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» 19/09/2010
VATICANO-GRAN BRETAGNA
Papa in Gran Bretagna: servono laici e insegnanti che sanno e mostrano ciò in cui credono
Nel giorno della beatificazione del cardinale Newman, davanti a 70mila fedeli,Benedetto XVI ne ripete le parole sulla necessità di un laicato intelligente e preparato. La “vergogna e orrore” per “la spaventosa quantità di morte e distruzione che la guerra porta con sé” spinge a rinnovare l’impegno ad agire per la pace.

Birmingham (AsiaNews) – Cattolici laici, e in particolare insegnanti, “che sanno cosa credono e cosa non credono, che conoscono il proprio credo così bene da dare conto di esso, che conoscono così bene la storia da poterlo difendere". E’ una citazione di John Henry Newman ripetuta oggi da Benedetto XVI, il papa che ha denunciato l’emergenza educativa, nel giorno della beatificazione di colui che fu studioso, scrittore, poeta, sacerdote e cardinale, considerato uno dei promotori dell’ecumenismo, un anticipatore del Concilio Vaticano II, del ruolo dei laici nella Chiesa e della sintesi tra fede e ragione. Colui che ha affermato il primato della coscienza, definita “l’originario vicario di Cristo”, il che lo fece definire dal teologo Joseph Ratzinger “l'uomo della coscienza”.
 
C’è una gran folla, oltre 70mila persone, a Birminham, ultima tappa del viaggio del Papa in Gran Bretagna, eco di quella - valutata qui in quasi 200mila persone - che ieri sera era a Hyde Park per la veglia di preghiera e nelle vie di Londra per salutare Benedetto XVI e che ha stupito e smentito quanti prevedevano “l’indifferenza” degli inglesi verso Benedetto XVI. Ugualmente del tutto marginali le previste contestazioni - centrate sui gay, la pedofilia e le prescrizioni in campo sessuale - che hanno visto la partecipazione di poche migliaia di persone, seguitissime da gran parte dei media.
  
Ma oggi non ci sono contestatori, in quello che è il giorno più importante del viaggio - il motto del cardinale, Cor ad cor loquitur, "il cuore parla al cuore", è quello scelto per l’intera visita papale - la beatificazione di “un confessore, un figlio di questa Nazione che, pur non essendo chiamato a versare il proprio sangue per il Signore, gli ha tuttavia dato testimonianza eloquente nel corso di una vita lunga dedicata al ministero sacerdotale, specialmente alla predicazione, all’insegnamento e agli scritti”.
 
Il nuovo beato, John Henry Newman nacque a Londra nel 1801 in una famiglia anglicana. Nel 1817 entrò nel Trinity College di Oxford e, dopo un periodo di studi, divenne diacono della Chiesa anglicana nel 1824. Nel 1828 divenne parroco della chiesa universitaria di St. Mary. In questo periodo, mentre proseguiva negli studi filosofici e teologici, fu i principale fondatore del Movimento di Oxford, il cui scopo precipuo fu quello di contrastare quella componente dell'anglicanesimo, favorevole alle posizioni illuministiche e razionalistiche.
 
Nel 1832, nel corso di un viaggio in Italia, si ammalò gravemente e cominciò una profonda riflessione sulle sue convinzioni religiose. Dal 1833 al 1841 Newman e altri compagni del movimento pubblicarono i cosiddetti "Tracts for the Times", 90 saggi riguardanti la situazione della Chiesa anglicana, ma anche diverse questioni sulla religione cristiana in generale. Nell'ultimo di questi saggi, "Tract 90", Newman propose una interpretazione dei Trentanove articoli di religione che si accordasse con la dottrina cattolica del Concilio di Trento: ciò gli costò una condanna da parte dell'Università di Oxford e di 42 vescovi anglicani. Ciò lo spinse a rinunciare al suo ufficio di parroco universitario e nel 1842 si ritirò a Littlemore, dove iniziò a scrivere la sua opera Sviluppo della dottrina cristiana. In questo studio sulle origini del cristianesimo, che fu pubblicato nel 1845, arrivò alla conclusione che "la Chiesa Cattolica era formalmente dalla parte della ragione". Il 9 ottobre di quello stesso anno fu accolto nella Chiesa cattolica.
 
Se ne andò da Oxford e si stabilì a Birmingham. Dopo un periodo di riflessione, decise di entrare nell'Oratorio di san Filippo Neri e fu ordinato sacerdote cattolico nel 1847 a Roma; fondò quindi a Edgbaston, allora presso Birmingham i primi Oratori di san Filippo in Inghilterra. Promotore e primo rettore nel 1851 della Università cattolica di Dublino, nel 1858 ritornò in Inghilterra per dedicarsi sia agli studi che all'attività pastorale. Nel 1879, Leone XIII lo creò cardinale. Morì nel 1890 nell'Oratorio di Edgbaston.
 
“Lo specifico servizio al quale il Beato John Henry Newman fu chiamato - ha detto oggi il Papa - comportò l’applicazione del suo sottile intelletto e della sua prolifica penna a molti dei più urgenti ‘problemi del giorno’. Le sue intuizioni sulla relazione fra fede e ragione, sullo spazio vitale della religione rivelata nella società civilizzata, e sulla necessità di un approccio all’educazione ampiamente fondato e a lungo raggio, non furono soltanto di importanza profonda per l’Inghilterra vittoriana, ma continuano ancor oggi ad ispirare e ad illuminare molti in tutto il mondo. Desidero rendere onore alla sua visione dell’educazione, che ha fatto così tanto per plasmare l’"ethos" che è la forza sottostante alle scuole ed agli istituti universitari cattolici di oggi. Fermamente contrario ad ogni approccio riduttivo o utilitaristico, egli cercò di raggiungere un ambiente educativo nel quale la formazione intellettuale, la disciplina morale e l’impegno religioso procedessero assieme. Il progetto di fondare un’università cattolica in Irlanda gli diede l’opportunità di sviluppare le proprie idee su tale argomento e la raccolta di discorsi da lui pubblicati come The Idea of a University contiene un ideale dal quale possono imparare quanti sono impegnati nella formazione accademica.
 
“Mentre il testamento intellettuale di John Henry Newman è stato quello che comprensibilmente ha ricevuto le maggiori attenzioni nella vasta pubblicistica sulla sua vita e la sua opera, preferisco in questa occasione, concludere con una breve riflessione sulla sua vita di sacerdote e di pastore d’anime. Il calore e l’umanità che sottostanno al suo apprezzamento del ministero pastorale vengono magnificamente espressi da un altro dei suoi famosi discorsi: “Se gli angeli fossero stati i vostri sacerdoti, cari fratelli, non avrebbero potuto partecipare alle vostre sofferenze, né compatirvi, né aver compassione per voi, né provare tenerezza nei vostri confronti e trovare motivi per giustificarvi, come possiamo noi; non avrebbero potuto essere modelli e guide per voi, ed avervi condotto dal vostro uomo vecchio a vita nuova, come lo possono quanti vengono dal vostro stesso ambiente ("Men, not Angels: the Priests of the Gospel", Discourses to mixed congregations, 3). Egli visse quella visione profondamente umana del ministero sacerdotale nella devota cura per la gente di Birmingham durante gli anni spesi nell’Oratorio da lui fondato, visitando i malati ed i poveri, confortando i derelitti, prendendosi cura di quanti erano in prigione. Non meraviglia che alla sua morte molte migliaia di persone si posero in fila per le strade del luogo mentre il suo corpo veniva portato alla sepoltura a mezzo miglio da qui. Cento vent’anni dopo, grandi folle si sono nuovamente qui riunite per rallegrarsi del solenne riconoscimento della Chiesa per l’eccezionale santità di questo amatissimo padre di anime”.
 
Il Papa, infine, ricorda che oggi “è il giorno prescelto per commemorare il 70mo anniversario della Battle of Britain”, la battaglkia di Inghilterra contro la Germania. “Per me - commenta - che ho vissuto e sofferto lungo i tenebrosi giorni del regime nazista in Germania, è profondamente commovente essere qui con voi in tale occasione, e ricordare quanti dei vostri concittadini hanno sacrificato la propria vita, resistendo coraggiosamente alle forze di quella ideologia maligna. Il mio pensiero va in particolare alla vicina Coventry, che ebbe a soffrire un così pesante bombardamento e una grave perdita di vite umane nel novembre del 1940. Settant’anni dopo, ricordiamo con vergogna ed orrore la spaventosa quantità di morte e distruzione che la guerra porta con sé al suo destarsi, e rinnoviamo il nostro proposito di agire per la pace e la riconciliazione in qualunque luogo in cui sorga la minaccia di conflitti”.

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pp. 176
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