio, per diventare creature nuove”.

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