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  • » 21/01/2017, 12.53

    VATICANO

    Papa alla Sacra Rota: Occorre grande coraggio per sposarsi oggi. Il sostegno della Chiesa



    All’udienza in occasione dell’apertura dell’anno giuridico in Vaticano, papa Francesco chiede maggior impegno nel preparare le coppie al matrimonio per maturare in “amore e verità”. L’importanza di non lasciare sole le giovani coppie, ma di “accogliere, accompagnare e aiutare”. Superare il formalismo giuridico per una catechesi che faccia comprendere la fede e il valore del consenso. “Le insidie rovinose della cultura dominante dell’effimero e del provvisorio”.

    Città del Vaticano (AsiaNews) – “Occorre grande coraggio a sposarsi nel tempo in cui viviamo. E quanti hanno la forza e la gioia di compiere questo passo importante devono sentire accanto a loro l’affetto e la vicinanza concreta della Chiesa”. L’ha detto papa Francesco ai membri della Rota romana nell’udienza a loro concessa in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario in Vaticano.

    La preoccupazione del pontefice è che senza un rafforzamento nella fede da parte degli sposi prima  e dopo il matrimonio, si rischia un “amore senza verità” che crea un “moltiplicarsi di celebrazioni matrimoniali nulle o inconsistenti”.

    Citando papa Benedetto XVI nella “Lumen Fidei”, Francesco ha affermato che “se l’amore non ha rapporto con la verità, è soggetto al mutare dei sentimenti e non supera la prova del tempo”. La presenza di un contesto sociale ”carente di valori religiosi e di fede, non può che condizionare anche il consenso matrimoniale”.

    Per questo, il pontefice suggerisce due “rimedi”. Il primo è la formazione dei giovani che si preparano al matrimonio, per “aiutare i futuri sposi a cogliere e gustare la grazia, la bellezza e la gioia del vero amore, salvato e redento da Gesù”. Si tratta, ha detto, di “un tempo favorevole per rinnovare il proprio incontro con la persona di Gesù Cristo, con il messaggio del Vangelo e con la dottrina della Chiesa”. Esso è un “momento particolare, caratterizzato spesso anche dalla disponibilità a rivedere e a cambiare l’orientamento dell’esistenza”.

    È una “occasione di evangelizzazione degli adulti e, spesso, dei cosiddetti lontani” e “una straordinaria occasione di missione” per tutta la comunità cristiana.

    Il secondo rimedio è “di aiutare i novelli sposi a proseguire il cammino nella fede e nella Chiesa anche dopo la celebrazione del matrimonio”. Occorre aiutare le nuove coppie a percepire la fede nella vita quotidiana, a scoprire che la loro unità ha la “fonte ultima nel mistero della Trinità” e che “Dio non viene mai meno all’impegno che ha assunto con gli sposi nel giorno delle nozze”.

    “Spesso – ha aggiunto -  i giovani sposi vengono lasciati a sé stessi, magari per il semplice fatto che si fanno vedere meno in parrocchia; ciò avviene soprattutto con la nascita dei bambini. Ma è proprio in questi primi momenti della vita familiare che occorre garantire maggiore vicinanza e un forte sostegno spirituale, anche nell’opera educativa dei figli, nei confronti dei quali sono i primi testimoni e portatori del dono della fede”.  Il compito della comunità cristiana è di “accogliere, accompagnare e aiutare le giovani coppie”, anche con “gruppi di riferimento nei quali poter compiere un cammino di formazione permanente”.

    Per tutto questo è necessaria la presenza di “persone con specifica competenza e adeguatamente preparate a tale servizio, in una opportuna sinergia fra sacerdoti e coppie di sposi”. Ma è anche necessario cambiare mentalità, mettendo in relazione  “foedus e fides”: “Si tratta di passare da una visione prettamente giuridica e formale della preparazione dei futuri sposi, a una fondazione sacramentale” che dall’inizio porti le coppie a maturare il loro foedus-consenso pieno.

    “Lo Spirito Santo che guida sempre e in tutto il Popolo santo di Dio, assista e sostenga quanti, sacerdoti e laici, si impegnano e si impegneranno in questo campo, affinché non perdano mai lo slancio e il coraggio di adoperarsi per la bellezza delle famiglie cristiane, nonostante le insidie rovinose della cultura dominante dell’effimero e del provvisorio”.

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